Le nuove leve e i veterani dei clan di Isola Capo Rizzuto,un’organizzazione strutturata e pervasiva, attiva in diverse regioni italiane, con la Calabria come centro nevralgico delle attività illecite e su cui la Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 28 indagati coinvolti nel maxi blitz Folgore-Blizzard, che ha portato lo scorso 25 marzo a 17 misure cautelari in carcere (LEGGI). Rispetto all’avviso di conclusione delle indagini il pm Pasquale Mandolfino ha stralciato la posizione dell’imprenditore Francesco Anselmo Cavarretta, 61 anni, il cuo nome non compare più nella richiesta di rinvio a giudizio
I nomi di coloro che rischiano il processo
La Dda ha chiesto il rinvio a giudizio per Antonia Arena, 70 anni; Antonio Francesco Arena, 34 anni; Antonio Arena, 40 anni; Salvatore Arena, 66 anni; Antonio Bruno, 58 anni; Antonietta Corda, 58 anni; Salvatore Gareri, 41 anni; Francesco Garofalo, 66 anni; Antonio Giardino, 48 anni; Luigi Manfredi, 51 anni; Marilena Manfredi, 39 anni; Pasquale Manfredi, 49 anni; Antonio Masciari, 51 anni; Francesco Masciari, 79 anni; Luigi Masciari, 44 anni ; Domenico Megna, detto zio Mico, 76 anni; Mario Megna, 53 anni; Giulia Mercoledisanto, 47 anni ; Luigi Morelli, 52 anni; Pasquale Morelli, 78 anni; Nicola Pittella, 44 anni; Giuseppe Porcelli, 47 anni; Antonio Ruggiero, 42 anni; Carlo Alberto Savoia, 53 anni;Giuseppe Verterame, 69 anni; Luigina Verterame, 44 anni; Vincenzo Verterame, 35 anni e Antonio Viola, 50 anni.
Gli interessi della cosca
La cosca Arena di Isola Capo Rizzuto avrebbe delocalizzato i suoi interessi su vaste aree del Nord Italia e Luigi Masciari sarebbe stato l’imprenditore della famiglia di ‘ndrangheta crotonese, l’amministratore, anche di fatto, di numerose imprese, operanti nei più svariati settori economici, funzionali agli illeciti di natura finanziaria, i cui proventi, in parte, sono destinati alla cosca. Secondo le ipotesi accusatorie si sarebbe avvalso di professionisti di “fiducia”, di broker finanziari e avrebbe investito al Nord grazie al legame con Antonio Bruno, ritenuto elemento di spicco della ’ndrangheta a Milano ed erede diMimmo Pompeo, storico esponente della criminalità calabrese in quel capoluogo.
Il sostegno economico alla famiglia Manfredi
Luigi Masciari, avrebbe disposto di ingenti somme di danaro, anche in contante, di banconote suddivise in mazzette e conservate sottovuoto in buste di cellophane, accuratamente nascoste. Soldi che sarebbero serviti anche per il sostegno economico alla famiglia Manfredi durante la detenzione di Pasquale Manfredi,per pagare gli onorari dei legali, del consulente tecnico di parte, per acquisto di cellulari, che avrebbero consentono al detenuto di avere contatti all’esterno e per l’assistenza in favore di altri affiliati del clan Arena in carcere. E sarebbe stato lui stesso in un’intercettazione ad affermare che tra spese legali e spese correlate al mantenimento dei familiari “ci vogliono centomila euro annui”. Elargizioni fatte non per mero spirito di altruismo ma per adempiere precisi obblighi derivanti dall’adesione all’associazione (LEGGI).
Le direttive dal carcere
Pasquale Manfredi dal carcere dava istruzioni ai suoi familiari su progetti omicidiari, sui legami basati sulla solidarietà tra accoliti, sui rapporti da tenere con altre consorterie, impartiva direttive per la gestione del denaro e intesseva alleanze con famiglie camorristiche. Il pezzo grosso della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto è stato più volte intercettato nel 2023. Detenuto a Livorno durante i colloqui con l’imprenditore Luigi Masciari, definito l’uomo dall’immagine pulita del clan Arena, colui che aveva in mano il potere gestionale della cosca e Marilena Manfredi, Pasquale Manfredi, avrebbe riferito che Giuseppe Pullano, alias Molla, in un periodo di comune detenzione a Catanzaro, gli avrebbe offerto la sua disponibilità a rendere dichiarazioni mendaci a lui favorevoli in un eventuale giudizio di revisione per scagionarlo per l’omicidio di Salvatore Mario Tipaldi, per il quale, appunto, Manfredi era stato condannato (LEGGI).
L’udienza preliminare
La parola passa al gup distrettuale del Tribunale di Catanzaro Piero Agosteo, che ha fissato l’udienza preliminare il 26 febbraio prossimo e gli avvocati difensori (nel cui collegio compaiono Stefano Nimpo, Luigi Villirilli, Francesca Buonopane, Aldo Casalinuovo, Carmine Mancuso, Vincenzo Girasole, Gianni Russano, Roberto Coscia, Mario Prato, Carmine Mancuso) proveranno a smontare le ipotesi accusatorie.







