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30 Maggio 2026
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Dal carcere la regia criminale di Pasquale Manfredi, le alleanze tra il clan Arena e la camorra e i traffici milionari

Dalla cella del carcere di Livorno, l'indagato continuava ad impartire ordini e a gestire gli affari di famiglia. Piani per i traffici di droga, carburanti e la vendita del cocco sulle spiagge di Isola

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Dal carcere dava istruzioni ai suoi familiari su progetti omicidiari, sui legami basati sulla solidarietà tra accoliti, sui rapporti da tenere con altre consorterie, impartiva direttive per la gestione del denaro e intesseva alleanze con famiglie camorristiche. Pasquale Manfredi, un pezzo grosso della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto è stato più volte intercettato nel 2023. Detenuto a Livorno durante i colloqui con l’imprenditore Luigi Masciari, definito l’uomo dall’immagine pulita del clan Arena, colui che aveva in mano il potere gestionale della cosca e Marilena Manfredi, destinatari di una misura cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro, nome in codice, “Folgore(LEGGI), Pasquale Manfredi, riferisce che Giuseppe Pullano, alias Molla, in un periodo di comune detenzione a Catanzaro, gli avrebbe offerto la sua disponibilità a rendere dichiarazioni mendaci a lui favorevoli in un eventuale giudizio di revisione per scagionarlo per l’omicidio di Salvatore Mario Tipaldi, per il quale, appunto, Manfredi era stato condannato.

L’invito a dirimere le guerre tra le famiglie di Isola

Gli interlocutori si confrontano sui rapporti tra la cosca Gentile, decisa ad eliminare Giuseppe Arena, detto Tropeano e Pasquale Arena detto Nasca e dell’intento di Tommaso Gentile di uccidere il 46enne Antonio Nicoscia. Ma gli interlocutori dialogano anche sulla suddivisione degli introiti ai figli di Giuseppe Arena e ai nipoti di Domenico Nicoscia, conversazioni nel corso delle quali Pasquale Manfredi si preoccupa di garantire il suo sostegno economico e Masciari lo rassicurava dicendo che ci avrebbe pensato lui. Un ulteriore passaggio del colloquio rilevante per gli inquirenti è quello in cui Manfredi racconta, che, nel periodo di detenzione a Catanzaro, Domenico Nicoscia, 62enne, lo invita a dirimere tutte le conflittualità tra le famiglie di Isola, chiedendogli, in particolare, di salvare la vita ad  Antonio Nicoscia, nonostante il parere contrario di qualcuno, invitandolo a coalizzarsi con Giuseppe Arena detto Tropeano per sterminare la famiglia Gentile. 

Gli affari in carcere con la camorra

Il ruolo attivo di Pasquale Manfredi all’interno della cosca, emerge, secondo quanto riportato nell’ordinanza vergata dal gip distrettuale Arianna Roccia, anche con riferimento ad una serie di attività economiche programmate nel territorio di Isola Capo Rizzuto. L’indagato nel circuito carcerario avrebbe intessuto alleanze con esponenti della camorra e prospetta ai suoi familiari collaborazioni con le famiglie dei Russo – Ciccarelli di Caivano, per la vendita del cocco in spiaggia, dichiarando di voler affidarne la logistica a Luigi Masciari, deputato a mettere al servizio di sei, quattro famiglie campane, un capannone dove stoccare e rompere il frutto. E sempre dal carcere parla anche dell’intento di cooperare con la criminalità campana nel settore dei carburanti, della raccolta differenziata, del narcotraffico, atteso il radicamento della camorra in un’enorme piazza di spaccio, il “Parco Verde di Caviano”, “perché gli esponenti del cartello di Caivano erano in grado di movimentare 30-40 kg di cocaina al mese”.

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