Ci sono nomi che Vincenzo Chindamo non ha dovuto imparare leggendo le carte dell’inchiesta sulla morte di sua sorella Maria. Gli otto nuovi indagati li conosce tutti; con alcuni, racconta, ha condiviso anche momenti di festa in famiglia. È il dettaglio più doloroso dell’intervista rilasciata a Fanpage.it, mentre la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro cerca nuove risposte sull’omicidio dell’imprenditrice scomparsa il 6 maggio 2016 davanti alla sua azienda agricola di Limbadi, nel Vibonese.
“Li conosco tutti”: le parole del fratello
“Li conosco tutti”, dice Vincenzo Chindamo. Tra i nuovi indagati, aggiunge, ci sono persone “con cui ho passato anche alcune feste di Natale, Capodanni, compleanni e comunioni”. Racconta che nessuno lo ha contattato per dichiararsi estraneo all’omicidio. E confessa di avere pensato, dopo dieci anni, che le indagini non stessero più facendo passi avanti: la nuova attività degli inquirenti gli mostra che gli accertamenti sono proseguiti. Il fratello di Maria parla anche del peso della subcultura patriarcale e mafiosa nel territorio. Le sue parole restituiscono lo sgomento di chi scopre che persone frequentate nella vita quotidiana sono ora al centro di un’indagine per un delitto che ha segnato la sua famiglia. Saranno gli accertamenti e le decisioni giudiziarie a stabilire le eventuali responsabilità.
Gli otto nomi nella nuova inchiesta
La Dda di Catanzaro ha iscritto nel registro degli indagati Giovanni Capone, Vincenzo e Francesco Arceri, Tommaso e Antonino Biondo, Sasho Emilov Dimitrov, Davide Errigo e Laurenthiu Georghe Nicolae. Le ipotesi contestate, a vario titolo, riguardano l’omicidio aggravato e la distruzione e l’occultamento del cadavere. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il delitto sarebbe stato commesso anche per agevolare la cosca Mancuso.
In un procedimento distinto prosegue il processo a Salvatore Ascone, accusato di avere concorso nella pianificazione e nell’esecuzione dell’omicidio. Secondo la contestazione, avrebbe agito insieme a Vincenzo Punturiero, ex suocero di Maria, nel frattempo deceduto. Anche la responsabilità di Ascone deve essere accertata.
Il movente ipotizzato e i nuovi esami del Ris
Per gli inquirenti, dietro l’uccisione di Maria Chindamo si sarebbero intrecciati i risentimenti legati alla sua vita privata e l’interesse per la sua azienda agricola. L’imprenditrice si era separata dal marito, morto suicida nel 2015. Secondo l’ipotesi accusatoria, Punturiero avrebbe attribuito a quella separazione la morte del figlio, mentre la cosca Mancuso avrebbe puntato ai terreni della donna. È una ricostruzione investigativa, non un movente definitivamente accertato. Nel nuovo filone il Ris di Messina esamina reperti sequestrati nel corso degli anni. Tra questi figurano una fresa agricola, un Mitsubishi Pajero, un paio di scarpe, due mozziconi di sigaretta, la Dacia Duster della vittima, una Fiat Cinquecento e una cintura da donna spezzata, rinvenuta durante gli scavi del 2016. Gli accertamenti cercano tracce utili a ricostruire quanto accadde al corpo di Maria, mai ritrovato. Secondo l’ipotesi emersa dalle indagini, sarebbe stato dato in pasto ai maiali e i resti sarebbero stati triturati con la fresa: gli esami potrebbero contribuire a verificarla.
Stasera Vincenzo Chindamo a “Chi l’ha visto?”
Il caso torna mercoledì 23 settembre, alle 21.20 su Rai 3, nella prima puntata della nuova stagione di “Chi l’ha visto?”, condotta da Raffaella Griggi. È annunciato un collegamento in diretta con Vincenzo Chindamo, che insieme ai figli di Maria continua a chiedere di sapere chi la uccise e dove siano i suoi resti. La trasmissione presenterà documenti e interviste inedite. Dieci anni dopo, la domanda della famiglia resta aperta.













