Il mondo della magistratura e della lotta alla criminalità organizzata piange la scomparsa di Roberto Pennisi, magistrato di lungo corso che ha lasciato un segno profondo nella storia della giustizia italiana, in particolare a Reggio Calabria. Pennisi si è spento all’età di 73 anni presso l’ospedale di Pescia, dove era ricoverato da alcuni giorni a causa di una lunga malattia contro cui combatteva da tempo.
L’impronta indelebile alla Dda reggina
Nonostante fosse originario di Acireale, Pennisi legò indissolubilmente il suo nome a Reggio Calabria, città dove divenne figura di primo piano nella storia della magistratura antimafia. Presso la Direzione Distrettuale Antimafia reggina, si occupò di alcune delle inchieste più complesse contro la ‘ndrangheta, contribuendo in modo decisivo a smantellare reti criminali e a far luce sui legami sempre più stretti tra la mafia, la politica e il mondo degli affari.
Le inchieste storiche: da “Tangentopoli” a “Olimpia”
Tra le sue indagini più significative e complesse si ricordano in particolare quella sulla cosiddetta “Tangentopoli” reggina e, soprattutto, la storica inchiesta denominata “Olimpia“. Quest’ultima operazione, in particolare, permise di ricostruire le sanguinose guerre di mafia che avevano dilaniato Reggio Calabria, facendo luce sui cruciali rapporti tra la ‘ndrangheta, le altre organizzazioni mafiose e il vasto mondo dell’imprenditoria locale. L’inchiesta Olimpia segnò un punto di svolta nella conoscenza e nel contrasto delle cosche reggine, portando a oltre 500 indagati, più di 300 arresti e oltre 100 ergastoli.
L’inizio carriera e la crisi di Sigonella
Prima dell’esperienza antimafia in Calabria, Pennisi aveva iniziato la sua carriera come pubblico ministero a Siracusa. Proprio lì, in una notte cruciale della storia repubblicana, si trovò di turno durante la crisi di Sigonella, un episodio che rimane un momento chiave nei rapporti internazionali e nella storia contemporanea del Paese.









