L’Italia è stata condannata in via definitiva dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per aver violato il diritto del Grande Oriente d’Italia al rispetto del “domicilio”. Al centro della decisione della Cedu ci sono la perquisizione e il sequestro di documenti ordinati nel 2017 da una commissione parlamentare d’inchiesta.
La Corte, che ha riesaminato il caso su richiesta del governo italiano, è arrivata sostanzialmente alle stesse conclusioni già espresse con una prima pronuncia alla fine del 2024. Secondo i giudici di Strasburgo, la violazione è legata alla mancanza di garanzie sufficienti rispetto agli ampi poteri riconosciuti alle commissioni parlamentari quando ricorrono ad atti coercitivi capaci di incidere direttamente sui diritti dei cittadini.
Gli elenchi delle logge calabresi e siciliane
La vicenda riguarda un mandato di perquisizione e sequestro che, secondo la Cedu, aveva una portata “particolarmente ampia”. L’obiettivo era ottenere gli elenchi dei nomi degli iscritti alle logge del Grande Oriente d’Italia in Calabria e in Sicilia per un arco temporale di 25 anni, insieme a tutte le decisioni interne adottate dalle logge nello stesso periodo. La perquisizione non si limitò a singoli uffici: riguardò la sede principale dell’associazione e tutti i locali ad essa collegati. Furono sequestrati documenti e computer, nell’ambito di un’attività che i giudici europei hanno ritenuto priva di adeguati contrappesi.
“Poteri troppo ampi e senza controllo”
Nella sentenza la Corte evidenzia che la legge richiamata nel caso, la n. 87 del 19 luglio 2013, non fornisce indicazioni sui limiti all’esercizio dei poteri di perquisizione da parte della commissione. Per la Cedu, inoltre, la giurisprudenza nazionale non prevede un vero meccanismo di controllo, lasciando così alla commissione una discrezionalità “particolarmente ampia” e priva di forme di autorizzazione o verifica. Il punto centrale della decisione è proprio questo: quando un organo dispone misure invasive come perquisizioni e sequestri, tali poteri devono essere accompagnati da garanzie adeguate.
La possibilità di ricorrere a un giudice
Secondo la Corte europea, le persone o gli enti interessati devono poter rivolgersi a un’autorità competente, a un tribunale o a un altro organo imparziale per chiedere il riesame delle misure ritenute lesive dei propri diritti. Nel caso del Grande Oriente d’Italia, per Strasburgo, questo bilanciamento non c’è stato. Da qui la conferma della violazione e della condanna nei confronti dello Stato italiano.
Risarcimento al Grande Oriente
Come già stabilito nella precedente sentenza, la Cedu ha disposto che lo Stato italiano versi al Grande Oriente d’Italia 9.600 euro per danni morali e 5.344 euro per le spese legali. Una decisione che chiude definitivamente il caso a Strasburgo e che riapre il tema dei limiti dei poteri delle commissioni parlamentari d’inchiesta quando le loro attività incidono su diritti fondamentali tutelati dalla Convenzione europea.










