La Corte di Assise di Appello di Catanzaro, Prima Sezione, ha confermato integralmente la sentenza di assoluzione pronunciata il 18 aprile 2023 dalla Corte d’Assise di Catanzaro nel processo nato dall’operazione denominata in codice “Errore Fatale”. Il collegio presieduto da Piero Santese, ha respinto l’appello del Pubblico ministero, rendendo definitivo il proscioglimento di Antonio Prenesti, Domenico Polito e Cosmo Michele Mancuso dalle accuse di omicidio e tentato omicidio.
I fatti di sangue e l’operazione “Errore Fatale”
Il procedimento traeva origine dai fatti di sangue del 9 luglio 2003 a Spilinga, nel Vibonese, quando venne ucciso Raffaele Fiamingo e rimase ferito Francesco Mancuso, detto “Tabacco”. A distanza di anni, l’inchiesta “Errore Fatale”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia insieme allo Sco, aveva ricostruito un quadro investigativo che collocava l’episodio all’interno delle tensioni interne al clan Mancuso, ipotizzando responsabilità riconducibili a presunti assetti contrapposti della consorteria.
Le ipotesi accusatorie della Dda
Secondo l’impostazione accusatoria, la Dda di Catanzaro aveva chiesto in primo grado la condanna all’ergastolo, con isolamento diurno, per Cosmo Michele Mancuso, ritenuto figura apicale del gruppo di Limbadi, e pesanti condanne anche per Antonio Prenesti e Domenico Polito, indicati come partecipi del gruppo di fuoco.
L’accusa si fondava in larga parte sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e su una lettura dei rapporti di forza interni alla famiglia Mancuso nei primi anni Duemila, segnati dalla contrapposizione tra l’area riconducibile a Francesco “Tabacco” e quella facente capo allo zio Cosmo Michele Mancuso e a Pantaleone Mancuso.
Il processo di primo grado
La Corte d’Assise di Catanzaro, presieduta dal giudice Bravin, aveva tuttavia assolto tutti gli imputati “per non aver commesso il fatto”, ritenendo il quadro probatorio insufficiente e frammentato. In quella sede, le difese avevano valorizzato in particolare le criticità delle chiamate in correità e gli esiti delle consulenze tecniche sui tabulati telefonici e sulle intercettazioni, che avevano consentito di ricostruire la localizzazione degli imputati nelle ore successive al delitto, escludendone la presenza sul luogo dei fatti.
Il giudizio di appello
Il processo d’appello, celebrato davanti alla Corte di Assise di Appello di Catanzaro, non ha modificato questo impianto. Il collegio ha confermato la decisione di primo grado, ritenendo non superate le valutazioni già espresse sull’attendibilità delle fonti dichiarative e sulla tenuta complessiva dell’impianto accusatorio.
Una conferma che, allo stato, lascia senza colpevoli giudiziari l’omicidio di Raffaele Fiamingo e il ferimento di Francesco Mancuso.
Le difese e il lavoro tecnico
Nel collegio difensivo di Antonio Prenesti hanno operato gli avvocati Salvatore Staiano, Paride Scinica e Vincenzo La Rocca. Gli altri due imputati erano assistiti da Guido Contestabile, Antonio Caruso, Vincenzo Galeota e Pietro Antonio Corsaro.
Sul piano tecnico, le difese si sono avvalse di consulenti che hanno affiancato i legali nella lettura dei dati di traffico e nella trascrizione delle intercettazioni, elementi che hanno inciso in modo determinante sull’esito del giudizio. Come prassi, le motivazioni della sentenza d’appello, attese entro i prossimi novanta giorni, chiariranno nel dettaglio le ragioni giuridiche della conferma assolutoria.













