18 Settembre 2026
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’Ndrangheta, 30mila follower e tonnellate di cocaina: chi è Paula Simões, l’”erede” degli Assisi arrestata in Brasile

La 33enne brasiliana, moglie di Patrick e nuora del broker cosentino Nicola Assisi, è finita in manette nell’operazione “Eredità”. Per il Ros, dopo gli arresti del 2019 sarebbe diventata un nodo decisionale della rete: nelle chat criptate era “Chanel” o “Maria”

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Non sono i quasi 30mila follower su Instagram a raccontare davvero Paula Simões. La storia che interessa gli investigatori è scritta altrove: nelle chat criptate, nei rapporti con i fornitori, nel denaro da muovere e nelle decisioni sui carichi di cocaina da spedire dal Brasile all’Europa.

Paula Simões, 33 anni, brasiliana, moglie di Patrick Assisi, è stata arrestata nell’ambito dell’operazione “Eredità”, condotta dalla Polícia Federal brasiliana con il supporto dei carabinieri del Ros di Torino e il coordinamento delle autorità giudiziarie italiane e brasiliane. Il nome scelto per il blitz riassume la tesi dell’accusa: dopo la cattura di Patrick e del padre Nicola Assisi nel 2019, il sistema del narcotraffico non si sarebbe fermato. Sarebbe passato nelle mani dei familiari e degli uomini più fidati.

Il volto social e quello ricostruito dagli investigatori

Sul suo profilo Instagram Paula si presenta come creator digitale. Quasi 30mila follower, centinaia di post, immagini curate, moda, bellezza e vita quotidiana. È questa esposizione pubblica ad averle fatto guadagnare sui giornali l’etichetta di “influencer”. Ma il dato social è soltanto la superficie.

Nelle carte dell’inchiesta “Samba”, secondo le ricostruzioni tratte dalle informative del Ros, la donna comparirebbe con i nomi in codice “Chanel” e “Maria”. Non una presenza marginale né una semplice messaggera del marito detenuto: per gli inquirenti avrebbe progressivamente assunto un ruolo operativo nella rete rimasta attiva in Brasile. Le contestazioni sono ancora da verificare nel processo. Ma il profilo investigativo è netto: Paula sarebbe diventata uno dei punti di riferimento capaci di tenere insieme fornitori, denaro, logistica e spedizioni dopo l’arresto dei vertici familiari.

L’arresto di marito e suocero e la successione negli affari

La svolta risale all’8 luglio 2019, quando Nicola e Patrick Assisi, padre e figlio, vengono catturati a Praia Grande, nello Stato di San Paolo, dopo anni di latitanza. Nicola, nato a Grimaldi, nel Cosentino, e trasferitosi da tempo in Piemonte, è considerato dagli investigatori uno dei grandi broker della cocaina legati agli ambienti della ’ndrangheta.

Quella cattura avrebbe dovuto decapitare la struttura. Secondo l’accusa, produsse invece una successione interna. I contatti con i fornitori sudamericani, le rotte marittime e i circuiti finanziari sarebbero rimasti in funzione. A cambiare sarebbero stati soprattutto gli interlocutori. È in questo passaggio che emerge la figura di Paula. Gli investigatori ritengono che la moglie di Patrick abbia rappresentato la continuità del marito sul territorio brasiliano, mentre altri componenti del gruppo avrebbero curato i collegamenti con l’Italia e con gli operatori della logistica criminale.

“Chanel” nelle chat e la trattativa per 420 chili

Il salto di qualità attribuito alla donna emergerebbe dalle conversazioni sulla piattaforma cifrata Sky Ecc. Nelle chat analizzate dal Ros si discute di denaro disponibile a San Paolo, dell’acquisto della “merce” e delle navi da utilizzare per far partire la cocaina dal porto di Paranaguá verso l’Europa. In uno degli scambi compare anche Gioia Tauro come possibile destinazione.

Uno degli episodi più rilevanti riguarda una trattativa per circa 420 chili di cocaina. Secondo la ricostruzione investigativa, 300 chili sarebbero stati effettivamente acquistati. Prima di coinvolgere chi avrebbe finanziato l’operazione, uno degli uomini della rete avrebbe atteso il via libera di Paula: un passaggio che, per gli inquirenti, dimostrerebbe il peso assunto dalla donna nelle decisioni. Non soltanto trasmissione di messaggi, dunque. Le chat le attribuirebbero contatti propri, capacità di interlocuzione con i fornitori e voce sulle modalità di acquisto e di spedizione dei carichi.

Lo sfogo: “Io non sono mio marito”

Nelle stesse conversazioni affiora anche la pressione del ruolo. Il 21 settembre 2020, parlando dei problemi sorti attorno a una spedizione di cocaina in parte sequestrata, Paula si lascia andare a uno sfogo: “Però io no sono mio marito! Capito?“. La frase, isolata dal contesto, non è né una confessione né una prova autonoma. Per il Ros, tuttavia, acquista rilievo dentro una sequenza di dialoghi nei quali la donna sarebbe chiamata a risolvere questioni, autorizzare passaggi e affrontare problemi che prima dell’arresto sarebbero stati gestiti da Patrick. Il punto dell’accusa è proprio questo: Paula avrebbe finito per occupare lo spazio lasciato vuoto dal marito, pur rivendicando di non poter essere trattata come lui.

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