Il capo finisce in carcere, ma la macchina non si ferma. Cambiano i nomi, si ridistribuiscono i compiti e il traffico riparte lungo le stesse rotte, con gli stessi contatti e gli stessi sistemi per muovere denaro. È questa l’“eredità” criminale che gli investigatori italiani e brasiliani ritengono di avere ricostruito attorno alla famiglia di Nicola e Patrick Assisi, considerati per anni protagonisti del grande narcotraffico tra Sud America ed Europa.
L’operazione scattata all’alba di oggi in Brasile porta non a caso il nome di “Eredità”. La Polizia federale brasiliana, con il supporto del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri di Torino, ha colpito una struttura transnazionale che, secondo l’accusa, avrebbe continuato a importare e spedire cocaina anche dopo l’arresto di padre e figlio nel 2019. Tra le persone raggiunte dai provvedimenti, figura anche Paula Simões, moglie di Patrick Assisi.
Sette arresti confermati dalla Polizia federale brasiliana
Il comunicato ufficiale della Polícia Federal dà conto di sette mandati di arresto preventivo e cinque mandati di perquisizione, oltre al sequestro di immobili e al blocco di beni, conti correnti e investimenti riconducibili alle persone fisiche e giuridiche coinvolte. Le attività sono state eseguite tra Palhoça, nello Stato di Santa Catarina, e le città di San Paolo, São Caetano do Sul, Santos e Americana, nello Stato di San Paolo. Gli indagati, a vario titolo, rispondono di traffico internazionale di stupefacenti, associazione finalizzata al traffico, organizzazione criminale e riciclaggio. Le accuse dovranno essere verificate nel procedimento e per tutte le persone coinvolte vale il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.
L’arresto dei due broker e la successione negli affari
La storia dalla quale parte l’inchiesta conduce all’8 luglio 2019, quando Nicola Assisi e il figlio Patrick furono catturati dalla Polizia federale a Praia Grande, sulla costa dello Stato di San Paolo. Nicola Assisi, nato a Grimaldi, nel Cosentino, e trasferitosi da tempo in Piemonte, era ritenuto dagli investigatori uno dei più importanti broker della cocaina legati agli ambienti della ’ndrangheta. Padre e figlio erano ricercati dalla giustizia italiana e vivevano in Brasile sotto falsa identità.
Quell’arresto avrebbe dovuto spezzare la catena di comando. Secondo gli inquirenti, invece, avrebbe prodotto una successione interna. Familiari e persone di assoluta fiducia avrebbero progressivamente occupato gli spazi rimasti vuoti, mantenendo i rapporti con i fornitori sudamericani e con gli uomini incaricati della logistica, delle spedizioni e della gestione finanziaria. La tesi investigativa è che non sia nato un nuovo gruppo, ma che sia rimasta in funzione la stessa infrastruttura: contatti, rotte, depositi, intermediari e circuiti finanziari sarebbero passati nelle mani dei successori. Da qui il nome dell’operazione: non un’eredità di beni, ma la trasmissione di un vero e proprio patrimonio criminale.
Undici sequestri e oltre 4,6 tonnellate di cocaina
La dimensione dell’affare emerge dai numeri ricostruiti dagli investigatori. Alla rete vengono collegati almeno undici sequestri di cocaina effettuati tra il 2019 e il 2020, per un quantitativo complessivo superiore a 4,6 tonnellate. I carichi, stoccati e preparati in Brasile, sarebbero stati destinati a diversi mercati europei, tra cui Italia, Belgio, Paesi Bassi, Francia e Portogallo. Un episodio, in particolare, restituisce la capacità operativa attribuita al gruppo. Al momento della cattura degli Assisi, in Brasile si sarebbe trovata una partita di circa 2,2 tonnellate di cocaina già nella disponibilità della rete. Quel carico, secondo gli investigatori, sarebbe stato successivamente movimentato dalla struttura riorganizzata attorno ai familiari e agli uomini di fiducia.
L’indagine descrive così un’organizzazione capace di assorbire l’arresto dei suoi vertici senza interrompere il flusso della droga. La cocaina sarebbe partita dal Sud America per raggiungere l’Europa attraverso una catena logistica già collaudata, nella quale il Brasile rappresentava il punto di raccolta, preparazione e spedizione dei carichi.
Chat criptate e una finanza parallela per nascondere i profitti
La continuità del traffico sarebbe stata garantita anche attraverso piattaforme di comunicazione criptate e accorgimenti tecnologici destinati a rendere più difficili le intercettazioni. L’analisi di quelle comunicazioni avrebbe permesso agli investigatori di ricostruire ruoli, rapporti con i fornitori e movimenti di droga rimasti nascosti dopo il blitz del 2019.
Accanto alla logistica dei carichi operava, secondo l’accusa, una struttura finanziaria parallela. I proventi del narcotraffico sarebbero stati trasferiti, occultati e reinvestiti attraverso intermediari specializzati nei passaggi clandestini di denaro, sistemi informali di compensazione, società di comodo, investimenti immobiliari e acquisti di beni di elevato valore. Una parte degli incassi ottenuti in Europa sarebbe poi tornata in Sud America per finanziare nuove forniture, alimentando un circuito potenzialmente continuo.
Il filo con le operazioni “Samba” e “Mafiusi”
“Eredità” non nasce da un’indagine isolata. La Polizia federale brasiliana la indica come sviluppo degli accertamenti compiuti nelle operazioni “Retis” e “Spiderweb” e come ulteriore capitolo delle operazioni “Samba” e “Mafiusi”, eseguite contemporaneamente in Brasile e in Italia il 10 dicembre 2024. Il lavoro è maturato nell’ambito della squadra investigativa comune tra Brasile e Italia, attiva dal 2020 al 2025. Ne hanno fatto parte, sul versante brasiliano, la Polizia federale e il Ministério Público Federal; su quello italiano, il Ros dei carabinieri di Torino e la Procura della Repubblica di Torino.
L’operazione punta ora a colpire non soltanto chi avrebbe materialmente gestito i carichi, ma il meccanismo che avrebbe consentito alla rete di sopravvivere ai suoi capi. È questo il cuore dell’inchiesta: dimostrare che, dopo l’arresto dei due Assisi, il traffico non sarebbe stato ricostruito da zero. Sarebbe stato semplicemente consegnato ai successori.












