Nuovo processo per 19 imputati, giudicati con rito abbreviato, nell’ambito del processo Nuova Narcos Europea, nato da un’inchiesta congiunta delle Dda di Catanzaro, Firenze, Milano e Reggio Europea contro le ‘ndrine dei Gallace di Guardavalle, dei Pesce-Bellocco- Molè, attive nella piana di Gioia Tauro e che ha portato a novembre 2021 a un centinaio di arresti. Si tratta di un filone di indagine finito inizialmente davanti al gup di Firenze, che su istanza della difesa si era dichiarato incompetente, trasmettendo gli atti alla Procura di Catanzaro, poi la richiesta di rinvio a giudizio, la scelta degli imputati di optare per il rito abbreviato e la sentenza di primo grado emessa a marzo del 2025 con 19 condanne e 9 assoluzioni (LEGGI). Adesso di apre il processo di appello e tra gli imputati, compaiono i nomi di Francesco Riitano, Antonio Giuseppe Ierace di Guardavalle, che, secondo le ipotesi di accusa, avrebbero svolto il ruolo di committenti, gestendo in Italia dal Sud America, l’importazione della cocaina sulla scorta dei propri contatti con i cartelli Sudamericani, demandando ad Emanuele Fonti, l’attività di coordinamento tra i vari sodali incaricati del recupero della droga. Ma chi è Emanuele Fonti secondo le ipotesi di accusa? Il trait d’union tra le organizzazioni criminali committenti (la cosca di Guardavalle, i Gallace, e la cosca dei Pesce- Bellocco- Molè- operante nella Piana di Gioia Tauro, di cui Rocco Molè, Simone e Ficarra risulterebbero i referenti) e i numerosi sodali incaricati anche del recupero della droga.
I nomi degli imputati e la sentenza di primo grado
I giudici della Corte di appello di Catanzaro hanno fissato l’inizio del processo il 16 novembre prossimo nei confronti di Massimo Antonini, (condannato in primo gradi a 8 anni e 8 mesi di reclusione); Mario Billi, (condannato in primo grado a 4 anni e 14mila euro di multa); Nicodemo Francesco Callà, (condannato in primo grado 6 anni); Fabio Cioni, (condannato in primo grado a 2 anni, 8 mesi e 12mila euro di multa; Mattia De Rosas,(condannato in primo grado a 1 anno, 4 mesi e 4mila euro di multa); Robertino Dessì, (condannato in primo grado 6 anni e 18mila euro di multa; Giordano Farioli, (condannato in primo grado a 2 anni, 8 mesi e 12mila euro di multa); Domenico Ficarra(condannato in primo grado 2 anni e 7 mila euro di multa; Antonino Fonti, condannato in primo grado a 4 anni e 14mila; Emanuele Fonti, condannato in primo grado a 10 anni; Giuseppe Antonio Ierace, (condannato in primo grado a 4 anni, 8 mesi e 18mila euro di multa); Rocco Molè, (condannato in primo grado a 4 anni e 18mila; Maria Giuseppina Nieddu, condannato in primo grado a 4 anni e 18mila euro di mula); Mario Palamara, (condannato in prio grado a 12 anni e 8 mesi); Francesco Riitano, (condannato in primo grado a 13 anni e 4 mesi);Andrea Serra, (condannato in primo grado a 12 anni); Antonio Talia, (condannato in primo grado a 2 anni, 8 mesi e 12mila); Domenico Vitale, (condannato in primo grado a 3 anni, 4 mesi e 12mila euro di multa). La Dda di Catanzaro ha chiesto di ribaltare in condanna il verdetto assolutorio emesso dal gup nei confronti di Simone Ficarra.
Le ipotesi di accusa
Secondo l’impianto accusatorio ci sarebbe stata una massiccia importazione di droga dal Sud America, smerciata da affiliati della ‘ndrangheta in tutta Italia, con successiva cessione a terzi di fiumi di cocaina per agevolare diverse organizzazioni criminali, dalla cosca di Guardavalle alla famiglia dei Pesce-Bellocco-Molè, operante nella Piana di Gioia Tauro. Le ipotesi di accusa vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante mafiosa, al possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, alla detenzione di droga ai fini di spaccio, al favoreggiamento personale e alla corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio.
I favori del dipendente del Ministero dell’Interno per proteggere i latitanti
Il vibonese Francesco Callà, dipendente civile del Ministero dell’Interno, in servizio al Commissariato di Polizia di Stato di Legnano, secondo le ipotesi accusatorie, approfittando della suo ruolo di pubblico ufficiale, avrebbe fatto rilasciare una serie di falsi documenti “validi” per l’espatrio, utilizzati da Mario Palamara per garantirsi la latitanza. “Favori” elargiti anche a Riitano, all’epoca dei fatti anche lui latitante.
Il collegio difensivo
Impegnati nel processo con rito abbreviato un nutrito collegio difensivo costituito dagli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Vincenzo Maiolo Staiano, Giuseppe Gervasi, Massimo Gambaccini, Francesco Sorrentino, Simone Faiella, Eugenio Menniti, Laura Palagi, Antonella Canino, Aldo Niccolini, Giacomo Iaria, Riccardo Melani Silvana Bianchi, Gianfranco Giunta, Massimo Tuticci, Luca Cianferoni, Andrea Cariello, Giuseppe Luigi Cucca, Arnaldo Celia, Eleonora Ferrillo, Marco Antonio Lisu, Eugenio Menniti.












