16 Ottobre 2026
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‘Ndrangheta e politica nel Crotonese, il cavillo del deposito cartaceo rischia di azzerare l’appello della Dda. La Cassazione decide a dicembre

Il 30 dicembre i giudici di piazza Cavour decideranno se blindare le assoluzioni di ex politici ed imprenditori, dopo l'inammissibilità dell'appello sancito dai giudici di secondo grado

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La Dda di Catanzaro ricorre in Cassazione contro la sentenza dei giudici di secondo grado che, lo scorso luglio, ha dichiarato inammissibile l’appello della Direzione distrettuale antimafia sul verdetto emesso a maggio dello scorso anno dal gup distrettuale Sara Merlini (LEGGI) contro nove assoluzioni, chiedendo aggravi di pena per altri 8 imputati, giudicati con rito abbreviato nell’ambito del processo Glicine, nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, che ha portato al maxi blitz scattato il 27 giugno del 2023 con l’esecuzione di 43 misure cautelari. I giudici di secondo grado, il 23 luglio scorso hanno accolto le eccezioni difensive ritenendo che l’atto sia stato depositato in modalità errate, con il cartaceo e non per via telematica come richiesto dalla nuova normativa.

Il cavillo del deposito cartaceo che rischia di azzerare l’appello della Dda

 I giudici di Piazza Cavour il 30 dicembre prossimo dovranno decidere se annullare con rinvio e rispedire gli atti a Catanzaro per un nuovo processo di appello o mettere il sigillo sulle assoluzioni dell’ex sindaco di Rocca di Neto ed ex consigliere regionale Alfonso Dattolo, dell’ex direttore amministrativo dell’Asp di Crotone Francesco Masciari, gli imprenditori Saverio Danese, Salvatore Mazzotta, Sandro Oliverio Megna, Antonio Pagliuso, Giuseppe Villirillo, Pietro Talarico e il manager della Comieco Alessandro Vescio, che rischiano quindi di diventare definitive. Ma quello stesso giorno, la sesta sezione penale della Suprema Corte dovrà decidere dell’ammissibilità dell’appello nei confronti di altri otto imputati rispetto ai quali la Dda ha invocato un aggravio di pena e nei cui confronti è in corso il processo di secondo grado. In particolare la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha inoltre chiesto pene più pesanti nei confronti di Cesare Carvelli (condannato in primo grado a 6 anni e 8 mesi); Pietro Curcio condannato a 6 anni e 8 mesi); Roberto Lumare 8 anni; per Salvatore Lumare 6 anni e 8 mesi; Mario Megna, 16 anni; Santa Pace 6 anni e 8 mesi, Giacomo Pacenza 12 anni per Maurizio del Poggetto, (condannato in primo grado a 12 anni di reclusione) per il riconoscimento del ruolo di organizzatore e non di solo partecipe della cosca Megna di Papanice. Se la Cassazione dovesse ritenere inammissibile il ricorso della Procura, il processo di secondo grado nei confronti di questi ultimi imputati andrà avanti, ma con il divieto di reformatio in peius. In sostanza la Corte di appello potrà decidere se riformare, ribaltare o confermare la sentenza di primo grado, ma non potrà sentenziare condanne peggiorative. Nessun appello della Procura per Rosa Megna che in primo grado ha incassato una pena a 8 anni di reclusione. 

Le accuse

Gli imputati devono difendersi a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravata dalle finalità mafiose, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, turbata libertà degli incanti, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. 

Il comitato affaristico 

L’inchiesta ruota intorno ad un comitato affaristico, legato in alcuni casi alle cosche di ‘ndrangheta, in grado di mettere a punto strategie orientate a garantire posti decisivi a persone gradite, individuando anche le ditte amiche verso cui dirigere i favori. Nel corso del maxi blitz furono svelati i sofisticati interessi criminali della cosca Megna di Crotone, in grado di reclutare hacker tedeschi per muovere cifre a sei zeri attraverso il trading clandestino on line.

Parti civili

Sono quattro le parti civili: il Ministero dell’Interno, la Regione Calabria, il Comune di Crotone e il Forum delle associazioni antiusura. 

 Il collegio difensivo

Sono impegnati nel collegio difensivo gli avvocati Aldo Ferraro, Vincenzo Cicino, Vincenzo Garrubba, Sergio Rotundo, Gregorio Viscomi, Aldo Truncè, Giovanni Merante, Roberto Coscia, Mario Germinara, Vincenzo Ioppoli, Fabrizio Costarella, Giuseppe Pitaro, Fabrizio Salviati, Giuseppe Gervasi, Antonio Pagliuso, Antonio Larussa, Giuseppe Barbuto, Giuseppina Falcone, Nicola Angelo Calzone. 

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