16 Ottobre 2026
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Preso a bastonate mentre era a terra, la Procura di Catanzaro ricorre in appello: “Assoluzione ingiustificata” (VIDEO)

Secondo le ipotesi accusatorie la prova schiacciante che incastra l'imputato sta in un video che immortala il presunto aggressore: "Va ribaltato il verdetto di primo grado"

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La Procura di Catanzaro ritiene illogiche le motivazioni che hanno spinto il giudice del Tribunale monocratico ad assolvere con la formula “perché il fatto non costituisce reato” Giuseppe Mirante, dall’accusa di aver aggredito un parente per questioni di vicinato. Sarebbe stato lui per il procuratore aggiunto Giulia Pantano e per il sostituto procuratore Giovanna Foti ad approfittare della caduta della vittima per colpirla mentre è a terra, sulla tempia destra, con la pala. E’ questa l’immagine che la Procura vuole portare davanti alla Corte d’Appello. Ma andiamo per gradi. I fatti risalgono al 27 settembre 2019, in una corte comune di Catanzaro. Scoppia una lite per futili motivi: impedire alla vittima ultra ottantenne la sosta in una area comune per scaricare materiale edile. Una lite che degenera in una rissa a colpi di martello, mazza da baseball, tegole e un palo una pala. A restare a terra, con il sangue che gli esce dalla nuca, è un 83enne. Il referto medico parla di fratture scomposte, di 30 giorni di prognosi, di un intervento chirurgico avvenuto il 7 ottobre 2019 per riduzione e contenzione. Accanto a lui, ferite altre due persone con prognosi di dieci giorni.

Il video e le testimonianze  

Per il Tribunale non ci sono certezze: Mirante lo ha colpito, sì, ma forse per difendere se stesso o la moglie e nel dubbio ha assolto l’imputato. Per la Procura la motivazione è contraddittoria e illogica, perchè non si confronta con quello che c’è, nero su bianco, nelle carte che lo stesso Tribunale definisce le più obiettive: i video e le voci degli investigatori. E qui le carte parlano chiaro. Citato come testimone un appartenente alla pg durante il dibattimento ha riferito: “Abbiamo visto soltanto chi colpiva la vittima, il sangue che fuoriusciva dalla nuca” e l’assistente capo che ha visionato i filmati, è ancora più netto. Sotto giuramento, illustrando la telecamera con la visuale più completa: “Si nota la vittima rovinare a  terra e Mirante lo colpisce con la pala in faccia, sulla tempia destra”. E quando l’avvocato di parte civile Francesco Mancuso gli chiede se la vittima fosse già caduta, l’assistente capo non ha dubbi: “Chiaro. L’ha colpito mentre era a terra…Sì, sì, è stato colpito da terra, avvocato”. Un segmento preciso, individuato dalla Procura nel supporto informatico prodotto all’udienza del 28 marzo 2024 e acquisito il 20 novembre 2025: dal minuto 33:40 al minuto 33:52 si vede la vittima che giace al suolo quando l’imputato lo colpisce alla testa. E’ su questo frammento di 12 secondi che si gioca l’appello. Per la Procura il Tribunale ha commesso un errore di metodo: ha sovrapposto l’intera, concitata vicenda, le uscite fuori campo, le versioni contrapposte dei due gruppi familiari, l’ingresso di più persone, al distinto segmento conclusivo dell’azione, che invece è autonomamente visibile. 

Il colpo inferto

 I magistrati nell’atto di appello scrivono: “Il limite della fonte audiovisiva deve essere apprezzato entro il suo effettivo perimetro: esso impedisce di ricostruire ciò che non è ripreso, ma non priva di significato probatorio ciò che è chiaramente documentato”. E ancora: “Nel momento documentato dalle immagini la vittima era caduto, era stato disarmato e giaceva al suolo”. Nessuno esclude che la vittima abbia potuto attaccare l’imputato, ma se è vero che si può essere stati aggrediti prima e diventare aggressori dopo, è anche vero che la precedente esposizione a un pericolo, non conferisce carattere difensivo a ogni comportamento successivo, “soprattutto quando la persona colpita si trovi in una posizione di evidente inferiorità e non risulti, in quel momento, impegnata in un’azione aggressiva. Il colpo inferto alla regione temporale di una persona anziana già a terra, mediante una pala o un palo, integra una condotta oggettivamente lesiva e rivela la consapevole volontà di incidere sull’integrità fisica altrui”. Per questo la Procura chiede la riforma della sentenza e la condanna di Mirante. Ora la parola passa alla Corte d’Appello di Catanzaro. Dovrà rivedere quei 12 secondi di video e decidere se quel colpo, mentre la vittima era a terra, poteva davvero configurarsi come legittima difesa. 

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