17 Settembre 2026
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Eureka, il progetto della ‘ndrangheta per arrivare in Parlamento: “Voi dovete avere bisogno di noi”

Dalle Comunali di Bianco alle Regionali fino a Roma: nelle motivazioni il gup ricostruisce ambizioni, contatti massonici e favori attesi. L’obiettivo? Superare i confini locali

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Non volevano essere considerata una ’ndrangheta agricola, il “rilevante pacchetto di voti” a disposizione avrebbe permesso loro di mettere le mani sulle competizioni elettorali: dalle comunali, alle regionali, alla Camera dei Deputati. E’ quanto scrive il gup del Tribunale di Reggio Calabria nelle motivazioni della sentenza sull’imponente maxi processo al narcotraffico internazionale, nome in codice Eureka, che si è concluso con 76 condanne e 7 assoluzioni per 83 imputati giudicati con rito abbreviato. Il giudice pur precisando “l’assenza di una specifica contestazione in merito all’esistenza di accordi criminosi di scambio elettorale politico-mafioso”, sottolinea l’importanza di alcune conversazioni captate, che hanno permesso di acclarare l’operatività di un sodalizio capace di orientare le consultazioni elettorali.

“Dobbiamo fare un pacchetto di voti serio”

Un progetto politico, strumentale ad un’ascesa degli imputati nella ‘ndrangheta e ad un’estensione della loro operatività criminale oltre i confini di Bianco e territori limitrofi: “Quello è il gioco nostro se vogliamo respirare... se no resteremo… sai che resteremo noi? Una ‘ndrangheta agricola“. Per il gup, tutto il materiale probatorio raccolto permette di dimostrare l’assoluta dinamica operativa del sodalizio che, da una dimensione tradizionale di controllo del territorio, cerca di progettare un orizzonte più ampio. Si parte dalle elezioni per il Comune di Bianco, che hanno permesso di acclarare le ambizioni di Carmelo Pelle e dei suoi interlocutori per ottenere, tramite l’appoggio elettorale a politici, maggiore peso nella ‘ndrangheta, per poi sfruttare i rapporti con ambienti massonici per entrare in contatto con candidati parlamentari e proporre il loro “serbatoio” di voti. “Non possiamo rimanere radicati… che se noi rimaniamo radicati solo ed esclusivamente per il discorso comunale non faremo mai niente… ora noi usiamo l’intelletto e guardiamo avanti… ora la botta è questa qua… in questo frangente della camera dei deputati… lì giochiamo ad alto livello… chiamiamo al personaggio… stabiliamo il personaggio che ci interessa… chiamo io non ci sono problemi… tramite cugini miei… questi massoni“. Per il giudice, prescindendo dall’attualità del progetto, non essendo in programma a quel tempo le elezioni politiche, ciò che rileva è la finalità: estendere l’ambito operativo dell’organizzazione oltre i confini di Bianco. E solo costituendo “un pacchetto di voti serio” da offrire ai candidati deputati avrebbero potuto fare quel salto di qualità nella gerarchia a cui tanto ambivano: “Dobbiamo fare un pacchetto di voti serio… voi dovete avere bisogno di noi”.

La strategia per raccogliere i tesseramenti

Un passaggio, scrive il gup, di assoluto interesse per esplicitare il controllo mafioso egemonico su tutte le attività economiche e sociali nel territorio di Bianco. Il gruppo non intendeva più rappresentare per la politica un semplice pacchetto di voti, ma creare dipendenza funzionale: è la politica che deve ricorrere alla ‘ndrangheta se vuole vincere. Era necessario espandersi e per farlo si dovevano creare colleganze con il contesto massonico, individuare un candidato su cui puntare e portarlo fino al Parlamento. In sostanza, volevano che anche la loro articolazione contasse nel panorama complessivo e che il rapporto di forza con il mondo politico locale si invertisse. Carmelo Pelle, per come dichiarato in alcune conversazioni intercettate, aveva tre obiettivi chiari: essere coinvolto in un progetto politico “provinciale”: “Gli ho detto io – lo faccio, perché mi piace il progetto che è una cosa libera che possiamo gestire noi per tutta la Provincia… Uno!”. Ottenere un lavoro per la moglie: “Due – gli ho detto io – mi raccomando – io non ti chiedo niente… devo mettere apposto Sonia, perché ne ho bisogno… due”. E ottenere un posto da portaborse. Sempre alla moglie, Pelle spiega la strategia del gazebo per raccogliere tesseramenti in favore del suo candidato alle regionali: “Me lo sono lisciato stamattina… che ho parlato chiarissimo, Sonia! Non chiaro, chiarissimo! Lo faccio perché mi piace il progetto che è una cosa libera che possiamo gestire noi per tutta la Provincia… Devo mettere apposto Sonia… e quello portaborse… che mi rilasso la vita mia”.


“Il serbatoio di voti a cui i politici ambiscono”

Il 26 maggio 2021 Pelle coinvolge Pietro Raschellà nel progetto politico del suo candidato alle regionali: “Senti un attimo, a proposito di politica, se seguiamo un progetto per i fatti nostri? Una strada libera… che non dobbiamo dare conto a nessuno”. Pietro Raschellà aderisce, ma pone un’unica condizione: la liberazione o la concessione di benefici al padre Francesco Raschellà, detenuto e ritenuto capo della locale di Bianco. Pelle, consapevole dell’impossibilità di ottenere la scarcerazione, gli fa presente che conviene comunque far eleggere il loro candidato, sia perché avrebbero potuto “mettere” qualche ragazzo: “C’è quel ragazzo là, il veterinario, il figlio della sarta… che sono bravi ragazzi… il ragazzo, quello è intelligente… facciamo come coordinatore provinciale un ragazzo di questi”, sia perché così avrebbero avuto un consigliere regionale a cui rivolgersi in caso di bisogno. Da un lato, scrive il gup, un fibrillante Pelle che cerca sia sistemazione personale per sé e per la moglie che nuove strade per acquisire diretti rapporti politici per la cosca; dall’altra un più disilluso Raschellà  a cui non interessa un progetto di largo respiro, ma solo ottenere la scarcerazione del genitore. Una serie di intercettazioni che dimostrano, secondo il gup, come Pelle e i sodali dispongano di un “considerevole serbatoio di voti a cui i politici ambiscono per superare le competizioni elettorali“. Un dato indicativo di un “asfissiante controllo del territorio, al punto da riuscire a condizionare la libera scelta dell’elettorato locale sul politico da votare.

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