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28 Maggio 2026
28 Maggio 2026
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Notte di violenza a Serra San Bruno, l’inchiesta si sgonfia parzialmente: cinque su sette tornano liberi (NOMI)

Dopo gli arresti per la spedizione punitiva dell’Epifania, il gip rivede le misure cautelari. Due indagati completamente scarcerati, altri tre sottoposti all’obbligo di dimora. Solo uno resta in carcere

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Uno dopo l’altro, i sette giovani arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla brutale aggressione avvenuta la notte dell’Epifania a Serra San Bruno hanno deciso di rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari, cercando di chiarire le proprie posizioni e respingerne le responsabilità. Non si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, segnale di una strategia difensiva attiva e orientata a smontare l’impianto accusatorio costruito dalla Procura di Vibo Valentia, diretta da Camillo Falvo.

Due scarcerazioni complete: i fratelli Randò tornano liberi

Il primo effetto concreto si è avuto con la scarcerazione integrale di due degli indagati: Nazzareno Randò, 28 anni, di Spadola e Marco Randò, 25 anni, anche lui di Spadola. Difesi dagli avvocati Guglielmo Lentini e Antonio Galati, i due giovani sono tornati completamente liberi, senza alcuna misura cautelare a loro carico. Per il giudice Francesca Loffredo, che ha emesso il provvedimento, non sussistono più i presupposti per la custodia in carcere, né per misure alternative, ritenendo la loro posizione marginale o non sufficientemente delineata al momento.

Obbligo di dimora per Mazza, Crispo e Tassone

Un altro passo verso l’attenuazione del quadro è rappresentato dalla scarcerazione con obbligo di dimora per tre degli arrestati: Domenico Mazza, 21 anni, di Serra San Bruno, potrà restare a Catanzaro, dove è regolarmente iscritto all’università; Antonio Crispo, 22 anni, di Serra San Bruno; Giuseppe Tassone, 22 anni, anch’egli di Serra San Bruno

I primi due sono difesi dall’avvocato Vito Michele Regio, mentre Tassone è assistito dall’avvocato Antonino Napoli. Il giudice ha valutato che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con una misura meno afflittiva, mantenendo un controllo sulla loro presenza in un determinato luogo ma consentendo la libertà di movimento all’interno dello stesso.

Ai domiciliari il secondo Nazzareno Randò

Più delicata la posizione di un omonimo ma più giovane degli indagati, Nazzareno Randò, 20 anni, difeso sempre dagli avvocati Lentini e Galati. Per lui è stata disposta la misura degli arresti domiciliari, segno che permane un quadro indiziario più grave o un rischio cautelare maggiore rispetto agli altri.

Resta in carcere solo Bruno Vallelunga: “Serra è mia”

A rimanere in custodia cautelare in carcere è il principale indagato, Bruno Vallelunga, 18 anni, di Serra San Bruno, ritenuto dalla Procura e dal gip il vertice del gruppo. Difeso dall’avvocato Ilario Cosimo Tripodi, su di lui pesano le accuse più gravi, tra cui: estorsione aggravata, violenza di gruppo, minacce gravi, lesioni personali.

Al centro dell’ordinanza, un vocale WhatsApp del 20 dicembre scorso: “Se ci fai pagare, poi succede un mattatoio come tutti gli anni… se invece non ci fai pagare, noi stiamo belli ordinati”. Per gli inquirenti, la prova del metodo mafioso: pretendere l’ingresso gratuito agli eventi, sotto minaccia di devastazione. Durante l’aggressione, Vallelunga avrebbe urlato frasi come “Serra è mia” e “Ti sparo”, incutendo terrore tra gli organizzatori.

Il rischio inquinamento? “50mila euro per ritirare la querela

Tra gli elementi che hanno aggravato la posizione di Vallelunga c’è anche il presunto tentativo di transazione: secondo l’ordinanza, la famiglia avrebbe offerto fino a 50mila euro a una delle vittime per indurla alla remissione della querela. Un fatto che per il gip dimostra il rischio concreto di inquinamento probatorio e ha giustificato il mantenimento della custodia in carcere.

Parola al Riesame

Dopo questo primo passaggio, la battaglia giudiziaria si sposta al Tribunale del Riesame di Catanzaro, cui ricorreranno tanto Bruno Vallelunga quanto Nazzareno Randò (20 anni) per tentare un alleggerimento ulteriore delle misure cautelari. Il fascicolo resta aperto e il contraddittorio giudiziario è appena iniziato.

Tutti gli indagati – va ribadito – sono da ritenersi innocenti fino a sentenza definitiva. Le accuse, pur gravi, sono ora al vaglio della magistratura, chiamata a stabilire se quanto accaduto nella notte dell’Epifania rappresenti davvero l’emersione di una struttura criminale radicata nel territorio o un’esplosione di violenza da leggere con parametri diversi.

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