Cade il sequestro nei confronti di Francesco Perri. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha annullato il decreto impugnato dall’imprenditore lametino e disposto la restituzione dei beni in suo favore. Al centro della decisione c’è la lettura delle fatture promozionali: considerate dall’accusa parte di un meccanismo fraudolento, hanno trovato invece, secondo il collegio, riscontro in contratti, accordi commerciali e flussi economici reali.
Le motivazioni depositate il 29 ottobre 2026 spiegano la decisione assunta nella camera di consiglio del 12 maggio, accogliendo il ricorso della difesa, affidata agli avvocati Salvatore Staiano e Aldo Ferraro. A pronunciarsi è stato il collegio composto dalla presidente Silvia Manni, dalla giudice Rita Bosco e dal giudice estensore Stefano Bortone.
Il decreto da 5,9 milioni e la posizione di Francesco Perri
Il provvedimento contestato era stato emesso dal gip di Lamezia Terme il 20 aprile 2026. Prevedeva il sequestro delle somme nella disponibilità della Nuova Nave Srl, fino a 5.931.426,74 euro, individuati come presunto profitto dei reati.
In caso di mancanza o insufficienza di quelle disponibilità, il decreto disponeva il sequestro per equivalente sui beni di Francesco e Pasqualino Perri, nel limite del 50% per ciascuno: 2.965.713,37 euro a testa. Il riesame esaminato nell’ordinanza riguarda il ricorso di Francesco Perri, in favore del quale è stata ordinata la restituzione.
Secondo l’ipotesi accusatoria, recepita inizialmente dal gip, attraverso le società del gruppo sarebbe stato realizzato un sistema di frode fiscale e reimpiego dei relativi profitti. Le contestazioni riguardavano l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni ritenute inesistenti, oltre all’autoriciclaggio.
L’accusa: premi e sconti senza una giustificazione commerciale
Il punto di partenza dell’indagine era la contabilizzazione, da parte della Nuova Nave, di fatture emesse da altre società del gruppo per premi, sconti e contributi promozionali. Secondo la ricostruzione accusatoria, mancavano accordi e riferimenti sufficienti a collegare quelle somme a precisi obiettivi di fatturato o volumi di vendita.
L’ordinanza ricorda che, nell’impostazione dell’accusa, indicazioni come “saldo fine anno”, “acconto promo” o “premi su acquisti” erano state ritenute generiche. Gli importi pagati dalla Nuova Nave alle società emittenti sarebbero inoltre serviti ad abbattere i debiti che queste avevano verso la stessa società per le forniture destinate ai supermercati.
Il pubblico ministero aveva chiesto di respingere il ricorso, richiamando gli elementi investigativi già posti a fondamento del sequestro.
I documenti della difesa cambiano la lettura delle fatture
Il Riesame arriva a una conclusione diversa. Nelle motivazioni scrive che dagli atti non emerge la sussistenza del “fumus commissi delicti” in relazione ai capi d’accusa che coinvolgono Francesco Perri: manca, nella valutazione cautelare del collegio, il presupposto di reato necessario a sostenere il vincolo patrimoniale.
A incidere sono la documentazione e la consulenza tecnica depositate dalla difesa. Il Tribunale richiama i contratti di affiliazione tra Nuova Nave e punti vendita, la rendicontazione analitica dei premi e dei contributi promozionali per il triennio 2017-2019, oltre agli accordi con le grandi industrie di marca.
Per i giudici, quei documenti dimostrano l’esistenza di rapporti commerciali e di meccanismi tipici della grande distribuzione organizzata: premi di fine anno, sconti legati ai volumi di acquisto e compensi per attività promozionali. L’ordinanza parla espressamente della “effettiva, reale e non simulatoria natura delle fatture promozionali”.
I 35 milioni di premi e il divario rispetto all’ipotesi accusatoria
Tra i dati valorizzati dal collegio figurano circa 35 milioni di euro di premi e contributi promozionali incassati dalla Nuova Nave dalle industrie di marca. Somme che, secondo la ricostruzione accolta dal Riesame, trovano riscontro nei contratti e nei flussi economici provenienti da soggetti terzi e indipendenti.
Il Tribunale evidenzia anche una distanza significativa rispetto alla tesi accusatoria: mentre questa indicava bonus prossimi all’1%, la documentazione prodotta mostra percentuali molto maggiori, talvolta fino alla soglia del 60%.
Una quota dei benefici ottenuti dalla Nuova Nave veniva poi riconosciuta ai punti vendita affiliati che avevano generato quei volumi commerciali. Per il collegio, i documenti consentono così di superare la ricostruzione sulla presunta inesistenza delle operazioni.
Lo stesso modello durante l’amministrazione giudiziaria
Nelle motivazioni c’è un altro passaggio rilevante: durante l’amministrazione giudiziaria della Nuova Nave, i soggetti nominati dal Tribunale avevano continuato ad applicare lo stesso modello di fatturazione promozionale, senza sollevare rilievi strutturali sul meccanismo dei premi e dei ristorni.
Il Riesame richiama inoltre verifiche della Guardia di Finanza sulle società del gruppo e affiliate, tra cui Ipermercato Due Mari Srl, i cui esiti avevano attestato la regolarità formale e sostanziale del modello di contabilizzazione dei premi.
A rafforzare questa lettura viene richiamato anche il caso della Gea Srl, società estranea al gruppo Perri, che in una controversia civile aveva rivendicato circa 900mila euro proprio per premi promozionali non riconosciuti. Un elemento che, secondo il collegio, conferma l’effettiva operatività commerciale del sistema contestato.
L’annullamento e la restituzione dei beni
Il Tribunale ha respinto la richiesta difensiva di retrodatare l’iscrizione di Francesco Perri nel registro degli indagati, ma ha accolto il ricorso nel merito dei presupposti del sequestro.
Venuto meno, nella valutazione del Riesame, il fondamento delle contestazioni fiscali poste alla base della misura, viene meno anche il reato presupposto su cui poggiava la contestazione di autoriciclaggio. I relativi motivi di ricorso, insieme a quelli sul pericolo di dispersione dei beni, sono stati quindi ritenuti assorbiti.
Il dispositivo annulla il decreto impugnato e ordina la restituzione dei beni a Francesco Perri, con esecuzione a cura del pubblico ministero.













