Non hanno retto le accuse per i tre imputati nel processo “Corvo”, nato da un’inchiesta della Procura di Catanzaro che portò la Guardia di finanza a sequestrare 37mila euro, cifra corrispondente all’incarico indebito affidato ai parenti di due politici nella logica dello scambio di “favori”. I giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro, hanno assolto con formula ampia, “perché il fatto non sussiste” l’ex consigliere regionale di centrodestra Claudio Parente e due ex consiglieri comunali Giuseppe Pisano e Francesco Gironda, entrambi eletti nel civico consesso nella lista “Officina del Sud”, il movimento fondato proprio da Parente.
“Nessun peculato, nessuna corruzione”
I giudici hanno accolto la richiesta dei difensori Francesco Gambardella Giacomo Maletta per Parente, Valerio Murgano per Gironda, Saverio Loiero e Andrea Gatto per Pisano, mentre il pm in aula ha invocato per tutti e tre gli imputati l’assoluzione dall’accusa di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio e la condanna di Parente a 4 anni di reclusione per peculato. La Corte di Cassazione aveva già annullato senza rinvio il sequestro della somma subito dall’allora consigliere regionale”ritengo insussistente “il fumus del delitto di peculato”. Crollano le accuse secondo le quali i due consiglieri comunali si sarebbero spesi per l’approvazione in Consiglio comunale della delibera numero 95 del 13 settembre 2018 avente a oggetto un progetto di riqualificazione di Catanzaro Sud, con la cessione di un terreno comunale, per la costruzione di un complesso di attività di carattere sanitario e sportivo, all’Associazione interregionale Vivere Insieme, operante principalmente nel settore dei servizi sanitari in convenzione, di cui Parente è stato titolare e amministratore di fatto. In cambio l’ex consigliere regionale avrebbe dato a due congiunti dei consiglieri incarichi retribuiti in seno alle strutture consiliari della Regione Calabria.
Parente, imputato anche per peculato, secondo le ipotesi della Procura, nell’estate 2018, avendo la disponibilità e il possesso di fondi regionali destinati all’assunzione di personale da adibire alle segreterie particolari e alle strutture speciali, “se ne appropriava proponendo e determinando l’assunzione a tempo determinato dei due per fini puramente personali, estranei alle finalità istituzionali” ma mirati a ottenere il voto favorevole dei consiglieri per l’approvazione della delibera”. Incolpazioni venute meno alla luce del verdetto del Tribunale collegiale, che depositerà le motivazioni della sentenza tra 90 giorni.










