La consigliera regionale Elisabetta Barbuto accende i riflettori sul futuro della rete assistenziale calabrese. “Il rispetto formale delle scadenze del PNRR dello scorso 30 giugno, sbandierato dal Dipartimento Tutela della Salute, non basta a garantire il diritto alla cura dei calabresi”. Per l’esponente del M5S, “finanziare le mura e le tecnologie non serve a nulla se mancano medici, infermieri e personale sociosanitario”. Il rischio denunciato è quello di “inaugurare cattedrali nel deserto, scatole vuote incapaci di erogare servizi e alleggerire la pressione sui nostri ospedali e Pronti Soccorso ormai al collasso”.
Chiarezza sui 54 milioni del nuovo Piano di Rientro
Al centro della polemica c’è il recente Piano di Rientro 2026-2028, approvato dalla Giunta regionale, che prevede lo sblocco di 54,5 milioni di euro destinati al potenziamento della sanità territoriale. Barbuto, che ha depositato un’interrogazione al Presidente e Commissario ad acta Roberto Occhiuto, evidenzia come tale manovra rappresenti “un passo in avanti burocratico che però non si traduce automaticamente in medici in corsia”. La consigliera chiede quindi risposte su tempistiche e criteri di distribuzione, ponendo l’accento sulla necessità di misure specifiche per le aree interne e montane, “dove i bandi rischiano di andare deserti se non supportati da reali incentivi per il personale”.
La sfida della mobilità passiva e l’integrazione dei servizi
La consigliera esprime forti dubbi anche sull’obiettivo di abbattere la mobilità passiva di 22,5 milioni di euro nel biennio 2027-2028. A suo avviso, tale traguardo “rimarrà un miraggio se non si realizzerà una reale integrazione tra la nuova rete territoriale del PNRR e la rete ospedaliera, ferma a logiche del 2010”. Barbuto conclude invitando il Commissario ad acta a uscire “dagli annunci” e a dire “chiaramente ai calabresi come e quando intende attivare i percorsi di cura” per garantire che la sanità di prossimità «diventi realtà e non l’ennesima promessa fragile”.










