È la sentenza d’appello a riscrivere il quadro giudiziario della cosiddetta Rimborsopoli calabrese. Per alcuni dei principali imputati arrivano pene sensibilmente più basse rispetto a quelle stabilite in primo grado, mentre gran parte delle contestazioni di peculato viene travolta dalla prescrizione. Restano alcuni episodi di falso ideologico nei rendiconti.
La Corte interviene inoltre sulle conseguenze accessorie delle condanne, disponendo la revoca della confisca dei beni e sostituendo l’interdizione perpetua dai pubblici uffici con una misura temporanea di cinque anni.
Fedele, Bilardi e Dattolo: pena ridotta a tre anni
Il passaggio più rilevante della sentenza riguarda Luigi Fedele, Giovanni Bilardi e Alfonso Dattolo. Per tutti e tre la Corte d’Appello ha fissato la pena in tre anni di reclusione, dopo aver riconosciuto la prescrizione relativamente ad alcuni capi d’imputazione.
Si tratta di una rideterminazione significativa rispetto alla sentenza pronunciata dal Tribunale di Reggio Calabria nel luglio 2025. In quella occasione l’ex assessore Luigi Fedele era stato condannato a cinque anni, mentre per il senatore Giovanni Bilardi e l’ex assessore Alfonso Dattolo la pena era stata fissata a quattro anni e otto mesi.
Cambiano anche confisca e interdizione dai pubblici uffici
La sentenza di secondo grado interviene anche sulle sanzioni accessorie.
La confisca dei beni è stata revocata integralmente, mentre non viene più prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Al suo posto è stata stabilita una interdizione temporanea della durata di cinque anni.
Il nuovo quadro giudiziario risulta quindi profondamente diverso da quello emerso con la decisione di primo grado, almeno per quanto riguarda i principali imputati coinvolti nel processo.
Nucera, Tripodi e Trapani: le pene del primo grado
La sentenza del Tribunale di Reggio Calabria aveva riguardato anche altri protagonisti della vicenda. Giovanni Nucera, ex segretario-questore, era stato condannato a quattro anni di reclusione.
Per l’ex consigliere Pasquale Tripodi e per l’assistente Carmelo Trapani, invece, la pena stabilita in primo grado era stata di tre anni e sei mesi ciascuno.
Il nuovo pronunciamento della Corte d’Appello modifica dunque il quadro processuale delineato nel luglio 2025, alla luce della prescrizione intervenuta per una parte delle contestazioni.
Ventuno assoluzioni: per gli altri imputati il verdetto resta fermo
Un altro elemento riguarda gli imputati che erano stati assolti già in primo grado.
Su questo fronte non ci sarà un nuovo giudizio: la Procura non ha infatti presentato impugnazione contro quelle assoluzioni. Di conseguenza, il verdetto è diventato definitivo per venti ex consiglieri regionali ed ex assessori.
A più di dieci anni dall’inizio dell’inchiesta, il procedimento consegna così un quadro giudiziario profondamente ridimensionato rispetto alle condanne pronunciate nel primo grado di giudizio, con la prescrizione di gran parte dei reati contestati e la permanenza di alcuni profili di falso ideologico.












