Niente rito abbreviato per Fabio Manica e niente patteggiamento per Giacomo Combariati. Per i due principali imputati dell’inchiesta “Teorema” della Procura di Crotone si aprono così le porte del dibattimento: dovranno comparire davanti al Tribunale insieme agli altri tre imputati coinvolti nel giudizio immediato. A decidere è stata la gup di Crotone Elisa Marchetto, che ha rigettato entrambe le istanze. La prima udienza è stata fissata per il 14 ottobre. Al centro dell’inchiesta c’è il presunto sistema attraverso il quale, secondo gli inquirenti, appalti pubblici sarebbero stati assegnati a imprese e professionisti vicini in cambio di tangenti. Un meccanismo del quale l’ex vicepresidente della Provincia ed ex consigliere comunale di Crotone Fabio Manica viene indicato dall’accusa come il presunto “dominus”.
Manica aveva chiesto l’abbreviato con cinque testimoni
Fabio Manica aveva chiesto di essere giudicato con rito abbreviato condizionato, subordinando la scelta all’audizione di cinque testimoni e al deposito di una perizia tecnica di parte. Una richiesta che non è stata accolta dal giudice. Secondo l’impostazione investigativa, Manica avrebbe avuto un ruolo centrale in una presunta associazione per delinquere che avrebbe gestito il sistema contestato dalla Procura. Nel marzo scorso la Guardia di finanza di Crotone aveva notificato un avviso di garanzia all’ex amministratore provinciale e ad altre 19 persone, eseguendo inoltre un sequestro di beni per circa 400mila euro. Le contestazioni formulate, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, falso in atto pubblico, truffa e frode nelle pubbliche forniture.
Combariati propone 2 anni e 11 mesi, ma il gup dice no
Diversa era stata la strada scelta dall’imprenditore Giacomo Combariati, indicato dagli investigatori come il presunto braccio destro di Manica. Combariati aveva chiesto di patteggiare una pena di 2 anni e 11 mesi di reclusione, proposta sulla quale era arrivato anche il consenso del pubblico ministero. Anche questa istanza, tuttavia, è stata rigettata dal gup. Secondo gli inquirenti, l’imprenditore avrebbe messo a disposizione del presunto gruppo le proprie società destinatarie di affidamenti pubblici.
Le misure cautelari e il presunto sistema degli affidamenti
Nell’aprile scorso la gip Assunta Palumbo, accogliendo la richiesta della Procura, aveva disposto la custodia cautelare in carcere per Fabio Manica e Giacomo Combariati. Agli arresti domiciliari erano invece finiti i professionisti Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta. Secondo l’accusa, i due avrebbero svolto funzioni di supporto attraverso la costituzione di società ad hoc, l’ottenimento di incarichi professionali e la messa a disposizione delle proprie competenze per reperire finanziamenti, oltre alla corresponsione e alla ricezione delle quote che sarebbero state pattuite.
Per Francesco Manica, avvocato e fratello di Fabio, era stato disposto invece il divieto di dimora nel territorio provinciale. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe garantito assistenza legale al presunto sodalizio e suggerito la partecipazione formale della moglie per mascherare la reale compagine societaria.
Il giudizio immediato per i cinque imputati
A luglio la Procura aveva chiesto il giudizio immediato per i cinque destinatari delle misure cautelari, richiesta successivamente accolta dal gip. Le istanze presentate da Manica e Combariati avrebbero potuto separare almeno in parte i loro percorsi processuali da quello degli altri imputati. Il rigetto deciso oggi cambia lo scenario. Fabio Manica e Giacomo Combariati saranno giudicati con rito immediato insieme agli altri tre imputati.
L’appuntamento è fissato per il 14 ottobre, quando davanti al Tribunale di Crotone inizierà il processo sul presunto sistema di appalti e affidamenti pubblici finito al centro dell’inchiesta “Teorema”. Sarà il dibattimento a verificare le accuse formulate dalla Procura, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza degli imputati fino a sentenza definitiva.












