16 Settembre 2026
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Omicidio Boiocchi, si pente anche il padre di Ferdico e spuntano cinque nuovi verbali: soldi e guerra per la Curva Nord dell’Inter

Gianfranco Ferdico, diventato collaboratore, racconta la presunta “scalata” di Mauro Nepi dopo l’agguato: “Voleva entrare nella gestione e reclamava la sua parte”. Spuntano 25mila euro e nuovi dettagli sul delitto del capo ultrà

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Non c’è soltanto un omicidio dietro la morte di Vittorio Boiocchi, storico capo della Curva Nord dell’Inter assassinato a colpi di pistola il 29 ottobre 2022 a Milano. Nei nuovi verbali depositati nel processo affiorano soldi, ambizioni, spartizioni degli introiti e una guerra per conquistare il comando della curva dopo l’eliminazione del suo leader. A raccontare nuovi particolari è Gianfranco Ferdico, padre dell’ex capo ultrà nerazzurro Marco Ferdico e, come il figlio, diventato collaboratore. Interrogato più volte negli ultimi giorni dai pm della Dda di Milano Paolo Storari e Stefano Ammendola e dal magistrato della Direzione nazionale antimafia Giovanni Musarò, Ferdico padre ha ricostruito anche il presunto ruolo di Mauro Nepi. Un racconto che aggiunge nuovi tasselli a un processo già attraversato dalle dichiarazioni di più collaboratori e che ruota attorno a una domanda decisiva: chi decise di eliminare Boiocchi e perché?

I nuovi verbali entrano nel processo

Per l’omicidio del capo ultrà sono imputati, tra gli altri, Marco Ferdico, Gianfranco Ferdico, Andrea Beretta, Andrea Simoncini e Daniel D’Alessandro. L’udienza è stata rinviata al 7 ottobre proprio per consentire alle parti di esaminare i nuovi atti: cinque verbali e un’informativa della Procura che potrebbero incidere sulla ricostruzione dell’agguato. Nel frattempo è al vaglio anche la possibilità di riunire il procedimento principale con quello che riguarda Mauro Nepi, la cui posizione dovrebbe approdare davanti alla Corte d’Assise. Il suo nome, del resto, era già comparso nelle dichiarazioni di Marco Ferdico, che avrebbe indicato proprio Nepi come colui che per primo avrebbe prospettato l’eliminazione di Boiocchi, arrivando anche a ipotizzare un prezzo per l’omicidio. Adesso a parlare di Nepi è anche il padre di Marco.

“Nepi voleva entrare nella gestione della curva”

Il passaggio centrale dei nuovi verbali riguarda ciò che sarebbe dovuto accadere dopo la morte di Boiocchi. “Nepi aveva l’aspettativa di entrare a far parte di coloro che avrebbero gestito la curva dopo l’omicidio Boiocchi”, ha messo a verbale Gianfranco Ferdico. Secondo la sua ricostruzione, però, qualcosa avrebbe modificato gli equilibri. “Con l’avvento di Antonio Bellocco ciò non si è verificato e in qualche modo Nepi è stato estromesso anche dalla suddivisione degli introiti della curva”. È uno dei passaggi più significativi delle nuove dichiarazioni perché lega la vicenda dell’omicidio alla successiva battaglia per il controllo della Curva Nord e dei suoi introiti. Bellocco, esponente dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta di Rosarno, entrò successivamente nel gruppo di comando della curva e venne ucciso nel settembre 2024 da Andrea Beretta, che ha poi intrapreso a sua volta un percorso di collaborazione con la giustizia.

“Chiedeva continuamente soldi”

Nel racconto di Ferdico padre emerge con forza il tema economico. Nepi, secondo quanto messo a verbale, “era continuamente alla ricerca di denaro, riteneva di meritarsi dei compensi derivanti dalla gestione della curva”. E avrebbe rivendicato apertamente il proprio ruolo. Secondo Ferdico, Nepi riferiva più volte sia a Marco Ferdico sia a Beretta che “se loro erano arrivati lì era merito anche suo”. Una rivendicazione che, nella versione fornita agli inquirenti, avrebbe avuto un collegamento diretto anche con quanto accaduto la sera dell’omicidio.

Il messaggio prima dell’agguato a Boiocchi

È uno dei dettagli più delicati contenuti nei nuovi verbali. Nepi, secondo Gianfranco Ferdico, avrebbe sostenuto “di essersi reso disponibile a mandare il messaggio quando Boiocchi partiva dallo stadio per andare a casa”. Boiocchi venne poi raggiunto e ucciso a colpi di pistola proprio nei pressi della sua abitazione. Da qui, secondo il racconto del collaboratore, sarebbe nata anche la successiva pretesa economica: Nepi “reclamava la sua parte”. Dichiarazioni che dovranno essere valutate nel processo e confrontate con gli altri elementi raccolti dagli investigatori e con le versioni degli altri imputati e collaboratori.

I 25mila euro della finale di Champions

C’è anche una cifra precisa nei verbali: 25mila euro. Secondo Gianfranco Ferdico, Nepi avrebbe continuato a ricevere denaro fino alla finale di Champions League disputata dall’Inter nel 2023. “Dopo la finale di Champions del 2023 a Nepi non è stato dato più denaro”, ha raccontato. In occasione di quella partita, però, avrebbe “ricevuto 25mila euro”. Il denaro diventa così uno dei fili che attraversano la ricostruzione dei nuovi equilibri della curva dopo la morte di Boiocchi: chi comandava, chi partecipava alla gestione e chi aveva diritto a una parte degli introiti.

“Faceva più paura da morto che da vivo”

Il clima, stando alle dichiarazioni di Ferdico, sarebbe diventato progressivamente più teso. In un’occasione Nepi avrebbe pronunciato una frase destinata ad allarmare il gruppo dirigente: “Lui faceva più paura da morto che da vivo”. Parole che Andrea Beretta, Marco Ferdico e Antonio Bellocco, secondo il racconto di Gianfranco Ferdico, avrebbero interpretato come una “minaccia velata”. Il timore sarebbe stato che Nepi avesse lasciato “uno scritto”, una sorta di assicurazione nel caso gli fosse accaduto qualcosa. Un particolare che restituisce il clima di sospetti che avrebbe attraversato il vertice della Nord mentre la leadership lasciata libera da Boiocchi veniva ridisegnata.

La presunta “scalata” dopo l’omicidio

Le nuove dichiarazioni consentono agli inquirenti di approfondire anche quello che sarebbe accaduto immediatamente dopo l’eliminazione dello storico capo ultrà. Secondo la versione di Ferdico, Nepi avrebbe avuto l’aspettativa di entrare nel nuovo gruppo di comando, ma l’ascesa di Bellocco avrebbe cambiato lo scenario, lasciandolo progressivamente ai margini. Da qui sarebbero nate le continue richieste di denaro e le rivendicazioni sul contributo che Nepi sosteneva di avere dato alla nuova leadership.

Una scalata alla Curva Nord che, secondo l’accusa e le dichiarazioni dei collaboratori, non riguardava soltanto il prestigio nel mondo ultrà, ma anche gli interessi economici collegati alla gestione del tifo organizzato.

Ferdico padre: “Sono parte in causa totalmente”

Ma Gianfranco Ferdico non parla soltanto delle responsabilità altrui. In un altro lungo verbale, datato 7 settembre, ha affrontato anche il proprio ruolo nella vicenda. Ha spiegato agli inquirenti di essere stato “succube di mio figlio”, riferendosi a Marco Ferdico. Subito dopo, però, ha ammesso il proprio coinvolgimento con parole molto più nette: “Ne sono parte in causa totalmente”. Una dichiarazione che si aggiunge alle altre collaborazioni già avviate e che potrebbe contribuire a ridisegnare il quadro accusatorio sull’omicidio.

Tre collaboratori e un delitto da ricostruire

A distanza di quasi quattro anni dall’agguato, l’inchiesta sulla morte di Boiocchi continua dunque ad arricchirsi di nuove dichiarazioni. Andrea Beretta, Marco Ferdico e ora Gianfranco Ferdico stanno fornendo agli inquirenti le rispettive ricostruzioni di quella stagione della Curva Nord. Versioni che la Procura dovrà verificare e incrociare con intercettazioni, documenti, riscontri investigativi e dichiarazioni degli altri protagonisti.

Al centro resta l’omicidio del 29 ottobre 2022, ma il processo sta progressivamente illuminando anche ciò che sarebbe accaduto prima e dopo quei colpi di pistola: la fine dell’era Boiocchi, la corsa alla successione, il denaro della curva e l’ingresso di nuovi protagonisti nella gestione del tifo organizzato nerazzurro. Ed è proprio nei mesi successivi al delitto che, secondo le ricostruzioni investigative, la lotta per il controllo della Nord avrebbe assunto una dimensione ancora più complessa, fino a intrecciarsi con la presenza di Antonio Bellocco e con gli interessi della criminalità organizzata calabrese.

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