Ha scelto di rispondere alle domande e di fornire la propria versione dei fatti Antonio Manco, il 54enne fermato nell’ambito dell’inchiesta della Squadra Mobile sulla sparatoria avvenuta nei giorni scorsi a Vibo Valentia. Questa mattina Manco è comparso davanti al gip Rossella Maiorana, assistito dagli avvocati Giuseppe Orecchio e Francesco Lione, per l’interrogatorio successivo al fermo disposto dalla Procura. Nel corso dell’udienza l’indagato ha ripercorso la giornata al centro dell’inchiesta e ha sostenuto che la sua intenzione non sarebbe mai stata quella di uccidere Gabriele Ionadi, ma soltanto di intimorirlo.
“Se avessi voluto ucciderlo, mi sarei avvicinato ancora”
È questo, in sostanza, il cuore della linea difensiva emersa davanti al giudice. Manco avrebbe spiegato che, se avesse realmente avuto intenzione di uccidere Ionadi, avrebbe potuto avvicinarsi ulteriormente all’automobile e sparare da una distanza ancora più ravvicinata. Una ricostruzione con la quale la difesa punta a contestare proprio l’elemento centrale dell’accusa: la volontà omicidiaria. L’indagato ha risposto alle domande del gip, del pubblico ministero e dei propri difensori, ricostruendo gli eventi che avrebbero preceduto e accompagnato la sparatoria.
La pistola gettata in mare
Nel corso dell’interrogatorio è stato affrontato anche il capitolo relativo all’arma. Manco avrebbe riferito di essersi successivamente disfatto della pistola, gettandola in mare, senza però essere in grado di fornire una spiegazione convincente sul possesso dell’arma stessa. Proprio il tema della pistola rappresenta uno degli elementi più delicati dell’inchiesta, anche alla luce delle contestazioni formulate dalla Procura in relazione al porto dell’arma clandestina.
La Procura chiede il carcere, la difesa i domiciliari
Al termine dell’interrogatorio, il pubblico ministero ha chiesto al giudice la convalida del fermo e l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Per la Procura resta dunque in piedi l’impostazione accusatoria originaria, che comprende l’ipotesi di tentato omicidio. La difesa, al contrario, ha chiesto al gip di procedere a una riqualificazione giuridica del fatto, sostenendo che la condotta debba essere ricondotta non al tentato omicidio ma alle lesioni personali aggravate dall’uso dell’arma. Su questa base gli avvocati Orecchio e Lione hanno inoltre chiesto che, in luogo del carcere, venga applicata la misura degli arresti domiciliari. Il giudice non ha assunto una decisione immediata. Il gip Rossella Maiorana si è riservato di pronunciarsi entro la giornata di domani sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare da applicare.












