× Sponsor
20 Giugno 2026
20 Giugno 2026
spot_img

Uccise due uomini a colpi di zappa a Catanzaro e ferì una donna, pena ridotta in appello per l’imputato

La Corte di Assise appello, chiamata a pronunciarsi dopo l'annullamento con rinvio disposto di giudici di Piazza Cavour, ha accolto la richiesta difensiva

spot_img

Sconto di pena per Saleem Masih, il 33enne, giudicato con rito abbreviato, accusato di aver ucciso Giuseppe Sestito e di Vincenzo Marino, con l’aggravante dell’uso di armi improprie e di lesioni personali nei confronti di Giorgetta Arcuri alla Valle dei Mulini. Quest’ultima sarebbe stata colpita dal manico di una zappa, mentre cercava di schermare uno dei due uomini dalla furia omicida del pakistano quel maledetto 9 settembre del 2021 alla Valle dei Mulini a Catanzaro, che le è costato un trauma contusivo all’avambraccio destro e alla spalla destra. La Corte di Assise e appello chiamata a pronunciarsi nuovamente dopo che la quinta sezione della Corte di cassazione aveva accolto il ricorso dell’avvocato difensore di Masih, Vincenzo Savaro, annullando la sentenza dei giudici di secondo grado, ha condannato l’imputato a 13 anni e sei mesi in luogo dei 14 anni inflitti dai giudici di appello in diversa composizione.

Le fasi processuali

 La Corte di assise appello di Catanzaro, presidente Antonio Battaglia, infatti, era già stata chiamata a pronunciarsi dopo un primo annullamento con rinvio della Cassazione, riformando il verdetto emesso dai giudici di secondo grado, infliggendo all’imputato 14 anni di reclusione, in luogo di 18 anni e 8 mesi di reclusione, mentre il gup aveva sentenziato la pena più alta a 20 anni.  I giudici della corte, avevano anche accolto la richiesta del difensore l’avvocato Enzo Savaro, rinnovando l’istruttoria dibattimentale, durante la quale era stato dato mandato al perito Rossi di effettuare una consulenza tecnica sulla capacità di intendere e di voler dell’imputato al momento del fatto ed all’esito della sua acquisizione e della discussione delle parti ha disposto la riduzione della pena, riconoscendo la parziale infermità mentale del 31enne. Poi un nuovo annullamento con rinvio disposto dai giudici di Piazza Cavour, rispedendo gli atti a Catanzaro per un nuovo processo di appello per la determinazione della pena. Secondo le ipotesi accusatorie il pakistano, avrebbe colpito ripetutamente con una zappa i due uomini, compiendo atti diretti a provocarne la morte. 

La duplice aggressione culminata in tragedia

Un’aggressione avvenuta in due tempi. In un primo momento mentre si trovava vicino alle stalle del maneggio, avrebbe colpito alla testa con la parte metallica posteriore della zappa Marino, facendolo cadere a terra e anche quando la vittima era stremata al suolo avrebbe continuato a bastonarla su tutto il corpo. Poi il pakistano si sarebbe allontanato recandosi nel parcheggio del maneggio, teatro del secondo atto dell’aggressione. E’ qui che l’uomo avrebbe incontrato Giuseppe Sestito, aggredendolo con la zappa alla testa  e come accaduto per la prima vittima, avrebbe anche questa volta infierito su Sestito mentre era riverso a terra. Gesti di inaudita violenza che non hanno lasciato scampo a Sestito e a Marino morti in ospedale, il primo, dopo due giorni di agonia e il secondo il 22 settembre, entrambi per “schock traumatico secondario a trauma cranio-facciale con emorragia cerebrale massiva e fratture craniche  multiple”.

La confessione shock

“Umiliato e offeso per oltre un anno da tutti i frequentatori del maneggio. Per questo ho fatto quello che ho fatto”. Saleem Masiji, che lavorava alla Valle dei mulini aveva ammesso le proprie responsabilità in sede di interrogatorio davanti al pm prima e al gip dopo, riferendo di aver perso il controllo davanti all’ennesimo episodio di scherno da parte di Marino e di averlo aggredito: “Mi sono molto arrabbiato e ho preso una zappa e l’ho colpito alla testa con la parte di metallo del retro, non dalla lama. Lui è caduto per terra e io l’ho colpito altre volte mentre era a terra”. Accecato dall’ira ha continuato ad aggredire tutte le persone che incontrava sul suo cammino: “Giunto nel parcheggio è arrivato Pippo (Giuseppe Sestito ndr) ed è sceso dalla macchina chiedendomi cosa stessi facendo. Dato che anche lui mi prende sempre in giro (…), anche se oggi non me l’ha detto, ho colpito anche lui con la pala, anche lui è caduto a terra e l’ho colpito altre due volte quando era a terra”.

“L’ho colpita perché preso in giro”

C’erano due donne ad aver assistito alla tragedia: “Hanno visto tutto, e si sono avvicinate e così ho colpito una delle due, perché lei mi dice quello che mi dicono tutti”. La furia dell’allora indagato, oggi imputato, cessa nel momento in cui alcune persone lo colpiscono, fino a farlo cadere a terra, ferendolo in testa, prima che potesse riuscire a scappare, fermato verso l’ingresso dell’ippodromo. A detta di un testimone oculare e dello stesso indagato,  bloccato da due persone allo stato non identificate.

“Non volevo uccidere”

In sede di convalida davanti al gip, sostanzialmente, l’uomo aveva confermato la versione fornita al pm. Ha riferito di essere stato oggetto di scherno più volte da parte di Marino anche il giorno dell’aggressione quando ha afferrato la zappa e lo ha colpito in testa, senza che la vittima avesse avuto la possibilità di difendersi, “non era in grado di accorgersi di quanto da lì a poco gli sarebbe accaduto”. Successivamente ha aggredito anche Sestito: gli aveva chiesto conto dell’accaduto e lo ha colpito alle spalle, per poi continuare a bastonarli entrambi nonostante fossero finiti a terra . L’unica dissonanza rispetto ai fatti raccontati al pubblico ministero era stato quello di aver colpito Sestito con un manico di legno e non con la parte metallica della zappa. Poi la dichiarazione shock: “Non avevo intenzione di uccidere, volevo solo mandarli in ospedale”.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img