C’è stato chi avrebbe tentato di fermare Cataldo De Luca dalla furia omicida, mentre in cella a Catanzaro prendeva a calci e a pugni Antonio Pugliese per evitare la tragedia, ma nessuno dei presenti avrebbe aiutato la vittima lasciandola agonizzante riversa a terra, nessuno dei detenuti indagati si sarebbe attivato per chiamare i soccorsi. E’ quanto emerge alla carte dell’ordinanza del gip del Tribunale di Catanzaro Teresa Lidia, che ricostruisce i drammatici momenti di quel 7 luglio di due anni fa. Dimistri Todorov, Gianluca La Forgia e Vincenzo Malena si trovavano, nel corso del pestaggio, all’interno della cella numero 219, mentre Francesco Molinaro stazionava all’esterno della stessa, osservando tutto. Tutti destinatari di una misura cautelare in carcere su richiesta del sostituto procuratore Sarah Cacciaguerra (LEGGI).
I timidi tentativi di sedare la lite
La Forgia e Malena avrebbero tentato di frapporsi tra Pugliese e De Luca per porre fine all’aggressione, salvo poi desistere per paura che venissero “pestati di botte” anche loro. E’ stato lo stesso La Forgia a dichiarare di essere stato minacciato e spintonato da De Luca, che gli intimava di non intervenire, circostanza che lo aveva indotto a femarsi, mentre Malena sarebbe riuscito, in una prima fase, a sottrarre uno sgabello dalle mani di De Luca, spingendo Pugliese verso il bagno per allontanarlo dal suo “carnefice”: “ quando ho visto che anche Malena si è trattenuto dall’intervenire, considerato che Pugliese è un suo paesano, io stesso ho deciso di non intervenire più pensando, se non importa a loro che è un loro paesano, perché deve importare a me?”. E in un dialogo intercettato La Forgia ha dichiarato ad un detenuto di aver sollecitato Molinaro che si trovava all’esterno della cella di attivarsi per richiedere l’intervento della Polizia penitenziaria senza ottenere alcun riscontro: “mettendomi a dividere ho rischiato di essere io linciato, anche perchè mi hanno strattonato, mi dovevo fare i cazzi miei, scusate il temine ma io vi devo dire quello che è successo … mi hanno preso, mi hanno sbattuto sulla bilancina eh…io sono rimasto imbalsamato. Ho avuto paura, sono rimasto terrorizzato … non vedevo l’ora dì andarmene da quella stanza… C’era Molinaro fuori, ho dettochiama qualcuno, chiama a qualcuno che andiamo via da quà. Non mi potevo mettere a urlare guardia guardia che quelli mi ammazzavano lì dentro a me”.
Le omissioni nell’attivare i soccorsi e il modus operandi in carcere
Secondo le ipotesi accusatorie, gli indagati pur essendo consapevoli della gravità dell’aggressione in atto e della concreta possibilità che “ci scappasse il morto”, avrebbero omesso di attivarsi per impedire la prosecuzione di quella inaudita violenza, aggravata dall’assenza di qualsiasi intervento volto a prestare soccorso alla vittima. Tutti, all’arrivo dell’agente nella cella diciassette minuti dopo il pestaggio, avrebbero taciuto nel riferire le reali condizioni di Pugliese, riverso a terra in una pozza di sangue, limitandosi a dire che la vittima si trovava in bagno, fornendo indicazioni fuorvianti. L’attività tecnica di indagine ha consentito di accertare ulteriori episodi di violenza ai danni di altri detenuti che, pur non presentando un collegamento diretto con l’omicidio del Pugliese, assumono, per il gip, rilievo ai fini della ricostruzione del contesto e del modus operandi degli indagati. E’ emerso come De Luca e gli altri detenuti coinvolti utilizzassero in maniera sistematica la violenza o atteggiamenti omertosi come ordinario strumento di gestione dei rapporti interni, imponendo una condizione di sostanziale egemonia all’interno della sezione detentiva e ricorrendo ad aggressioni, anche per motivi futili.
In silenzio davanti al gip
Nel corso dell’interrogatorio di granzia gli indagati hanno scelto il silenzio davanti al gip. Gianluca La Forgia, difeso dagli avvocati Romualdo Truncè e Roberto Coscia, Francesco Molinaro difeso dall’avvocato Antonio Larussa, Dimitar Dimitrov Torodov, difeso dall’avvocato Roberto Coscia, Vincenzo Malena, difeso dall’avvocato Luigi Scaramuzzino e Cataldo De Luca, difeso dagli avvocati Lugi Scaramuzzino e Giovanni Salzano, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
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