A poche ore dalla morte del detenuto Antonio Pugliese, picchiato a morte nella cella del carcere di Catanzaro il 7 luglio 2024, i cinque indagati (LEGGI) manifestano il timore di essere scoperti, hanno la bocca cucita per paura di essere intercettati. Cataldo De Luca invita Dimitar Dimitrov Toradov al silenzio con gli altri detenuti: “con una parola si possono inguaiare persone…nella lavanderia, per esempio… con una parola ci possono essere tante interpretazioni…”. Il suo interlocutore replica: “siamo sulla stessa barca, è giusto quello che dici”, tant’è che anche durante i colloqui con i parenti quest’ultimo afferma che Pugliese e’ “morto nelle mani del dottore infermiere”, insinuando, che l’eventuale attribuzione di responsabilità ai detenuti sarebbe stata funzionale ad eludere gli obblighi risarcitori gravanti sull’Amministrazione penitenziaria.
La linea difensiva da sostenere
Una linea difensiva rafforzata dalle cause della morte della vittima refertata nell’immediatezza dei fatti, quando ancora l’esito dell’autopsia non era noto: “c’era il dottore, sulle carte c’è scritto che è morto di infarto fulminante”. La versione comune da sostenere è che si trovavano inizialmente tutti in cella a bere vino e che, successivamente al loro allontanamento, Pugliese, recatosi in bagno, era caduto. Ma quando l’esito dell’esame autoptico parla di aggressione e di omicidio, le cose per loro si mettono male e iniziano a parlare tra di loro. “Sto cornuto ma minatu nu cazzottu e u schiattavi”, De Luca quattro mesi dopo l’omicidio di Antonio Pugliese dialogando in carcere con Toradov ammette di aver aggredito fisicamente la vittima, di averlo colpito con sette, otto pugni, ma che non avrebbe voluto ammazzarlo: “chi cazzo l’immaginava ca cu quattro cinque, pugni moriva stu cani”.
“Uno si deve prendere la colpa non ci sono alternative”
Nel corso di ulteriori colloqui con alcuni parenti, come risulta dalla carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto di cinque indagati, manifesta la necessità di voler parlare con il pubblico ministero confessando l’accaduto, una scelta basata sia sulla rilevante pena già in corso di espiazione “ho già 25 anni… con il trentennale arrivo a 30 anni”, sia nella prospettiva di evitare, o comunque attenuare, le conseguenze pregiudizievoli per gli altri indagati. De Luca ribadisce l’assenza di alternative, anche alla luce delle conclusioni della relazione medico-legale, nella quale la morte di Pugliese viene qualificata come omicidio e non come infarto fulminante. Significativo per gli inquirenti è il passaggio in cui afferma “invece di quattro meglio solo” e che, qualora non fosse stato possibile ottenere un esito favorevole per tutti, “uno si deve prendere la colpa, non ci sono alternative”, evidenziando l’opportunità di anticipare le dichiarazioni spontanee: “quelli lì ti reputano pure che tu magari è successo il fatto, sì ma non è che tu lo volevi fare dunque prendi sempre di meno, non prendi il massimo”.
“Io non c’entro un cazzo… non aspettare l’ambaradan”
Gianluca La Forgia esterna a De Luca la propria preoccupazione per le implicazioni che sarebbero potute derivare dell’accertamento autoptico, proclamando la propria estraneità da qualsivoglia condotta aggressiva: “questo qua, (Pugliese ndr) è morto proprio per le mazzate. L’autopsia dice questo! Io qui, non c’entro un cazzo! non è che mi posso piangere questi guai …”, sollecitando De Luca: “… non aspettare che fanno l’ambaradan e di tutta l’erba un fascio, perché è peccato che dobbiamo pagare quattro persone quando con me non ha avuto niente a che fare questo cristiano”. E De Luca dialogando con altri detenuti esprime giudizi fortemente critici nei confronti di La Forgia che aveva deciso di dire tutto all’autorità giudiziaria. “Un’infamità” quella di la Forgia, “soprattutto se fatta da un capo bastone, facendo riferimento al ruolo ricoperto all’interno del gruppo criminale di appartenenza. L’8 novembre Gianluca La Forgia interrogato da inquirenti e investigatori vuota il sacco, parla di una lite insorta tra il Pugliese e De Luca, un diverbio degenerato in tragedia: il primo insulta il secondo apostrofandolo “pisciaturu” e gli sferra uno schiaffo facendo cadere gli occhiali a De Luca, provocandone la reazione violenta. De Luca inizia a colpire Pugliese con pugni e calci, scagliandogli contro anche uno sgabello e sopraffacendolo una volta caduto a terra: “gli è saltato addosso …gli ha dato una scarica di pugni sul volto e …anche qualche calcio tra il petto e il collo”.
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