22 Agosto 2026
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“Volevo rimuovere un animale dal suo addome”: la notte dell’orrore nella casa dell’anziano a Vibo. La badante resta in carcere

Coltelli, sedativi e una valigia pronta: anatomia del tentato omicidio professore Totò Reggio. Convalidato il fermo dell'ucraina accusata di tentato omicidio. Aveva trasformato la stanza in una rudimentale sala operatoria

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Una camera da letto trasformata in una rudimentale sala operatoria, alcuni coltelli da cucina, guanti in lattice e una confezione di sodio cloruro. Sul letto, privo di coscienza, Antonio “Totò” Reggio, stimato docente in pensione ed ex amministratore di Nicotera, con il corpo coperto da bende intrise di sangue. È la scena che gli agenti della Polizia di Stato si sono trovati davanti all’interno di un’abitazione di Vibo Valentia. Per il grave ferimento dell’anziano, originario di Nicotera ma residente nel capoluogo, è finita in carcere la sua badante, una cittadina ucraina accusata di tentato omicidio aggravato. Il fermo, eseguito d’iniziativa dalla Squadra mobile il 19 agosto, è stato convalidato dall’autorità giudiziaria, che ha disposto nei confronti della donna la custodia cautelare in carcere.

L’allarme nel cuore della notte

L’intervento è scattato intorno alle 2.50, quando la Sala operativa della Questura ha inviato gli agenti dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico nell’abitazione dell’anziano, dopo una richiesta di aiuto. Entrati nella camera da letto, i poliziotti hanno trovato l’uomo disteso sul letto e privo di coscienza. Sul suo corpo erano state sistemate diverse bende impregnate di sangue, soprattutto nella zona addominale. I sanitari lo hanno trasportato in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia. Gli esami hanno evidenziato una massiccia emorragia toracica, una ferita da taglio nella regione ipogastrica e multiple fratture scomposte. A causa della gravità del quadro clinico, Reggio è stato trasferito d’urgenza in un ospedale di Catanzaro, dove si trova ancora ricoverato con prognosi riservata.

La rudimentale “sala operatoria” nella camera da letto

Le indagini condotte dalla Squadra mobile di Vibo Valentia, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, si sono concentrate immediatamente sulla badante. Secondo la ricostruzione investigativa, ancora sottoposta alle necessarie verifiche, la donna avrebbe allestito nella camera dell’anziano una sorta di rudimentale “sala operatoria”. Avrebbe quindi somministrato all’uomo alcune sostanze con effetto sedativo e, dopo averlo fatto addormentare, gli avrebbe provocato una lacerazione all’addome utilizzando un coltello da cucina. Nel corso degli accertamenti gli investigatori hanno sequestrato diversi coltelli, guanti in lattice e una confezione di sodio cloruro, materiali che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati utilizzati o predisposti dalla donna per compiere l’azione. Resta ancora da chiarire l’origine delle altre gravi lesioni riscontrate sul corpo dell’anziano e, soprattutto, quale sia stato il movente dell’aggressione.

La spiegazione della donna: “Volevo rimuovere un animale”

Interrogata alla presenza del proprio difensore, la badante avrebbe fornito agli investigatori una spiegazione sconcertante. Avrebbe dichiarato di aver agito perché intenzionata a rimuovere un non meglio precisato “animale” che, secondo lei, si trovava nell’addome dell’uomo. Una versione sulla quale sono adesso concentrati gli approfondimenti degli inquirenti. Dovranno essere chiarite anche la natura delle sostanze presumibilmente somministrate alla vittima e le condizioni psicofisiche della donna al momento dei fatti. La badante lavorava nell’abitazione dell’87enne dalla fine di giugno 2026, quando era arrivata per sostituire temporaneamente una collega connazionale. Il suo incarico avrebbe dovuto concludersi il 20 agosto, appena un giorno dopo il grave episodio.

La valigia pronta e il pericolo di fuga

Gli investigatori hanno ritenuto concreto anche il pericolo di fuga. All’interno dell’abitazione sarebbe stata infatti trovata una valigia già preparata. A questo elemento si sarebbe aggiunta l’assenza di una stabile dimora della donna. La Squadra mobile ha quindi proceduto al fermo di indiziato di delitto. Su disposizione del pubblico ministero di turno, la cittadina ucraina è stata trasferita nella Casa circondariale di Reggio Calabria. Nella giornata del 22 agosto il giudice ha convalidato il provvedimento, disponendo la permanenza in carcere della donna. L’accusa contestata è quella di tentato omicidio aggravato. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità dell’indagata dovrà essere accertata nel corso del processo e con una sentenza definitiva, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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