Non si può archiviare come un suicidio la morte di Beatrice Celia, 22enne, di Catanzaro, trovata senza vita la notte tra il 16 e il 17 marzo del 2024 all’interno della casa in cui viveva. E’ la conclusione a cui è pervenuto perito Massimo Rizzo relazionando oggi in aula, nel corso dell’incidente probatorio, voluto dalla famiglia, rappresentata dagli avvocati Mauro Carelli ed Angela La Gamma sugli esiti della perizia richiesta dal gip Mario Santoemma, nell’ambito di un’inchiesta della Procura allo stato contro ignoti in cui si indaga per morte conseguente ad un altro reato. Una conclusione che trova conferma anche nella perizia di parte del consulente Stefano Tambuzzi, che parla di giudizio privo di solide basi scientifiche. Secondo quanto accertato da entrambi i consulenti, Beatrice è deceduta tra le 23:15 del 16 marzo e le 01:15 del 17 marzo 2024, con un intervallo post-mortale di 10-12 ore. La causa è un’asfissia meccanica violenta.
“Dinamica dei fatti compatibile con un intervento di terzi”
Per Rizzo, esaminati tutti i dati a disposizione, dalle lesioni riportate dalla ragazza, dai reperti autoptici, dagli esami di laboratorio e dalle circostanze della morte, esistono una pluralità di elementi convergenti in una dinamica dei fatti attuata per mano di terzi. Questo non significa che allo stato attuale sia stato definito ogni dettaglio sulla morte della ragazza, ma che in base agli elementi a disposizione e non al singolo reperto isolatamente considerato l’ipotesi del suicidio da un punto di vista medico legale non regge. Sulla stessa linea la perizia di parte firmata da Stefano Tambuzzi su un caso che è tutt’altro che lineare e scevro da criticità interpretative. Tambuzzi chiarisce di non voler sostenere a tutti i costi che si sia trattato di una morte criminosa ma di voler dimostrare che concludere per impiccamento suicida, in assenza di argomentazioni puntuali e dettagliate, rappresenta un giudizio non basato su solide evidenze scientifiche che ignora molteplici criticità di enorme rilevanza patologico-forense.
“La ragazza non era da sola in casa”
Tra queste, la dimostrazione della vitalità del solco cutaneo cervicale, l’approfondimento del corteo lesivo traumatico-contusivo agli arti superiori, la possibilità che sul corpo ci siano tracce riconducibili a terze persone e la corretta ricostruzione delle modalità con cui sarebbe avvenuto l’impiccamento. Passaggi tecnici non derogabili che, secondo Tambuzzi, sono stati del tutto ignorati o non hanno trovato adeguata risposta. A far da cornice, una notevole convergenza di elementi che rende del tutto prospettabile che la ragazza non fosse da sola in casa la notte in cui è deceduta, rendendo tutt’altro che remota l’eventualità di un evento criminoso. Per entrambi i periti, quindi, il fascicolo non può essere archiviato come suicidio. Oggi ha relazionato sulla perizia tecnica biologica Giorgio Portera, genetista di fama internazionale, ufficiale dei Ris in congedo che ha svolto la su attività in indagini complesse come quelle sull’omicidio di Yara Gambirasio. Ora spetta alla Procura decidere come procedere in base agli elementi raccolti.















