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5 Aprile 2026
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Brunetta si aumenta lo stipendio portandolo a 310mila euro all’anno. “La vittoria della casta”

Il presidente del CNEL incrementa il suo compenso di oltre il 20%. L'opposizione attacca duramente: "Predatoria e senza vergogna, questa è la destra al governo".

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Un nuovo caso di opportunismo politico e retributivo agita la scena istituzionale italiana, sollevando violente polemiche. Protagonista è Renato Brunetta, Presidente del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), il cui stipendio è passato da 250mila a 310mila euro, un aumento di oltre il 20%. La vicenda assume un tono ancor più controverso poiché l’ex Ministro, che fino a un anno e mezzo fa non percepiva alcun compenso in quanto pensionato, ha ottenuto il diritto alla retribuzione grazie a una norma ad personam inserita nel decreto PNRR del marzo 2024.

Il doppio salto retributivo e la sentenza della Consulta

La possibilità per Brunetta di percepire un compenso al CNEL è stata creata da una norma che aggirava il divieto, in vigore dal 2012, di affidare incarichi retribuiti nella Pubblica Amministrazione a chi è in pensione. Inizialmente, il compenso era stato fissato al massimo del tetto per i dirigenti della Pubblica Amministrazione.

Il secondo, e più contestato, aumento è arrivato con una deliberazione votata l’11 settembre, poche settimane dopo la sentenza della Corte Costituzionale di fine luglio che aveva dichiarato incostituzionale la soglia massima per le remunerazioni pubbliche. Pronti a sfruttare il varco, Brunetta si è mosso rapidamente, incrementando lo stipendio e predisponendo anche il recupero degli arretrati. Una mossa che ha irritato perfino il Governo che pure aveva aperto la strada al doppio stipendio nel 2024, il quale, tuttavia, ha preferito non commentare pubblicamente la vicenda.

Le accuse dalle opposizioni: “Difesa della Casta”

Le reazioni delle forze di opposizione sono state immediate e durissime, concentrandosi sul paradosso di un aumento retributivo per i vertici istituzionali in un momento di grave difficoltà sociale ed economica.

Il pentastellato Dario Carotenuto (M5S) ha bollato l’episodio come “indecente“: “È indecente che, in un momento in cui l’Italia registra il record storico di poveri assoluti e 6 milioni di lavoratori dipendenti prendono meno di 1.000 euro al mese, il Cnel di Renato Brunetta decida di aumentare gli stipendi dei propri vertici”. Carotenuto ha sottolineato la gravità del fatto che l’aumento, cumulato a pensione e vitalizio, sia stato applicato con effetto retroattivo e senza attendere il provvedimento governativo per recepire la sentenza della Consulta. “Insomma, Villa Lubin si è trasformata in Villa Brunetta: un luogo dove tutto può succedere, in barba persino alla legge”, ha chiosato il deputato, domandando l’opinione del Governo e definendo l’episodio come la “difesa della Casta della peggior specie“.

Il contrasto con il salario minimo

L’ex premier Matteo Renzi (Italia Viva) ha affondato il colpo criticando la spesa: “Il Cnel ha deliberato un aumento di 1,5 milioni per i vertici e di 200mila euro per lo staff“. Renzi ha messo in correlazione diretta l’aumento del “poltronificio di Brunetta” con l’incapacità di Giorgia Meloni di trovare i fondi per aumentare gli stipendi del ceto medio.

Anche Nicola Fratoianni (Avs) ha tuonato, definendo il gesto “senza vergogna” e ricordando come Brunetta sia uno dei più acerrimi nemici del salario minimo a 9 euro lordi l’ora. “Grandi aumenti per se stessi e briciole per gli altriquando si tratta di rinnovare i contratti e adeguarli al costo della vita, come si vede dal contratto di questi giorni dei lavoratori della scuola. Avida, predatoria e senza vergogna: questa è la destra al governo del Paese“, ha concluso il leader di Avs.

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