Il quadro dirigenziale del calcio italiano rischia di venire travolto da una nuova scossa sismica dalle conseguenze imprevedibili. AI centro della contesa giudiziaria ci sono i requisiti di eleggibilità di Giovanni Malagò alla guida della FIGC, finiti sotto il mirino della giustizia sportiva a causa di un’anomalia procedurale che potrebbe far decadere l’intero assetto della Federazione.
Il giallo del tesseramento e le verifiche della Procura Sportiva
L’origine dell’intricata vicenda risale al formale ricorso avanzato dal legale Renato Miele, ex calciatore laziale, il quale ha sollevato dubbi sul rispetto del disposto normativo ex art. 29, comma 1, dello Statuto federale. Sebbene le strutture interne abbiano a suo tempo dato semaforo verde alla candidatura – sfociata nell’elezione con quasi il 70% dei consensi a scapito di Giancarlo Abete -, il tassello mancante risiederebbe nella mancata registrazione del modulo di tesseramento all’interno del sistema informatico S400 della Federazione. Un dettaglio tutt’altro che marginale, che ha spinto il Procuratore Generale dello Sport, Ugo Taucer, a sollecitare l’intervento del Procuratore FIGC Giuseppe Chinè per procedere all’acquisizione del fascicolo e accertare la reale decorrenza temporale dell’atto.
Lo scenario drastico: una Figc commissariata
Ove le verifiche dovessero confermare l’assenza dei requisiti al momento del deposito della candidatura, gli effetti a catena rischiano di risultare devastanti per la governance del pallone nostrano: nullità dell’esito elettorale e azzeramento della carica presidenziale. Azzeramento dei vertici FIGC con l’ingresso di un commissario ad acta. Decadenza dei ruoli chiave promossi dalla presidenza, compreso l’ingaggio di Roberto Mancini nel ruolo di Commissario Tecnico della Nazionale.
Gli appuntamenti davanti ai giudici
A complicare il panorama istituzionale si aggiunge la questione legata alla nomina di Diana Bianchedi come capo delegazione azzurro, un’assegnazione finita sotto la lente del CONI per la sussistenza di un presunto conflitto di interessi.
I prossimi passaggi decisivi sono già segnati in agenda: dopo il no incassato dal Tribunale Federale ad agosto, l’11 settembre la Corte Federale della FIGC tornerà a pronunciarsi sul ricorso. Non si esclude, in ultima istanza, la strada del ricorso amministrativo al TAR del Lazio a seguito delle motivazioni del Collegio di Garanzia dello Sport.












