A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, Marco Poggi ha deciso di interrompere il riserbo che ha caratterizzato quasi due decenni della sua vita. Intervistato a Quarto Grado, il fratello di Chiara ha spiegato che la scelta di parlare nasce dall’urgenza di fermare una macchina mediatica e investigativa che, nell’ultimo anno, ha travolto la sua vita e quella dei suoi genitori con illazioni, sospetti e una sovraesposizione che ha ferito profondamente la memoria della vittima.
La rottura del silenzio: accuse e sensi di colpa
Marco Poggi non nasconde il dolore per essere finito, a sua volta, al centro di sospetti infamanti. “Essere accusato dell’omicidio di Chiara è una cosa che difficilmente mi andrĂ via, anche se ho imparato a conviverci“, confessa. Il 38enne ammette anche un velato senso di colpa per non aver parlato prima, convinto che una presenza mediatica piĂ¹ attiva avrebbe potuto prevenire la nascita di leggende metropolitane, come quella, da lui smentita categoricamente, che lo voleva ricoverato in una casa di cura.
Il caso Sempio e le ombre sul passato
Le voci che vedrebbero un legame tra lui, Andrea Sempio (indagato per il delitto) e un presunto giro di droga e pedofilia vengono respinte da Poggi come “fantasia allo stato puro”. Il fratello di Chiara critica aspramente il fatto che la Procura non sia intervenuta tempestivamente per smorzare queste piste, lasciando che il ricordo della sorella venisse infangato da insinuazioni sulla sua vita privata. “Spero che chi ha giocato per un anno con queste illazioni trovi l’umanitĂ di dire basta”, aggiunge.
La posizione (irremovibile) su Alberto Stasi
Nonostante le recenti riaperture investigative, la posizione della famiglia Poggi rimane granitica. Marco spiega che il convincimento sulla colpevolezza di Alberto Stasi è frutto di un lungo percorso: dopo una fase iniziale in cui, nel 2007, la famiglia credeva fermamente nell’innocenza del fidanzato di Chiara, il susseguirsi dei processi e la lettura delle motivazioni delle sentenze hanno cambiato radicalmente la loro prospettiva. “Ho iniziato a chiedermi il perchĂ© di così tante bugie, come quella sul Dna di Chiara trovato sui pedali“, chiarisce.
Il rapporto con l’inchiesta
Poggi esprime profonda amarezza per come la sua famiglia sia stata trattata durante le ultime indagini: “Siamo stati tenuti da parte come se non esistessimo“. La scoperta, avvenuta a posteriori, di essere stati intercettati e che il loro Dna era stato prelevato di nascosto dalla spazzatura ha lasciato ferite aperte. “La morte di Chiara è una cosa nostra“, sottolinea, auspicando un trattamento piĂ¹ umano e trasparente da parte di chi conduce le indagini.
L’ultimo ricordo di Chiara
Il momento piĂ¹ intimo dell’intervista riguarda la memoria di Chiara. Marco confessa con dolore che il ricordo del suo ultimo saluto, avvenuto prima di partire per una vacanza in montagna, è purtroppo sfumato. Il suo pensiero fisso resta perĂ² uno: l’umanitĂ . “Chi l’ha uccisa ha tolto tutto, anche la possibilitĂ di trasformare il nostro rapporto in una vera amicizia da adulti”, racconta. L’appello finale di Marco è un accorato desiderio di “pace”: “Spero che il suo ricordo sia lasciato finalmente in pace. Spero che possa avere un po’ di tregua anche lei“.









