12 Settembre 2026
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Lega-Meloni, nuovo braccio di ferro: nel mirino ci sono i militari di Strade sicure

La richiesta di Zoffili divide il centrodestra. Sullo sfondo anche il progetto per riportare in servizio i Carabinieri ausiliari

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Dopo le celebrazioni per il record di longevità e le tensioni sulla legge elettorale, il fine settimana del centrodestra si apre con un nuovo fronte di confronto interno: il pressing della Lega per il potenziamento di Strade sicure.

In commissione Difesa alla Camera è ferma da aprile una risoluzione del partito di Matteo Salvini, con la quale si chiede al governo di rafforzare l’operazione che dal 2008 impiega le Forze Armate in attività di prevenzione e sicurezza. All’epoca era in carica il governo Berlusconi IV, mentre ministro della Difesa era Ignazio La Russa.

Il tema alimenta i dissidi nella maggioranza, e anche all’interno di Fratelli d’Italia, dallo scorso novembre, quando il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva sottolineato la necessità di “aumentare le forze di polizia per riportare i militari al loro lavoro originario”.

La richiesta della Lega: 10mila militari

Ora la Lega torna ad alzare la voce: “Sarebbe inspiegabile da parte della maggioranza rinviare ancora una scelta che può essere operativa fin dai prossimi giorni. La spesa potrebbe essere coperta dai profitti di soli tre giorni di una grande banca italiana”.

L’obiettivo del partito è portare dagli attuali 6.800 a 10mila i soldati impegnati in Strade sicure. Il primo firmatario della risoluzione, Eugenio Zoffili, auspica “il voto favorevole di tutta la maggioranza”, ricordando che “ci sono ancora 61 capoluoghi di provincia senza il loro presidio”.

Sul tavolo c’è anche il lavoro dell’esecutivo per la reintroduzione dei Carabinieri ausiliari, figura uscita di scena con la fine della leva obbligatoria nel 2005. Il nuovo sistema dovrebbe consentire di sostituire progressivamente il contingente di circa 6.800 militari attualmente impegnati nell’operazione.

La risoluzione torna in commissione

L’ufficio di presidenza della commissione dovrebbe calendarizzare martedì la prosecuzione dell’esame della risoluzione. Per procedere, però, sarà necessario trovare una soluzione di compromesso.

Una mediazione che appare sempre più difficile con l’avvicinarsi della fine della legislatura. Giorgia Meloni sembra infatti intenzionata ad allontanare gli scenari di un voto anticipato rispetto alla scadenza naturale.

Un’ipotesi che i suoi avevano però evocato durante il braccio di ferro al Senato sulla legge elettorale e che potrebbe tornare sul tavolo in caso di “scherzetti” nelle votazioni a scrutinio segreto durante il passaggio definitivo alla Camera, previsto a ottobre.

Meloni: “Il governo non ha paura e non scappa”

“Abbiamo ancora moltissimo da fare”, ha dichiarato la premier in un’intervista al Foglio, assicurando che il governo “tiene la barra dritta, non ha paura, non scappa”.

Sulla stessa linea il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani: “Non dovrebbero esserci elezioni anticipate. Il governo è stabile, c’è molto da fare, c’è molto ancora da fare per questo Paese”.

Il desiderio della Lega di arrivare fino alla scadenza naturale della legislatura, nell’ottobre 2027, è stato ribadito anche da Claudio Durigon.

Il nodo delle alleanze e il caso Vannacci

Tra i centristi, intanto, crescono i timori che nei prossimi mesi all’interno di Fratelli d’Italia possa prendere forma la tentazione di un’alleanza con Futuro nazionale.

“Noi siamo disponibili. Se vogliono chiamarci, il telefono del generale è sempre acceso”, fanno sapere i fedelissimi di Roberto Vannacci, precisando però che restano alcune “linee invalicabili”, tra cui la politica estera.

Un’ipotesi che Meloni respinge, soprattutto sul tema del sostegno all’Ucraina. “Sono seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati”.

Il riferimento implicito è a Giuseppe Conte. Più esplicito, invece, il passaggio dedicato a Vannacci, accostato dalla premier al Mago di Oz: “L’uomo che proietta la sua immagine gigantesca, alla fine del film, è un po’ quello che mi capita di pensare quando vedo quei video fatti con la IA di lui muscoloso condottiero e poi lo ritrovo a fare le gare di nuoto con Renzi”.

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