12 Ottobre 2026
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Energia, Pil e bilancio Ue: Meloni sprona le imprese ad Assolombarda e chiede flessibilità a Bruxelles

La presidente del Consiglio interviene all'assemblea degli industriali milanesi tracciando le linee guida per la competitività e la sovranità energetica

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Intervenendo all’assemblea annuale di Assolombarda a Milano, la premier Giorgia Meloni ha tracciato il quadro delle strategie governative per la sicurezza energetica del Paese, evidenziando la necessità di superare gli interventi congiunturali per strutturare una visione di sistema a lungo termine. La presidente del Consiglio ha rivendicato le misure già attuate per alleggerire il peso dei rincari su famiglie e tessuto produttivo, ribadendo l’impegno dell’esecutivo nel dialogo con la Commissione europea per la calmierazione dei prezzi della materia prima e annunciando la traiettoria verso le nuove tecnologie per la generazione di energia atomica.

“Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza”, ha dichiarato la premier. “Con il decreto bollette avevamo avviato un confronto con Bruxelles per ridurre i costi per famiglie e imprese. Con la Commissione stiamo lavorando per costruire un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica e il confronto è in fase avanzata. In questi anni il governo ha stanziato oltre 60 miliardi di euro per proteggere gli italiani dal caro energia, ma è una gestione dell’emergenza e servono risposte strutturali di lungo periodo. Quando le tensioni in Medio Oriente e lungo le rotte del Golfo hanno fatto schizzare i prezzi dei carburanti, il governo è intervenuto con il taglio delle accise, le accise mobili e l’abolizione del bollo auto su alcune vetture, e ha rivolto alle principali società energetiche un appello a calmierare i prezzi, a cui diverse compagnie hanno risposto positivamente”.

Nel prosieguo della relazione, il capo del governo ha evidenziato l’incremento di quasi il 40 per cento della potenza installata da fonti rinnovabili e il rilancio dell’estrazione nazionale di idrocarburi, affrontando poi il dossier del nucleare di nuova generazione con l’obiettivo di avviare la prima produzione entro il prossimo decennio.

Crescita economica, stime Pil e il ruolo dell’impresa italiana

Passando all’analisi del quadro macroeconomico nazionale, la premier ha rimarcato la tenuta del sistema produttivo italiano di fronte all’instabilità dei mercati mondiali, confermando le stime di crescita del Prodotto interno lordo per il 2026 attorno all’1 per cento, in linea con i principali benchmark dell’Unione europea. Meloni ha rivolto un attestato di stima alla platea degli imprenditori, definendo lo Stato come un partner strategico al servizio del lavoro e dello sviluppo e ribadendo il valore dell’iniziativa privata nello scenario globale.

“La crescita italiana è debole, ma l’economia ha retto l’onda d’urto. Voglio ringraziarvi a nome della nazione per il vostro contributo. Se l’Italia è forte, autorevole e ammirata nel mondo, il merito è soprattutto delle imprese e dei loro lavoratori, è di chi cerca di non accontentarsi perché in un mondo che corre sempre più rischia di non esserci spazio per chi indietreggia e per chi tentenna. I dati per i primi sei mesi di quest’anno ci dicono che la crescita per il 2026 può arrivare all’1 per cento, in linea con le principali economie europee, e anche stavolta, oltre le previsioni. Noi italiani veniamo spesso sottovalutati. Solo che quando ci sottovaluta l’Unione europea ci siamo abituati, invece quando siamo sistematicamente sottovalutati dai nostri organismi un po’ dispiace, ma tant’è”.

Il presidente del Consiglio ha poi ribadito il cambio di paradigma nei rapporti tra fisco, istituzioni e tessuto manifatturiero: “Un’industria che vuole creare ha certamente bisogno di volontà, ma ha anche bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato e che non la consideri un mero soggetto da tassare quando non direttamente da controllare o addirittura da ostacolare. Il governo ci sarà quando serve e vi lascerà lavorare, perché alle volte il migliore aiuto a chi produce e non mettersi di traverso. Continuate a fare quello che vi riesce meglio, a osare, a costruite, a credere in questa straordinaria avventura che si chiama Italia. Viviamo in un tempo che non concede tregua. Gli equilibri che conoscevamo si stanno sgretolando, un’intera epoca si chiude senza che quella nuova sia ancora definita. È un tempo difficile, ma difficile viene dal latino e significa che non si lascia fare. Solo che noi siamo la nazione del fare”.

Le trattative a Bruxelles: bilancio pluriennale, coesione e flessibilità sull’inflazione

Sul fronte delle trattative comunitarie, il primo ministro ha espresso la posizione della delegazione italiana circa la revisione del Quadro finanziario pluriennale e la gestione delle clausole di bilancio in vista del prossimo Consiglio europeo. L’Italia intende promuovere il finanziamento della competitività senza intaccare i capitoli dedicati alla coesione e alla Politica agricola comune, considerati presupposti essenziali per la sovranità alimentare e lo sviluppo omogeneo dei territori europei, facendo forza sull’intesa sottoscritta da 22 Paesi membri nell’ambito dell’iniziativa “Gli amici della coesione”. Contestualmente, il governo italiano porrà in sede europea il tema della flessibilità di bilancio di fronte alle spinte inflazionistiche generate dalle crisi in Medio Oriente e lungo le rotte navali strategiche di Hormuz e del Mar Rosso.

“L’Italia non siede in Europa per dire sempre di si. L’Italia è uno dei paesi che l’Europa l’ha fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando le cose non vanno. Sul quadro finanziario pluriennale, anche noi vogliamo che vengano finanziate nuove priorità e certamente tra queste priorità c’è la competitività, ma non possiamo cercare risorse sulla competitività tagliando sulla coesione o sulla politica agricola, perché coesione e politica agricola sono una precondizione di quello che noi stiamo cercando di costruire in Europa. Non si può costruire competitività se i territori non crescono e non corrono tutti alla stessa velocità e non si può difendere l’autonomia strategica se si va tagliando sull’unica autonomia strategica che in Europa abbiamo, che è quella su quello che mangiamo”.

Riguardo alle ripercussioni economiche delle crisi internazionali e alla necessità di rivedere i parametri contabili dell’Unione, la premier ha aggiunto: “L’Europa deve prendere atto che la crisi in Iran, la chiusura di Hormuz, l’instabilità del Mar Rosso stanno facendo salire i costi dell’energia, delle materie prime e dei trasporti e soprattutto alimentano un’inflazione che sfugge al nostro controllo, ma che pesa molto sulle famiglie, sui sistemi produttivi e sui conti pubblici. L’Europa non può non tenerne conto: quando abbiamo approvato i piani nazionali di bilancio lo abbiamo fatto basandoci su un’inflazione programmata dell’1,8% ma oggi l’inflazione è molto più alta e in Italia, come in altre nazioni, una parte importante della spesa si adegua automaticamente all’inflazione per legge. Significa miliardi di euro di spesa in più senza che il governo abbia preso nessuna nuova decisione e per ragioni che non dipendono da noi: eppure quella spesa occupa lo spazio che le regole europee ci consentono e lo sottrae a tutto il resto, alle imprese, agli investimenti, alla crescita. Ne ha discusso il ministro Giorgetti all’Ecofin di qualche giorno fa, io riproporrò personalmente la questione al Consiglio europeo che è previsto questo giovedì e venerdì: si tratta di una proposta semplice, di buonsenso, oltre che di responsabilità”.

In conclusione del suo discorso, la premier ha invitato il mondo industriale a guardare con attenzione alle opportunità strategiche offerte dal continente africano e dal Piano Mattei: “È facile vedere opportunità negli Stati Uniti o nel Golfo, più difficile vederle in Africa. Ma parliamo del continente più giovane del pianeta e tra i mercati che cresceranno di più nei prossimi decenni. Esserci significa non lasciare ad altri un’opportunità che può essere soprattutto nostra”.

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