12 Ottobre 2026
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Caso David Rossi, Commissione d’inchiesta: “Fu omicidio di ‘ndrangheta, vicolo bloccato da complici per oltre 20 minuti”

La relazione del Ris sul video esclude il delitto d'impeto e rivela il ruolo attivo dell'uomo presente nel vicolo Monte Pio. Il presidente Gianluca Vinci punta il dito contro la criminalità organizzata attiva tra la Bassa Mantovana e la Bassa Reggiana

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Una svolta radicale riscrive la ricostruzione sulla morte di David Rossi, l’ex capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena deceduto il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni. Le nuove analisi tecniche condotte dal Ris di Parma sul materiale video dell’epoca spazzano via l’ipotesi del gesto d’impeto, delineando un’azione pianificata ed eseguita da un commando strutturato. Gli accertamenti scientifici hanno infatti attribuito un ruolo attivo e deliberato alla persona presente nel vicolo sottostante, finora considerata un semplice passante, rivelando che l’accesso alla strada venne volutamente presidiato per impedire l’arrivo tempestivo dei soccorsi mentre il manager era ancora in vita.

“La novità più dirompente di oggi è che non era un passante l’uomo del vicolo che per troppi anni è stato descritto come un eventuale turista che passava di lì e lasciava morire un moribondo. In realtà quella persona ha avuto un ruolo assolutamente attivo in questa vicenda e di fatto ha bloccato i soccorsi per oltre 20 minuti perché Rossi in quel momento era ancora vivo e poteva essere soccorso”, ha spiegato Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, a margine della presentazione della relazione del Ris a Piazza Montecitorio.

La dinamica dell’agguato e l’azione del commando

La ricostruzione emersa dai lavori parlamentari delinea una spedizione punitiva condotta con modalità e mezzi propri delle grandi organizzazioni criminali. Secondo la Commissione, la sequenza dei fatti fa pensare a un tentativo di minaccia o estorsione degenerato all’interno dei locali della banca, eseguito da un gruppo di almeno quattro o cinque persone coordinato sia nella fase dell’aggressione sia nella gestione del perimetro esterno.

“Non un omicidio d’impeto” ma un “omicidio commesso da più persone e addirittura il vicolo era bloccato da altre due persone”, ha affermato Vinci, aggiungendo che le modalità esecutive riportano a “un’organizzazione criminale”. Il presidente dell’organismo d’inchiesta ha poi ribadito che “Un tentativo di estorsione o minaccia finito male è avvalorato dal fatto che Rossi non è stato finito da un killer ma il vicolo viene bloccato per impedire i soccorsi”.

In merito ai dettagli dell’azione e alle responsabilità materiali di “quello che riteniamo a tutti gli effetti un omicidio”, Vinci ha sottolineato che “in Italia un omicidio fatto in quel modo non può essere un delitto d’impeto. Come testimoniato oggi e certificato dal Ris vi erano verosimilmente due persone a bloccare il vicolo, così come vi erano più persone all’interno dell’ufficio di Rossi quando è stato appeso. Parliamo quindi di almeno 4-5 persone coinvolte”.

La pista della ‘ndrangheta tra Mantova e Reggio Emilia

Pur precisando che al momento “non ci sono nomi” iscritti nel registro degli indagati, il presidente della Commissione si è detto convinto che l’intera regia vada ricondotta a “un’organizzazione criminale che può aver orchestrato sia la parte delle minacce sia la chiusura del vicolo dopo”. Gli elementi raccolti spingono le indagini parlamentari verso la presenza delle cosche calabresi insediate nella Pianura Padana. “Tutte queste sono modalità che non si addicono a un omicidio fatto da conoscenti ma da organizzazioni strutturate che sono in grado di entrare all’interno di una banca, prendere una persona e bloccare un vicolo”, ha proseguito Vinci.

Riguardo alla matrice dell’organizzazione, l’attenzione degli inquirenti si concentra sull’ipotesi di un’associazione “mafiosa o ‘ndranghetista. Noi abbiamo trovato molti elementi che ci spingono verso la ‘ndrangheta della bassa Lombardia, mantovana e reggiana, e questa è la direzione maestra verso la quale stiamo andando per il movente e gli esecutori”.

In merito ai riscontri emersi nel corso degli accertamenti, Vinci ha infine ribadito “che di sicuro è stata una entità criminale molto organizzata. Dai nomi che sono emersi in tutta questa indagine, sono ridondanti alcuni facenti parte della criminalità organizzata della Bassa Mantovana e della Bassa Reggiana, quindi quella è la direzione chiara nella quale stiamo andando”.

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