La strada che avrebbe dovuto condurre Andrea Pirlo sulla panchina della Nazionale ha sputi un brusco rallentamento. Nonostante l’accordo fosse stato definito nei dettagli operativi dal direttore tecnico e dai consulenti federali, il presidente della FIGC Malagò ha deciso di frenare momentaneamente la nomina, chiedendo approfondimenti e verruche legali prima dell’ufficialità. Al centro delle polemiche c’è la necessità di valutare l’impatto reputazionale e istituzionale di un’operazione che si è rapidamente trasformata in un caso politico.
Dal Dubai United al colosso Fonbet
Le perplessità intorno al profilo di Pirlo non riguardano il campo, ma legami professionali e commerciali extra-calcistici che toccano direttamente scenari internazionali complessi. Da un lato pesa il contratto che lega l’allenatore allo United FC di Dubai, club la cui proprietà fa capo all’imprenditore russo Sergey Lomakin. Dall’altro, a scatenare le maggiori polemiche è il ruolo di global ambassador ricoperto da Pirlo per Fonbet, una delle principali agenzie di scommesse del mercato russo. La vicinanza a marchi e capitali di Mosca ha immediatamente acceso il dibattito sull’opportunità di affidare la rappresentanza della squadra azzurra ad una figura associata a brand di quel contesto.











