L’arrivo di Papa Leone XIV alla città universitaria è stato accolto da un boato di entusiasmo, tra applausi scroscianti e migliaia di smartphone pronti a immortalare un evento atteso da tempo. Tuttavia, il clima di festa ha lasciato spazio a un silenzio profondo non appena il Santo Padre ha preso la parola nell’Aula Magna, affrontando i temi più urgenti dell’attualità geopolitica. Il Pontefice ha espresso una ferma condanna verso la deriva militarista globale, sottolineando come l’attuale corsa alle armi rappresenti un tradimento della diplomazia e un furto ai danni dei servizi essenziali per i cittadini.
“Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile affinché non de-responsabilizzino le scelte umane” ha denunciato il Papa, ponendo l’accento sulla necessità di un’etica che metta sempre al centro la responsabilità dell’uomo rispetto alla tecnologia.
Un mondo ferito e l’inquietudine delle nuove generazioni
Proseguendo il suo discorso davanti alla Rettrice Antonella Polimeni, ai docenti e a una platea gremita di studenti, Leone XIV ha rivolto lo sguardo alla qualità del futuro che stiamo costruendo. La sua riflessione si è fatta amara nel descrivere l’eredità che le attuali classi dirigenti stanno lasciando ai posteri, definendo la realtà contemporanea come un mondo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Il Papa ha poi dedicato un passaggio fondamentale alla salute mentale e spirituale dei giovani, analizzando le cause di un disagio sempre più diffuso nelle università e nella società.
“Dell’inquietudine esiste anche un volto triste: non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo”, noi siamo un desiderio, non un algoritmo!” ha esclamato il Pontefice, ribadendo la dignità dell’essere umano contro ogni logica di mercificazione o riduzione statistica.
La ricerca della Verità tra studio e fede
La visita, iniziata con un momento di preghiera nella Cappella Universitaria “Divina Sapienza” insieme al cappellano don Gabriele Vecchione, ha mantenuto per tutto il suo svolgimento un carattere di vicinanza e ascolto. Dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni studenti, il Papa si è spostato sul Piazzale centrale per un saluto a braccio, visibilmente commosso dal calore della comunità accademica. In questo contesto, ha voluto ribadire il valore profondo dello studio come ponte verso il divino e come esercizio di libertà intellettuale.
“Questa mia visita oggi è una visita pastorale: conoscere un po’ l’università, conoscere voi, poter salutare, condividere un breve momento nella fede. Chi ricerca, chi studia, chi cerca la Verità alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, trovare Dio precisamente nella bellezza della Creazione e in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta” ha concluso Papa Leone XIV. Le sue parole lasciano alla Sapienza un messaggio di speranza e un invito a non arrendersi alle logiche della forza, riscoprendo nella cultura e nella solidarietà le vere basi per una pace duratura.












