Vladimir Putin ha aperto la sua tradizionale conferenza stampa di fine anno, la lunga “linea diretta” televisiva in cui il presidente russo risponde alle domande dei giornalisti e dei cittadini. Il primo argomento affrontato è stato, come prevedibile, il conflitto in Ucraina.
Nel corso del programma in diretta Risultati dell’anno, il leader del Cremlino ha ribadito che Kiev non avrebbe mai mostrato disponibilità a concessioni territoriali, sostenendo che l’Ucraina continui a rifiutare qualsiasi soluzione negoziale.
Donbass, accordi mancati e responsabilità di Kiev
Rievocando gli eventi del 2022, Putin ha affermato che la crisi sarebbe esplosa quando, a suo dire, il “regime di Kiev” avrebbe scatenato la guerra nel Donbass. In quel contesto, la Russia – ha spiegato – avrebbe avvertito di essere pronta a riconoscere le Repubbliche di Lugansk e Donetsk.
Secondo la ricostruzione del presidente russo, le autorità ucraine avrebbero prima rifiutato il ritiro delle truppe, poi l’attuazione degli Accordi di Istanbul, fino ad arrivare all’attuale indisponibilità a una risoluzione pacifica del conflitto. Nonostante ciò, Putin ha sostenuto di cogliere segnali di apertura al dialogo da parte di Kiev.
“L’iniziativa strategica è russa”
Sul piano militare, Putin ha dichiarato che l’iniziativa strategica in Ucraina sarebbe ormai “completamente” nelle mani delle forze armate russe, dopo la liberazione della regione di Kursk. A suo dire, le truppe ucraine sarebbero in ritirata su tutti i fronti.
Il presidente ha ribadito che Mosca è pronta a porre fine alla guerra, ma solo alle condizioni già illustrate nell’estate del 2024, definite allora da molti osservatori come massimaliste e irrealistiche. Condizioni che, di fatto, prevederebbero pesanti concessioni da parte dell’Ucraina, giudicate umilianti da Kiev e dai suoi alleati.
Economia e attacchi ai leader europei
Durante la trasmissione è tornata anche l’espressione “maialini”, usata da Putin in passato per riferirsi ai leader europei. Il conduttore Pavel Zarubin ha chiesto se la guerra e le pressioni occidentali stiano incidendo sull’economia russa.
Putin ha colto l’occasione per ribadire uno dei temi centrali della sua narrazione interna: la solidità economica della Russia. Secondo i dati forniti dal presidente, negli ultimi tre anni il Pil russo sarebbe cresciuto del 9,7%, a fronte di un 3,2% dell’Eurozona.
Inflazione sotto controllo, dice il Cremlino
A chiusura del capitolo economico, Putin ha assicurato che le autorità competenti starebbero lavorando per contenere le tensioni macroeconomiche. In particolare, l’inflazione – ha affermato – dovrebbe attestarsi sotto il 7% entro la fine dell’anno, confermando, secondo il Cremlino, la capacità del Paese di reggere l’impatto del conflitto e delle sanzioni occidentali.









