La stagione estiva si chiude con una pesante eredità per l’intero comparto turistico, colpito da un’ondata eccezionale di rincari energetici. Secondo i dati emersi dall’analisi dell’Osservatorio Confimprenditori, le bollette della luce e del gas hanno registrato aumenti medi vicini al 40%, con picchi che superano la soglia del 50%.
A pagare il prezzo più alto sono le strutture ricettive e la ristorazione, pilastri fondamentali dell’economia e dell’occupazione.
Alberghi e ristoranti messi in ginocchio dalle bollette
Entrando nel dettaglio dei numeri, l’impatto economico sui bilanci aziendali risulta devastante. Per una struttura alberghiera tipo da 45 camere, la spesa energetica per il solo trimestre estivo è schizzata da 8.250 euro a ben 12.250 euro, generando un aggravio netto di 4.000 euro (+48,5%).
Scenario analogo per la ristorazione, dove l’uso intensivo di cucine elettriche, celle frigorifere e impianti di climatizzazione ha spinto i costi trimestrali da 2.100 a circa 3.100 euro, ovvero 1.000 euro in più (+47,6%). Non sono esenti gli stabilimenti balneari, che registrano rincari compresi tra il 35% e il 40%. Un salasso che rischia di strangolare gli operatori proprio mentre cercano di consolidare la ripresa.
Il nodo strutturale e l’effetto serale sulle tariffe
Alla base di questa spirale risiede una criticità strutturale del sistema energetico italiano: la forte dipendenza dal gas per la produzione elettrica, che espone le imprese a costi dell’energia quasi doppi rispetto a concorrenti diretti come Francia e Spagna.
La problematica si fa particolarmente acuta nelle ore serali, momento in cui la produzione da fonti rinnovabili cala e la rete deve attingere massicciamente alle centrali a gas. Questo corto circuito coincide esattamente con il picco di consumi di hotel e ristoranti per illuminazione, climatizzazione e servizi ai clienti.
La proposta di Confimprenditori: credito d’imposta urgente
Per arrestare la crisi e tutelare la tenuta economica del settore, Confimprenditori chiede al Governo l’introduzione immediata di un credito d’imposta sulle spese energetiche pari ad almeno il 30% degli extracosti sostenuti nel trimestre giugno-agosto 2026 rispetto al medesimo periodo del 2025.
La misura scatterebbe al superamento della soglia di un incremento medio del prezzo dell’energia superiore al 30% su base annua, parametro ampiamente oltrepassato questa estate.
Per la singola struttura alberghiera da 45 camere, l’intervento consentirebbe di recuperare tramite F24 circa 1.200 euro, abbattendo l’impatto dell’aumento. Il costo complessivo per le casse dello Stato si attesterebbe sui 156,6 milioni di euro per l’intero comparto turistico.
Le parole del presidente Ruvolo: restituire ossigeno alle imprese
“Le imprese del turismo stanno sostenendo un aggravio di costi che non è sempre justified dal reale andamento dei prezzi del gas sui mercati europei. Lo Stato, attraverso l’IVA e le partecipazioni nelle grandi aziende energetiche, beneficia a sua volta dell’aumento della spesa sostenuta da famiglie e imprese.
Per questo chiediamo un intervento immediato: un credito d’imposta che restituisca ossigeno ad alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari, prima che i rincari si scarichino sui prezzi al consumo o, peggio, mettano a rischio la tenuta delle imprese più piccole”.
Il presidente dell’associazione di categoria sottolinea l’importanza di difendere un settore primario dell’economia nazionale.
“Non possiamo chiedere alle imprese turistiche di assorbire da sole aumenti di questa portata. Il turismo è uno dei motori dell’economia italiana e non possiamo permettere che una nuova emergenza energetica finisca per comprimere margini, investimenti e occupazione proprio nel momento in cui il settore sta affrontando una stagione di forte domanda”.
Confimprenditori sollecita quindi l’esecutivo ad aprire con urgenza un tavolo tecnico con le sigle di categoria per definire criteri e modalità operative dell’agevolazione, con l’obiettivo di inserire la norma all’interno della prossima legge di bilancio.












