10 Settembre 2026
10 Settembre 2026
spot_img

Terremoto al Pentagono e crisi nello stretto di Hormuz: il Segretario della Marina Usa rimosso dall’incarico

Mentre lo scacchiere mediorientale si infiamma con il sequestro di navi cargo e l'imposizione di pedaggi illegali da parte di Teheran, Washington deve fare i conti con una crisi interna ai vertici della difesa con il licenziamento di John Phelan

spot_img
spot_img

Il Segretario della Marina statunitense, John Phelan, è stato ufficialmente sollevato dal suo incarico dopo mesi di crescenti attriti con il capo del Pentagono, Pete Hegseth. Secondo le ricostruzioni fornite dai media americani, la rimozione sarebbe il culmine di una profonda frattura istituzionale alimentata dal rapporto diretto e privilegiato tra Phelan e il Presidente Donald Trump. Il Segretario uscente avrebbe infatti frequentato abitualmente la residenza di Mar-a-Lago, scavalcando la gerarchia del dipartimento per suggerire personalmente al Comandante in Capo piani di ammodernamento della flotta. Questa condotta, percepita come una violazione della catena di comando, ha reso insostenibile la convivenza con Hegseth, portando alla decisione del licenziamento nel pieno di una crisi internazionale che richiederebbe la massima unità di intenti.

Alta tensione a Hormuz e il blocco navale degli Stati Uniti

Sul fronte operativo, lo Stretto di Hormuz è diventato il teatro di un confronto muscolare senza precedenti. I Pasdaran iraniani hanno inasprito le ostilità sequestrando due navi cargo e colpendone una terza, mentre Teheran ha annunciato con toni di sfida di aver incassato i primi proventi dai pedaggi imposti illegalmente per il transito nello strategico braccio di mare. Il vicepresidente del Parlamento iraniano, Hamidreza Hajibabaei, ha confermato il deposito dei fondi presso la Banca Centrale. Di contro, gli Stati Uniti hanno risposto con un blocco navale rigoroso: il Centcom ha ordinato a 31 imbarcazioni di invertire la rotta. Sebbene Trump abbia accennato alla possibilità di avviare colloqui diplomatici già venerdì, l’Iran teme una “trappola” e minaccia «sorprese belliche» per difendersi da quello che definisce un nemico guerrafondaio, esigendo la fine immediata del blocco.

Mediazione pakistana e risposta militare europea

Nel tentativo di scongiurare un’escalation incontrollata, Islamabad si è proposta come ponte diplomatico. Il Ministro dell’Interno pachistano Mohsin Naqvi ha incontrato l’ambasciatrice statunitense Natalie Baker per discutere l’organizzazione di un secondo round di negoziati tra Washington e Teheran proprio nella capitale del Pakistan. Parallelamente, l’Europa si muove per garantire la libera navigazione: alla vigilia del vertice di Cipro, i paesi della coalizione dei “Volenterosi” si sono riuniti a Londra. La Marina italiana ha già pianificato l’invio di quattro unità navali in una missione congiunta con Francia, Gran Bretagna, Olanda e Belgio, mirata alla riapertura dello Stretto. Sullo sfondo resta la linea dura di Teheran anche sul fronte interno, confermata dall’esecuzione di Soltanali Shirzadi Fakhr, accusato di collaborare con il Mossad in operazioni terroristiche contro la Repubblica Islamica.

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img
spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor