9 Settembre 2026
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Acciaio Dual Use diretto a Israele, Lucano torna a Gioia Tauro: “I porti italiani non siano strumenti di guerra”

L’europarlamentare chiede nuovi chiarimenti sul materiale Dual Use: "Fino alla documentazione UAMA resteranno nel limbo dell’attesa"

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I 17 container fermi al porto di Gioia Tauro e destinati a Israele restano nello scalo calabrese. A tornare sulla vicenda è l’europarlamentare Mimmo Lucano, che ha effettuato una nuova visita al porto per chiedere chiarimenti sul materiale classificato come Dual Use e sulla sua destinazione finale.

Secondo quanto riferito dallo stesso Lucano, i container conterrebbero acciaio destinabile anche a uso bellico e sarebbero diretti ufficialmente ad Haifa, uno dei principali porti marittimi israeliani.

La nuova visita arriva dopo quella già effettuata dall’europarlamentare e in un momento particolarmente delicato per la vicenda, anche a seguito di alcune notizie circolate nei giorni scorsi relative a presunte verifiche giudiziarie che avrebbero potuto consentire il trasferimento dei container verso il Pireo.

Lucano: “Le autorità hanno confermato che si tratta di acciaio Dual Use”

Lucano si è recato presso l’area portuale insieme a Peppe Marra, in rappresentanza dei sindacati USB e Orsa Porti, e a Patrizio Maugliani di BDS Calabria.

L’obiettivo dichiarato è stato quello di verificare direttamente lo stato della procedura e ottenere informazioni dalle autorità doganali. “In qualità di europarlamentare, per accertarmi che l’Italia non sia complice del genocidio del popolo palestinese consentendo l’invio di container contenenti materiale bellico verso Israele, oggi, insieme a Peppe Marra, in rappresentanza dei sindacati USB e Orsa Porti, e Patrizio Maugliani di BDS Calabria, mi sono recato al porto di Gioia Tauro per effettuare una visita e chiedere chiarimenti urgenti”, ha dichiarato Lucano.

Secondo quanto riferito dall’europarlamentare, le autorità doganali avrebbero confermato la natura Dual Use dell’acciaio contenuto nei container. “Le autorità doganali hanno dato conferma ufficiale che il materiale contenuto nei container sia acciaio Dual Use, pertanto non abbiamo più dubbi”, ha aggiunto.

La procedura “catch-all” e l’attesa della documentazione UAMA

Al centro della vicenda c’è ora la procedura catch-all, utilizzata per verificare la possibile destinazione e il tipo di utilizzo di determinati materiali.

Secondo quanto riferito da Lucano, i container sarebbero stati sottoposti a questa procedura proprio per accertare l’uso dell’acciaio. Il passaggio successivo sarebbe legato all’arrivo della documentazione da parte dell’UAMA, l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento. “Le autorità doganali ci hanno riferito che i container sono stati sottoposti a procedura catch-all per verificare l’uso dell’acciaio e che, fino all’arrivo della documentazione UAMA, i container resteranno nel limbo dell’attesa. E noi con loro”, ha affermato l’europarlamentare.

La vicenda rimane dunque aperta e, almeno secondo quanto riferito da Lucano dopo la visita, i 17 container non hanno lasciato il porto di Gioia Tauro.

“Non possiamo permettere che i porti europei siano strumenti di guerra”

Lucano ha inoltre annunciato l’intenzione di continuare a seguire da vicino la situazione, collegandola più ampiamente al tema dei rapporti tra Italia, Unione europea e Israele e alla guerra a Gaza. “Temo che l’irresponsabilità dei governi stia ipotecando i diritti fondamentali, circoscrivendoli a questioni residuali, come se ciò che sta avvenendo in Palestina fosse marginale e non meritasse di essere un tema centrale per l’agenda dei governi”, ha dichiarato.

Nel suo intervento, l’europarlamentare ha quindi ribadito la propria posizione politica sulla gestione dei rapporti commerciali con Israele. “Non possiamo accettare che il Governo italiano continui ad avere rapporti commerciali con lo Stato di Israele. Non possiamo permettere che i porti europei siano strumenti di guerra”, ha concluso Lucano.

La questione dei container di Gioia Tauro resta quindi legata agli accertamenti sul materiale trasportato e alla documentazione attesa dalle autorità competenti, mentre sul piano politico prosegue il confronto sull’opportunità e sulle responsabilità legate al transito di materiali destinati a Israele.

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