Alla fine l’Arpacal i suoi contestati bandi di concorso è stata costretta a revocarli.
Troppe le pressioni, preoccupanti i ricorsi presentati da fior di legali, condite in alcuni frangenti da sospetti di cucitura su misura.
Le pressioni e i ricorsi
Così all’agenzia guidata dal dg Michelangelo Iannone, non è rimasto che fare un poco onorevole dietrofront. A dire il vero la revoca, che il nostro giornale aveva paventato, sulla base soprattutto dei malumori che i concorsi avevano destato ai piani alti della Cittadella, è arrivata pure con un certo ritardo.
Lo spettro del commissariamento
Ora bisognerà capire se arriverà pure il commissariamento dell’Arpacal. Le gole profonde raccontano di una presidenza irritata per un certo fare manageriale non in linea con i dettami occhiutiani. Iannone, peraltro, in conseguenza dei contestati bandi avrebbe perso anche il sostegno di ambienti di centrodestra che ne avevano caldeggiato a suo tempo la nomina. Ne avevano, appunto, perché adesso il manager appare alquanto scoperto, se si esclude il cerchio magico che evidentemente lo mal consiglia.
La decisione dell’Agenzia
«Sopravvenuta rivalutazione dell’interesse pubblico e delle esigenze organizzative dell’agenzia». Con questa motivazione, l’Arpacal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria, ha revocato i bandi di concorsi.
La scelta arriva all’indomani di tante polemiche e richieste di revoca.
Le motivazioni
Secondo quanto riportato nella delibera 32 del 4 febbraio: «Ritenuto che la prosecuzione delle procedure selettive, in pendenza di una compiuta e definitiva ridefinizione dell’assetto organizzativo dell’Agenzia, risulterebbe priva di coerenza rispetto all’attuale e concreto interesse pubblico, esponendo altresì l’Ente a rischi potenziali e criticità gestionali e funzionali, con esposizione a contenzioso giurisdizionale, derivante dalle aspettative generate nei candidati a fronte di un potenziale mancato perfezionamento dell’assunzione per ragioni organizzative sopravvenute; e ritenuto che la revoca delle procedure concorsuali costituisce misura proporzionata e necessaria rispetto all’interesse pubblico perseguito, non essendo ravvisabili strumenti alternativi meno incisivi idonei a garantire il medesimo risultato, tenuto conto dello stadio iniziale delle procedure e dell’assenza di posizioni giuridiche consolidate, l’affidamento meramente procedimentale eventualmente maturato dai partecipanti non assume rilievo giuridico tutelabile, in quanto non fondato su atti conclusivi o comportamenti univoci dell’Amministrazione idonei a ingenerare una ragionevole aspettativa di assunzione».
Dunque, “rilevata la sussistenza di un preminente e attuale interesse pubblico alla revoca dei provvedimenti di indizione delle selezioni”, ai sensi dell’art. 21-quinquies della Legge n. 241/1990, l’Arpacal ha revocato le Deliberazioni del Direttore Generale nn. 653-659 del 29 dicembre 2025, nonché ogni altro atto presupposto, conseguente o comunque connesso alle medesime procedure selettive.
i profili dei concorsi revocati
Le procedure riguardavano l’assunzione a tempo pieno e indeterminato di un collaboratore amministrativo professionale nell’area dei professionisti della salute e dei funzionari del CCNL Comparto Sanità, due assistenti tecnici sempre del CCNL Comparto Sanità, due collaboratori tecnici, un dirigente amministrativo/contabile da assegnare prioritariamente al servizio Risorse Umane e Performance, un dirigente amministrativo/contabile alla direzione del servizio Gare, Appalti e Contratti, un dirigente amministrativo/contabile da destinare alla direzione del servizio Bilancio, Contabilità e Gestione Entrate e infine un dirigente da assegnare alla direzione del servizio Comunicazione, Educazione Ambientale e Editoria.









