I dettagli emersi dall’operazione contro il racket delle braccia nella Piana di Sibari continuano a suscitare sdegno nel mondo politico regionale. Il blitz condotto dai Carabinieri per la Tutela del lavoro, sotto il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ha portato al fermo di venti persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere, riduzione in schiavitù, estorsione e traffico di migranti.
Una fotografia drammatica di fronte alla quale il Partito Democratico della Calabria prende una posizione netta, sollecitando interventi non più procrastinabili.
“L’inchiesta sul caporalato nella Piana di Sibari dà un quadro inquietante, sul quale la magistratura farà luce. Le condizioni di lavoro ricostruite dagli investigatori sono intollerabili in una società civile e impongono alle istituzioni una risposta forte, continua e coordinata”, viene evidenziato dall’ufficio stampa del Pd regionale.
Il plauso alle forze dell’ordine e il nodo dei presunti patti con i clan
Dalle pagine dell’ordinanza cautelare affiorano spaccati di vita segnati dall’assoluta privazione dei diritti elementari: paghe da miseria, turni di lavoro massacranti nei campi e la totale assenza di coperture assistenziali. Un ingranaggio reso ancora più buio dalla presunta ingerenza di ambienti della ‘ndrangheta e dai sospetti legati alle manomissioni delle procedure del Decreto Flussi.
Il coordinamento democratico manifesta pieno apprezzamento “per il lavoro della magistratura e dei Carabinieri, e per l’attività di quanti operano nella rete antitratta a sostegno delle vittime”, ponendo l’accento sul fatto che “dalle indagini emerge l’ipotesi di un sistema in cui persone in condizioni di estrema fragilità sarebbero state reclutate, sottopagate, costrette a turni pesantissimi e private delle più elementari tutele”.
Nicola Irto: “Feroce sopraffazione, difendere la dignità dell’agricoltura calabrese”
Sulle ricadute sociali ed economiche della vicenda si registra la ferma presa di posizione del segretario regionale dem, Nicola Irto. Per il rappresentante del Pd, di fronte a un quadro accusatorio di tale gravità, la risposta delle istituzioni deve essere senza appello per evitare che il settore agricolo locale venga infangato da logiche criminali.
“Se il quadro investigativo sarà confermato, ci troveremmo davanti a una forma di sfruttamento feroce della persona e del lavoro”, dichiara Nicola Irto. “La Calabria non può tollerare che una parte della propria economia agricola venga contaminata da sistemi criminali costruiti sulla disperazione delle persone che giungono nel nostro Paese in cerca di un futuro. La lotta al caporalato riguarda la dignità dei lavoratori, la legalità e anche la tutela delle tante imprese agricole calabresi che rispettano le regole e garantiscono occupazione regolare”.
Per arginare il fenomeno, conclude il segretario dem, serve un’azione d’urto a tutto campo: “C’è bisogno di controlli costanti, di una presenza sempre forte dello Stato, della protezione delle vittime e di strumenti che favoriscano l’emersione del lavoro irregolare. Occorre colpire l’intera catena dello sfruttamento, comprese eventuali complicità professionali, imprenditoriali e criminali”.












