Garantire un medico di famiglia ai cittadini delle zone più fragili della Calabria, superando l’annoso problema delle zone carenti e dei bandi che continuano a rimanere deserti. È questo il cuore della proposta di legge illustrata in Terza Commissione (Sanità e attività sociali e formative) dal consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente.
Il testo si compone di sei articoli e mira a consentire ai medici di medicina generale operanti nelle aree disagiate della regione di innalzare, su base del tutto volontaria e revocabile, il tetto massimo degli assistiti fino a 1.800 pazienti. Una risposta concreta per frenare le sofferenze dei territori montani e periferici, caratterizzati da una forte presenza di popolazione anziana e da collegamenti viari complessi, destinati a soffrire ulteriormente a causa dei prossimi pensionamenti di massa.
“La proposta nasce da questa urgenza e da una carenza strutturale che colpisce soprattutto le aree interne”, ha spiegato Bruno, richiamando le difficoltà nell’assegnazione delle zone carenti e gli avvisi che restano deserti per mancanza di medici”.
“Il diritto alla salute nelle aree interne non ha colore politico. Per questo chiedo a tutti i componenti della Commissione di sottoscrivere la proposta come cofirmatari, dando un segnale unitario al Consiglio e facendo di questo testo l’espressione dell’intera Commissione”, ha aggiunto Bruno”.
“Il testo può certamente essere modificato e integrato. Sono favorevole a far proseguire questo percorso”, ha evidenziato Bruno che – in questa direzione – ha proposto l’audizione del segretario regionale dell’organizzazione dei medici di famiglia”.
Innalzamento del massimale a costo zero per tre anni: come funziona la misura
L’intervento legislativo prevede l’individuazione delle zone disagiate da parte della Giunta regionale entro 60 giorni dall’approvazione, sentite le Asp territoriali e le sigle sindacali, valutando parametri come la demografia, l’orografia, la viabilità e i livelli ambientali di assistenza. La misura avrà una durata massima di tre anni (prorogabile solo con un nuovo passaggio legislativo) e cesserà in caso di adeguamento dell’Accordo integrativo regionale.
L’operazione avverrà senza alcun incremento di spesa per le casse pubbliche, rimanendo nel solco delle risorse ordinarie del Fondo sanitario regionale e nel pieno rispetto dei vincoli del piano di rientro. Il rafforzamento della medicina di prossimità mira inoltre a decongestionare i pronto soccorso dagli accessi impropri e ad abbattere la mobilità passiva verso altre regioni.
“L’obiettivo è consentire a più cittadini di avere un medico di famiglia nei territori più fragili, senza spesa aggiuntiva”, ha sottolineato Bruno.
“Una maggiore assistenza di base può ridurre gli accessi impropri all’emergenza e all’urgenza, la mobilità passiva verso altre regioni e il ricorso a prestazioni specialistiche sostitutive”, ha concluso Bruno, indicando nella proposta uno strumento per rafforzare l’accesso alle cure nei territori più fragili.














