13 Ottobre 2026
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Calabria da champagne e agricoltori al freddo nei presidi: i due volti della protesta e la politica che non ascolta

Grandi annunci in televisione, rabbia e fatica sulle strade: gli agricoltori chiedono di poter lavorare con dignità. Presidente e assessori diano risposte, prima che la disperazione diventi voto di protesta

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Il contrasto tra la Calabria dei talk in grisaglia e quelli in tute lorde di terriccio e fatica che invece si tengono all’addiaccio con il calduccio precario a sera delle ‘vrascere’ improvvisate ,è ormai di una tale stridente evidenza che rischia di scaraventarci tutti quanti nel non lusinghiero girone (mediatico) del grottesto.

Sono due le Calabrie che stanno vedendo gli italiani: quella color champagne, megalomane, californiana, spacconcella e quella della disperazione degli agricoltori sopraffatti dall’indifferenza, prima che dall’aumento dei prezzi della produzione. Due regioni in una, due stati d’animo in conflitto, con il primo che prevale nei salotti televisivi pop e l’altro che fatica a penetrare l’attenzione dei divi, alcuni dei quali vengono pure a sfotterci in loco.

La protesta supera i silenzi e arriva ovunque

Meno male che i social san fare a pezzi i tentativi di censura delle linee editoriali più ‘prudenti’ e con esse le puttanate gabellate circa i rischi di infiltrazione dei presidi , ma anche la differenza tra locale e nazionale. Che non esiste più. Oggi tutto ciò che succede allo svincolo di Falerna fluisce come un torrente in piena e arriva in un batti baleno a Bolzano, tramite dirette social certo, ma anche per il mezzo di una buona parte di informazione calabrese che non ha mai avuto e mai avrà timori reverenziali verso chicchessia.

Gli intellettuali tacciono, i trattori fanno rumore

Oggi le lacrime vere, non quelle di coccodrillo, di chi non può più lavorare con dignità esondano, bagnando ogni Sud, dai perimetri un tempo invalicabili dell’ipocrisia, che- sia ben detto- non è solo politica e associazionistica , ma abbraccia anche qualche settore dell’intellighenzia calabra, un po’ taciturna, forse devitalizzata dalle lusinghe del potere. In altri contesti le grida degli intellettuali avrebbero coperto il rumore dei trattori, da noi no, salvo qualche lodevole eccezione. Chissà perché ? Forse a qualcuno è stato cucito il culetto con la filigrana.

La disperazione può diventare voto di protesta

Poco male, la disperazione della gens agricola non ha bisogno di vati, ma di buone decisioni politiche. Presidente e assessori, tutti gli assessori, non solo certi inutili ‘taglianastri’ presenzialisti , la prendano nella debita considerazione prima che essa, la disperazioni, si tramuti in voto di protesta.

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