7 Ottobre 2026
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Caro carburanti, la Stampa rompe il muro del silenzio sulla protesta calabrese: la miccia che potrebbe paralizzare l’Italia

L'editorialista Marcello Sorgi parte dalle mobilitazioni di Vibo e Catanzaro prospettando un allargamento verso il Nord. Nel mirino le risposte del governo: agricoltori e autotrasportatori chiedono interventi, mentre la fine dello sconto sulle accise riaccende la tensione

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La protesta calabrese contro il caro carburanti entra nell’analisi politica nazionale. A dedicarle spazio è Marcello Sorgi, che nella rubrica “Il Taccuino”, pubblicata nell’edizione odierna della Stampa di Torino individua nella mobilitazione partita dalla regione il possibile inizio di un conflitto sociale più ampio. Una pressione sul governo destinata, secondo l’editorialista, a crescere se non arriveranno risposte sul prezzo di benzina e gasolio. Il commento, intitolato “Anche in Italia arriva l’ora della protesta”, cita espressamente Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria. La Calabria viene così collocata al centro di uno scenario che coinvolge agricoltura, trasporti e approvvigionamenti: settori nei quali il costo del carburante pesa direttamente sulla possibilità di continuare a lavorare.

La Calabria come punto di partenza

“Intanto la protesta è partita dalla Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio”, scrive Sorgi facendo una previsione: la mobilitazione “è destinata ad estendersi verso il Settentrione, se non ci sarà un nuovo intervento del governo” per contenere i prezzi. È un’ipotesi di allargamento, legata alla capacità dell’esecutivo di intervenire. Il significato politico del richiamo è però già evidente: le manifestazioni calabresi vengono lette come il segnale di una difficoltà che attraversa categorie produttive e territori ben oltre i confini regionali. Sorgi apre il ragionamento confrontando le diverse proteste europee. In Spagna la questione della casa, in Francia le condizioni degli edifici scolastici; in Italia, nella sua lettura, potrebbero essere agricoltori e autotrasportatori a imprimere una nuova accelerazione alla mobilitazione sociale.

Il rischio sui collegamenti e sulle forniture

L’editorialista richiama la fine del piccolo sconto sulle accise, indicato nel commento in circa sei centesimi al litro, e descrive categorie decise a colpire i principali collegamenti stradali e autostradali lungo l’asse Sud-Nord. Uno scenario che, avverte, “in pochi giorni potrebbe paralizzare il Paese e rallentare le forniture di molti prodotti necessari”. La prospettiva indicata è dunque quella di una protesta capace di incidere sulla circolazione delle merci. Per chi produce e trasporta, il carburante è una voce di costo quotidiana; un blocco dei collegamenti può trasferire rapidamente quelle difficoltà lungo la catena degli approvvigionamenti. La paralisi nazionale resta il rischio prospettato da Sorgi, non un fatto già avvenuto. Nel suo commento, tuttavia, l’eventuale estensione dei presidi rappresenta il passaggio che il governo dovrebbe cercare di prevenire.

Lollobrigida e Salvini chiamati a rispondere

Il “Taccuino” porta poi il confronto sulle responsabilità politiche. Gli agricoltori, scrive Sorgi, “dichiarano di lavorare ormai in perdita” e chiedono attenzione al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. L’editorialista accompagna il richiamo con una critica: ipotizza che il ministro sia già assorbito dalla preparazione delle liste per le prossime elezioni e che questo possa distrarlo dall’attività amministrativa. Anche gli autotrasportatori, aggiunge, attendono iniziative dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Le richieste arrivano così su due tavoli ministeriali, ma si scontrano con il nodo delle risorse.

Giorgetti e il limite dei conti pubblici

Sorgi descrive un esecutivo con margini sempre più stretti. “La sensazione, tuttavia, è che il governo abbia ormai raschiato il fondo del barile”, osserva, prospettando una scarsa disponibilità del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a nuove concessioni in vista della definizione della manovra. Il commento mette quindi in relazione la sostenibilità economica delle attività produttive e i vincoli di bilancio. Da una parte chi sostiene di non riuscire più ad assorbire i costi; dall’altra un governo chiamato a trovare coperture per eventuali nuovi interventi.

Nel ragionamento dell’editorialista trova spazio anche la contestazione sulle priorità della spesa pubblica: perché, si domandano i manifestanti, si riescono a individuare risorse per armamenti ed esigenze energetiche mentre appare più difficile finanziare aiuti su carburanti e trasporti? Sorgi riferisce che a questa critica si è unito anche il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte.

La trattativa europea e la pressione della piazza

L’ultima parte del commento riguarda il confronto con Bruxelles. Sorgi riferisce di una nuova lettera di Giorgia Meloni alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, per sollecitare una risposta alla richiesta di flessibilità e risorse per complessivi 29 miliardi, destinati a fronteggiare le conseguenze della crisi energetica su famiglie e imprese. L’editorialista ricorda un precedente passaggio negoziale a luglio, concluso, nella sua ricostruzione, dopo un’iniziale opposizione europea. Una circostanza che renderebbe più difficile ottenere nuove aperture. È dentro questo confronto tra piazze, ministeri e istituzioni europee che Sorgi colloca la mobilitazione calabrese. Le proteste di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio diventano, sulle pagine della Stampa, un avvertimento rivolto alla politica nazionale: senza risposte sui costi del lavoro e della produzione, il malcontento potrebbe trovare nuovi territori e nuovi protagonisti.

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