La segretaria è stata eletta. L’unità, evidentemente, non era sulla scheda. A Catanzaro, il Pd ha affidato a Vanessa Zinzi la guida cittadina con 105 voti contro i 52 di Antonio Ionà. Poi sono arrivati gli auguri. E, insieme agli auguri, i richiami alle regole, alle responsabilità, al rispetto delle istituzioni, alla necessità di evitare personalismi e fughe in avanti. Un’accoglienza calorosa, purché nessuno si muova.
Il problema ha due nomi: Nicola Fiorita e Francesco Pitaro. Il primo governa con il sostegno dei democratici. Il secondo è iscritto al partito, ha annunciato la candidatura a sindaco e dice di avere cinque liste civiche pronte. Il Pd, intanto, ha pronte le procedure. Che serviranno certamente. Ma prima o poi servirà anche una scelta.
Nelle note di Gregorio Gallello e Giusy Iemma non c’è una rottura dichiarata. C’è però abbastanza per capire che la nuova segreteria non eredita una coalizione già ricomposta. E che la festa dell’Unità, almeno come condizione politica, deve ancora essere organizzata.
Gli auguri con le condizioni
Gallello riconosce che “tutte le altre iniziative, civiche o no, e i percorsi personali sono legittimi”. Una premessa generosa. La frase successiva delimita subito la concessione: appartenere al Pd “comporta il rispetto delle sue regole e dei processi democratici”. Poi il passaggio decisivo: “Chi sceglie un percorso diverso è libero di farlo, ma non può anticipare scelte che spettano, nelle sedi opportune e con le altre forze della coalizione, al confronto collettivo”.
Il nome di Pitaro manca. Il problema posto dalla sua candidatura c’è tutto. Difficile considerare puramente teorico un richiamo alle iniziative personali mentre un iscritto ha già annunciato la propria corsa a sindaco. Il segretario provinciale rivendica una prerogativa precisa: il Pd non può essere convocato a cose fatte per aggiungere il simbolo a un progetto altrui. Pitaro può correre. Il partito può decidere di non seguirlo. Fra le due possibilità, Gallello colloca il confronto interno e quello con gli alleati. È un freno politico, non ancora una bocciatura. Ma per chi ha già acceso i motori la distinzione consola fino a un certo punto.
Iemma ricorda che il Comune è già occupato
La vicesindaca introduce nella discussione un elemento che le candidature tendono talvolta a trascurare: a Catanzaro un’amministrazione c’è già, e il Pd ne fa parte. Iemma chiede al partito di “riconoscere e valorizzare pienamente il ruolo dei propri rappresentanti nelle istituzioni”. Invoca una collaborazione leale, “evitando sovrapposizioni, personalismi e fughe in avanti”. Il richiamo è comprensibile. Chi governa non vuole essere trattato come una parentesi da chiudere mentre altrove si prepara la successione. E la posizione istituzionale di Iemma dà alle sue parole un significato che supera il galateo fra dirigenti.
Gallello ricorda chi deve decidere. Iemma chi deve essere ascoltato. Le due note convergono su questo: una candidatura alternativa non può presentarsi al Pd come un fatto già acquisito. Soprattutto se chiede il sostegno di un partito che dovrebbe, contemporaneamente, spiegare perché continua a governare con Fiorita.
Pitaro ha cinque liste, il Pd ha una domanda
L’iniziativa di Pitaro mette i democratici davanti a un problema che non si risolve correggendo il calendario delle riunioni. La sua candidatura obbliga il partito a discutere se l’esperienza amministrativa debba proseguire oppure se sia arrivato il momento di cambiare. Le cinque liste annunciate non garantiscono una vittoria. Costituiscono però una dichiarazione d’intenti: Pitaro vuole costruire una proposta autonoma e misurarne la forza.
Il Pd può contestare il metodo. Dovrà anche rispondere nel merito. Perché chiedere di attendere è una posizione sostenibile se, nel frattempo, si lavora a una soluzione. Diventa meno convincente quando l’attesa serve soprattutto a non scegliere. Le regole possono stabilire come si decide. Non possono decidere al posto dei dirigenti.
La firma di Gallello e il peso di Alecci
Gallello parla da segretario provinciale e si assume la responsabilità delle proprie parole. La partita investe però l’intero gruppo dirigente, compreso Ernesto Alecci. Non occorre attribuire regie nascoste per cogliere il punto. Chi ha peso nel Pd dovrà usarlo per costruire una proposta, non soltanto per presidiare il percorso che dovrebbe produrla. È qui che si misurerà anche il ruolo di Alecci: nella capacità di contribuire a una scelta sostenibile fra il rapporto con l’amministrazione e le ambizioni alternative. Frenare Pitaro non basta a risolvere il problema Fiorita. E richiamare all’unità non chiarisce ancora attorno a quale progetto la si voglia costruire.
Fiorita resta, la ricandidatura aspetta
Gallello ricorda che il Pd ha sostenuto Fiorita nel 2022 e partecipa alla maggioranza. Poi precisa che questo impegno “non esclude il confronto e la valutazione dell’azione amministrativa”. La formula conserva entrambe le possibilità: continuare e discutere se continuare. Il sindaco mantiene il sostegno alla maggioranza, ma non riceve un’investitura per il 2027. Pitaro incontra un richiamo alle regole, ma non una definitiva esclusione. Una prudenza politicamente comprensibile. Anche piuttosto comoda, finché il confronto resta sulla carta. Quando si dovranno scegliere candidato e alleanze, la possibilità di tenere aperte tutte le porte finirà.
A Zinzi il compito di trovare l’unità
Zinzi prende la guida del partito con una maggioranza congressuale chiara. La sintesi politica, invece, è tutta da costruire. Dovrà ascoltare chi governa, discutere con chi si candida, rispettare le sedi interne e coinvolgere gli alleati. Soprattutto dovrà evitare che il confronto diventi un’attesa nella quale ciascuno continua a fare ciò che aveva già deciso.
Gli auguri di Gallello e Iemma indicano il problema con più precisione di quanto forse suggerisca il loro tono istituzionale. Se all’indomani del congresso bisogna già ammonire contro personalismi e fughe in avanti, la coesione non può essere data per acquisita. Il Pd di Catanzaro ha eletto una segretaria. Ora gli toccherà scegliere una direzione politica. Per la festa dell’Unità conviene aspettare: manca ancora l’unità.














