Palazzo Chigi ha stabilito oggi che per la maggioranza degli automobilisti italiani il bollo può sparire. Secondo le fonti della presidenza del Consiglio, la misura arrivata in Consiglio dei ministri esenta le auto di piccola e media potenza e tutti i motocicli, con un’agevolazione per cittadino: oltre il 70 per cento delle vetture in circolazione, circa 14,5 milioni di veicoli.
Giorgia Meloni accompagna l’annuncio con una frase adatta a un manifesto: “Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani”. La nota non contiene ringraziamenti. Ma per trovare l’autore dell’idea bisogna, però, scendere di qualche centinaio di chilometri e tornare indietro di un anno.
Ottobre 2025, il brevetto calabrese
All’inizio di ottobre 2025, a pochi giorni dalle regionali, Pasquale Tridico – candidato alla presidenza della Regione Calabria – annuncia la sua proposta. “Sospenderemo il bollo auto ai calabresi con Isee fino a 25mila euro”, dice il candidato del primo esperimento di campo largo in Italia, aggiungendo di averne discusso con esperti del settore.
Quella del capodelegazione del Movimento cinque stelle al’Europarlamento è, in quel momento, una misura circoscritta a una sola regione, con una soglia di reddito, ed una motivazione precisa: un ristoro per chi paga ogni anno una tassa di possesso per poi guidare su strade dissestate e colabrodo, come la maggiorparte di quelle calabresi.
La stampa di area centrodestrorsa si diverte, ironizza, ed accoglie quell’idea di Tridico come quella di un commediante, nonostante l’ex presidente di Inps l’abbia studiata nei minimi dettagli, spiegando in diretta nazionale nel corso di un confronto con Occhiusto su Sky, anche come quella misura sia finanziariamente sostenibile.
Il Giornale scrive che lo spettro di Cetto La Qualunque si è ormai impossessato del candidato del centrosinistra calabrese, e ricorda che il personaggio di Albanese promette nel film di cancellare Ici, tassa sui rifiuti, assicurazione e bollo. Il quotidiano attribuisce allora la primogenitura del paragone al Foglio, che nei giorni precedenti accosta sui social le promesse di Tridico a quelle di Cetto.
Occhiuto e “l’anello al naso“
Il 3 ottobre 2025 – pochi giorni prima dell’apertura delle urne – Roberto Occhiuto sale sul palco della convention di Fratelli d’Italia a Catanzaro. Accanto a lui ci sono Arianna Meloni e la coordinatrice regionale Wanda Ferro. Il presidente uscente accusa gli avversari di condurre una campagna in stile Cetto La Qualunque, “pensando che i calabresi abbiano ancora l’anello al naso”.
Poi passa ai numeri ed iniziano le contraddizioni. Occhiuto sostiene che il bollo vale per la Regione circa 230 milioni di entrate correnti, e che esentando soltanto chi paga meno di 250 euro se ne sarebbero persi circa 270, con il conseguente fallimento dell’ente.
Una parte del gettito, in sostanza, costa più del gettito intero, secondo Occhiuto. Il governatore aggiunge che la legge nazionale non permette di abolire il bollo, ma solo di aumentarlo o ridurlo fino al 10 per cento, e liquida la faccenda con una stoccata sui tempi: “Farlo a due giorni dalle elezioni si commenta da sé”.
Atreju, Meloni, Bismarck e la carta della pagoda
Poi tocca alla premier. Chiudendo Atreju, Meloni elenca le carte giocate dal centrosinistra alle regionali. Tra queste cita il riconoscimento della Palestina promesso da Matteo Ricci nelle Marche e l’abolizione del bollo auto proposta da Tridico in Calabria. Poi arriva la battuta, riportata dall’Ansa: roba che “Cetto La Qualunque in confronto è Ottone di Bismarck“. Chiude il passaggio sostenendo che gli avversari si portano sfortuna da soli, peggio di chi pesca la carta della pagoda al Mercante in fiera.
Vale la pena fermarsi su un dettaglio. Dal palco di Atreju, Meloni attribuisce a Tridico un’abolizione del bollo. Un anno dopo, però, il suo governo porta in Consiglio dei ministri proprio quell’abolizione, estesa all’intero Paese e a 14,5 milioni di veicoli.
Il testo che la premier deride a dicembre è una sospensione riservata ai calabresi con Isee fino a 25mila euro.
Giugno 2026, la folgorazione di Occhiuto
Il ravvedimento del governatore arriva il 13 giugno, in un’intervista al Messaggero, Occhiuto rilancia l’eliminazione del bollo come proposta da portare a livello nazionale. Nella stessa intervista ammette di aver preso in giro Tridico in campagna elettorale. I 270 milioni del fallimento regionale, però, non vengono più citati.
La replica del Movimento 5 Stelle è immediata. La vicepresidente Vittoria Baldino ricorda che Occhiuto ha bollato come irrealizzabile e propagandistica la proposta di Tridico, e che in regioni come Emilia-Romagna, Campania, Lazio e Toscana forme di esenzione sono già realtà. “Copiare è lecito. Ma almeno potrebbe farlo con un po’ di pudore”, conclude Baldino.
Dal Mercante in fiera al Consiglio dei ministri
Nel frattempo con i lavori sulla legge di Bilancio entrati nel vivo, il vicepremier Antonio Tajani parla apertamente di abolizione del bollo auto e moto. Alla vigilia, secondo le anticipazioni del Sole 24 Ore, gli sconti sul bollo sono tra le soluzioni allo studio per sostituire il taglio delle accise in scadenza domani, il 17 settembre.
Resta aperta la questione che a ottobre, secondo Occhiuto, avrebbe mandato in fallimento la sola Calabria. Il bollo garantisce alle Regioni un gettito stimato in circa 7,5 miliardi di euro l’anno, e un’abolizione nazionale richiede una soluzione per compensare le minori entrate. Il lancio delle fonti di Palazzo Chigi non contiene indicazioni sulle compensazioni.
Ricapitolando il calendario: a ottobre 2025 Tridico propone una sospensione del bollo per i redditi bassi e viene paragonato a Cetto La Qualunque; lo stesso giorno Occhiuto spiega che la legge lo vietava e che la Regione sarebbe fallita; poi la presidente del Consiglio colloca la proposta al di sotto di Cetto, promosso per l’occasione a cancelliere di Prussia; a giugno Occhiuto la rilancia su scala nazionale; oggi il governo Meloni ne annuncia l’abolizione per 14,5 milioni di veicoli.
Nel comunicato di Palazzo Chigi ovviamente la primogenitura di Tridico non compare. E quello di Cetto La Qualunque nemmeno.
A questo punto restiamo tutti in trepidante attesa della chiusura del prossimo Atreju: a Palazzo Chigi corre voce che la premier sia pronta ad annunciare persino il riconoscimento della Palestina, spacciandolo per una vecchia intuizione di Fratelli d’Italia.












