16 Settembre 2026
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Bufera giudiziaria a Carolei, la Procura chiede l’arresto del sindaco: il Comune cade e il prefetto sospende il Consiglio

Le dimissioni di Iannucci e della metà più uno dei consiglieri dopo l’inchiesta della Procura di Cosenza fanno saltare l’amministrazione. Nominata una commissaria: al centro dell’indagine acqua potabile, corruzione e appalti del cimitero

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L’inchiesta giudiziaria travolge anche politicamente il Comune di Carolei. Dopo la richiesta della Procura di Cosenza di custodia cautelare in carcere per il sindaco Francesco Iannucci, le dimissioni del primo cittadino e della metà più uno dei consiglieri hanno determinato la fine dell’amministrazione comunale. Il prefetto di Cosenza, Rosa Maria Padovano, ha quindi disposto la sospensione del Consiglio comunale e affidato la gestione provvisoria dell’Ente a una commissaria. È l’epilogo istituzionale di una vicenda esplosa con l’inchiesta della Procura cosentina che coinvolge l’amministrazione del piccolo centro alle porte di Cosenza. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, riguardano fatti particolarmente delicati: adulterazione delle acque potabili comunali, corruzione e turbativa d’asta.

Le dimissioni fanno cadere l’amministrazione

A determinare l’intervento della Prefettura sono state le dimissioni contestuali dalla carica della metà più uno dei consiglieri comunali e del sindaco, formalmente acquisite al protocollo dell’Ente. Una situazione che ha reso impossibile la prosecuzione dell’attività ordinaria degli organi elettivi. Il prefetto Padovano, ravvisando motivi di “grave e urgente necessità” legati all’impossibilità di assicurare il normale funzionamento del Comune, ha quindi disposto la sospensione del Consiglio.

Il Comune passa alla commissaria

La gestione provvisoria di Carolei è stata affidata a Elvira Paola Petrelli, viceprefetto aggiunto in servizio alla Prefettura di Cosenza. Alla commissaria sono stati conferiti tutti i poteri spettanti al sindaco, al Consiglio comunale e alla Giunta, garantendo così la continuità amministrativa dell’Ente dopo il venir meno degli organi politici. Si chiude così, almeno sul piano politico-amministrativo, l’esperienza dell’amministrazione guidata da Francesco Iannucci.

La Procura chiede il carcere per il sindaco

Sul versante giudiziario, il passaggio più pesante è rappresentato dalla richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Cosenza: per Iannucci è stata chiesta la custodia cautelare in carcere. Si tratta, è bene precisarlo, di una richiesta della Procura e non di un arresto già disposto. La decisione sulla misura cautelare spetta all’autorità giudiziaria competente. L’indagine coinvolge l’amministrazione comunale e ruota attorno a diverse ipotesi di reato contestate, a vario titolo, al sindaco e ad altri amministratori.

Dalle acque potabili agli appalti del cimitero

Tra i capitoli più delicati dell’inchiesta figura quello relativo alla presunta adulterazione delle acque potabili comunali. Gli investigatori stanno inoltre lavorando su episodi per i quali vengono ipotizzati i reati di corruzione e turbativa d’asta. Quest’ultima contestazione sarebbe collegata, in particolare, alla gestione dei servizi del cimitero cittadino. Un’inchiesta che, prima ancora delle decisioni sulle richieste cautelari avanzate dalla Procura, ha già prodotto un effetto politico immediato: Carolei non ha più un sindaco, una Giunta e un Consiglio comunale nella pienezza delle loro funzioni. Da oggi la guida del Comune passa nelle mani della gestione commissariale.

La difesa di Iannucci: “L’acqua della sorgente Rupi non era contaminata”

Alle contestazioni della Procura, Francesco Iannucci respinge le accuse. Nel corso dell’interrogatorio preventivo di garanzia davanti al gip del Tribunale di Cosenza, Claudia Pingitore, l’ex sindaco avrebbe fornito chiarimenti e depositato nuova documentazione a sostegno della propria posizione. “Iannucci ha fornito tutti i chiarimenti possibili e prodotto ulteriore documentazione per dimostrare che, per quanto a sua conoscenza, l’acqua immessa dalla sorgente ‘Rupi’ non era assolutamente contaminata o pericolosa”, ha dichiarato all’Ansa il suo difensore, l’avvocato Francesco Calabrò.

“L’acqua immessa alla luce del sole durante l’emergenza idrica”

La difesa contesta innanzitutto la ricostruzione relativa all’utilizzo della sorgente. “L’immissione dell’acqua non è avvenuta di notte, ma alla luce del sole, nell’ambito di un’emergenza idrica che interessava il territorio”, ha evidenziato il legale. Secondo la ricostruzione difensiva, della questione si sarebbe discusso anche in Consiglio comunale e l’intervento sarebbe stato accompagnato da un finanziamento regionale. Iannucci ha inoltre depositato documentazione che, secondo il suo legale, avrebbe un peso nella ricostruzione della vicenda. La difesa ha prodotto i risultati di un esame microbiologico del 2020 sulla sorgente Rupi, che non sarebbe stato conosciuto dagli inquirenti. A questo si aggiunge un successivo esame del 2022, effettuato durante la gestione commissariale. In quel periodo, sostiene la difesa, gli stessi commissari avrebbero chiesto all’Autorità di bacino l’autorizzazione per utilizzare la sorgente. Calabrò ha replicato anche alle contestazioni riguardanti i servizi cimiteriali e lo scuolabus. “Fatta eccezione per un’ipotesi, si tratta di affidamenti diretti, dove vi è ampia discrezionalità della stazione appaltante e non è quindi configurabile il reato di turbativa d’asta”, ha sostenuto l’avvocato.

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