7 Settembre 2026
7 Settembre 2026
spot_img

Il Comune di Vibo perde 2,4 milioni per un file sbagliato: la Regione cancella il progetto per Vena e Piscopio

Al posto della dichiarazione obbligatoria del Rup era stato caricato un documento diverso. Finanziamento revocato e convenzione già firmata resa inefficace: il Comune può ancora ricorrere, ma resta da chiarire chi abbia commesso l’errore

spot_img
spot_img

Un file con il nome giusto ma con il contenuto sbagliato. È l’errore che rischia di costare a Vibo Valentia un finanziamento da 2.390.145,87 euro, destinato a portare assistenza, sostegno e servizi sociali nelle periferie più fragili, in particolare nelle frazioni di Vena e Piscopio. Il finanziamento era stato assegnato, annunciato pubblicamente e seguito persino dalla sottoscrizione della convenzione tra il Comune capofila e la Regione Calabria ma con il decreto dirigenziale numero 14757 del primo settembre 2026, il Dipartimento Salute e Welfare ha annullato in autotutela l’ammissione del progetto “Luce nelle periferie”, escludendolo dalla graduatoria dell’avviso P.Art.E.C.I.P.O. Tra i documenti presentati con la candidatura mancava la dichiarazione del Responsabile unico del progetto richiesta dal bando a pena di inammissibilità.

Il file aveva il nome corretto ma conteneva un altro documento

La pratica trasmessa dal Comune presentava un file denominato “Dichiarazione RUP – Conformità interventi”. Una denominazione apparentemente coerente con quanto richiesto dall’avviso. Aprendo il documento, tuttavia, la commissione regionale ha trovato una dichiarazione diversa, relativa al rispetto del principio DNSH, cioè all’obbligo di non arrecare un danno significativo all’ambiente. La dichiarazione del Rup richiesta dal punto III, lettera j), dell’avviso risultava quindi materialmente assente alla scadenza prevista per la presentazione delle candidature. Non si sarebbe trattato, secondo la Regione, di una firma mancante, di un documento incompleto o di un’irregolarità secondaria, ma della mancata produzione di un allegato espressamente richiesto come condizione per partecipare alla procedura.

Il finanziamento era già stato annunciato

La vicenda assume un peso ancora maggiore perché il progetto aveva già superato tutte le precedenti fasi della selezione. “Luce nelle periferie” si era classificato al terzo posto regionale, con un punteggio di 74,66, ottenendo un contributo di 2.390.145,87 euro. La Regione lo aveva incluso tra gli undici programmi finanziati con le risorse del PR Calabria Fesr Fse+ 2021-2027.

Il Comune di Vibo Valentia aveva presentato il risultato come un importante successo amministrativo. Il progetto riguardava soprattutto le frazioni di Vena e Piscopio, ma coinvolgeva anche il Comune di Lamezia Terme, partner dell’intervento, con azioni previste in diverse aree periferiche e premontane. Il programma, della durata prevista di 36 mesi, avrebbe dovuto finanziare assistenza domiciliare, sostegno psicologico, doposcuola, aiuti alle famiglie con minori, taxi sociale, distribuzione di farmaci e beni essenziali, orientamento al lavoro, formazione e accompagnamento delle persone fragili. Il 15 luglio 2026 la Regione e il Comune di Vibo avevano anche sottoscritto la convenzione repertorio numero 3625. Successivamente era stato comunicato l’avvio delle attività ed era stata chiesta l’erogazione dell’anticipazione.

I ricorsi degli altri Comuni e il riesame della pratica

A fare emergere il problema sono stati i ricorsi presentati al Tribunale amministrativo regionale dai Comuni di Catanzaro, Rosarno e Montalto Uffugo, esclusi dalla procedura. In particolare, il Comune di Catanzaro avrebbe lamentato una disparità di trattamento: la sua candidatura era stata esclusa per la mancata produzione di un documento obbligatorio, mentre Vibo Valentia sarebbe stata ammessa pur in presenza di una carenza analoga. La Regione ha quindi riesaminato i fascicoli interessati dalle contestazioni. Il 24 luglio la commissione ha controllato nuovamente la documentazione presentata dal Comune di Vibo, accertando che il file indicato come dichiarazione del Rup conteneva in realtà l’allegato DNSH. Il 27 luglio è stato comunicato l’avvio del procedimento di annullamento in autotutela, concedendo al Comune dieci giorni per presentare osservazioni e documenti.

La difesa del Comune: “Un errore materiale”

Nelle controdeduzioni trasmesse il 31 luglio, il Comune ha sostenuto che si sarebbe verificato un “errore materiale nel caricamento”: il file era stato nominato correttamente, ma al suo interno era finito per sbaglio un documento diverso. L’amministrazione ha chiesto alla Regione di archiviare il procedimento. In alternativa, ha proposto di acquisire la dichiarazione corretta e convalidare l’ammissione oppure di sospendere ogni decisione in attesa della definizione dei ricorsi pendenti davanti al Tar.

Il Comune ha inoltre richiamato la convenzione già sottoscritta, l’avvio delle attività, la richiesta di anticipazione e gli impegni assunti nei confronti dei numerosi partner coinvolti. Ha sostenuto anche che la disponibilità e la destinazione degli immobili individuati a Vena e Piscopio erano state definite con atti approvati prima della scadenza della domanda. Le argomentazioni non sono però state ritenute sufficienti.

Per la Regione l’errore non poteva essere sanato

Secondo il Dipartimento regionale, il cosiddetto soccorso istruttorio può servire per chiarire o completare un documento già prodotto, ma non per consentire la presentazione successiva di una dichiarazione integralmente assente e richiesta espressamente a pena di esclusione. Ammettere il documento dopo la scadenza, sostiene in sostanza il decreto, avrebbe comportato una modifica retroattiva della candidatura e una disparità di trattamento rispetto agli altri Comuni partecipanti. La Regione ha ritenuto prevalente l’interesse pubblico alla corretta e uniforme applicazione delle regole del bando, nonostante la convenzione già firmata e l’avvio delle prime attività amministrative. Il provvedimento precisa anche che la decisione non deriva dalla mancata sottoscrizione di un allegato da parte del Centro per l’impiego. L’annullamento poggia esclusivamente sull’assenza, entro i termini, della dichiarazione del Rup.

Convenzione inefficace, ma resta aperta la strada del ricorso

Con il decreto del primo settembre, la Regione ha dunque annullato l’ammissione di “Luce nelle periferie”, revocato il contributo da 2,39 milioni e dichiarato inefficace la convenzione sottoscritta il 15 luglio. Le somme liberate non risultano ancora definitivamente assegnate ad altri progetti: un successivo provvedimento dovrà stabilire l’eventuale scorrimento o la rideterminazione della graduatoria.

Il Comune può presentare ricorso al Tar entro 60 giorni oppure ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni. Per questo, allo stato, è più corretto parlare di finanziamento annullato e fortemente a rischio, non ancora di risorse definitivamente perdute. Resta inoltre da chiarire un punto centrale: chi abbia materialmente predisposto e caricato il file sbagliato. Il decreto ricostruisce l’errore e le sue conseguenze, ma non attribuisce responsabilità individuali. Sarà ora l’amministrazione comunale a dover spiegare se intenda impugnare il provvedimento, come sia avvenuto lo scambio dei documenti e quali iniziative adotterà per tentare di salvare il progetto.

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor