L’inchiesta della Procura di Roma scuote le fondamenta del progetto per il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, alimentando lo scontro politico. A sollevare la questione è Angelo Bonelli, deputato di Avs e portavoce nazionale di Europa Verde, che non usa mezzi termini nel commentare le indiscrezioni riguardanti presunti tentativi di condizionamento sulla magistratura contabile.
L’accusa: “Un sistema opaco dietro il progetto”
Secondo l’esponente politico, quanto sta emergendo nelle aule di tribunale non sarebbe un fulmine a ciel sereno, ma il risultato di un percorso segnato da forzature istituzionali.
“Quanto emerge dall’inchiesta della Procura è di una gravità inaudita: si parla di presunti tentativi di condizionare la decisione della Corte dei Conti sulla delibera CIPESS relativa al Ponte sullo Stretto di Messina – dice Angelo Bonelli – i nostri esposti servono per fare chiarezza considerato che il governo ha negato al sottoscritto atti e documenti trasmessi alla Corte dei Conti. Il Governo ha gestito tutto nella segretezza, arrivando a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile”.
Il nodo della gestione economica e delle forzature politiche
Bonelli punta il dito contro la strategia adottata dall’Esecutivo, parlando di un rischio concreto per le casse dello Stato. Il timore è che le forzature burocratiche possano esporre l’Italia a penali miliardarie, basandosi su un progetto che l’opposizione definisce ormai datato.
“In questi anni il Governo, a partire da Salvini, ha forzato ogni passaggio per arrivare alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera CIPESS. Una scelta che avrebbe fatto maturare diritti in capo alla società costruttrice, esponendo lo Stato al rischio di penali miliardarie, nonostante un progetto vecchio, valutato nel 1997, e senza valutazioni sismiche aggiornate – prosegue Bonelli – parliamo di 14 miliardi di euro pubblici: il progetto originario prevedeva il 60% di fondi privati e il 40% pubblici, mentre Salvini ha messo tutto a carico dello Stato”.
“Fermate i lavori: i soldi servono per le priorità del Paese”
La richiesta di Bonelli al Governo è netta: un blocco immediato per capire l’estensione del fenomeno corruttivo ipotizzato dagli inquirenti. La battaglia politica si sposta quindi sulla destinazione dei fondi pubblici, chiamando in causa le emergenze sociali del Paese.
“È inaccettabile, mentre il Paese ha bisogno di risorse per sanità pubblica, scuola, pensioni e trasporti. Il Governo si fermi subito. Vogliamo sapere se siamo davanti a un singolo episodio o al rischio di un fenomeno corruttivo più ampio. Quei 14 miliardi devono essere restituiti agli italiani e destinati alle vere priorità del Paese: sanità, scuola e pensioni”, conclude Bonelli.
La questione si preannuncia incandescente, con l’opposizione che intende cavalcare l’inchiesta giudiziaria per chiedere un cambio di rotta radicale su una delle infrastrutture più discusse degli ultimi decenni.









