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8 Giugno 2026
8 Giugno 2026
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La rivincita gentile di Barile a San Giovanni in Fiore (contro Ambrogio e la filiera di centrodestra). Ma dovrà governare senza maggioranza

L’ex primo cittadino batte una "corazzata" politica sostenuta da dieci liste. Torna alla guida della Capitale della Sila, ma sarà tutta in salita in un consiglio comunale con l'anatra zoppa. Il nuovo consiglio comunale e gli scenari

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La “corazzata”, alla fine, si incaglia nelle acque della Sila. Marco Ambrogio — assessore uscente, consorte di Rosaria Succurro, candidato di dieci liste e del centrodestra regionale — perde il ballottaggio contro Antonio Barile, dottore commercialista, 67 anni, una lista sola e una carriera da sindaco già scritta quindici anni fa. L’ex sindaco, quindi, sconfigge il candidato del centrodestra e torna a ricoprire la carica di primo cittadino della Capitale della Sila.
Una vittoria che ha il sapore del paradosso politico: vince chi ne aveva di meno, contro chi ne aveva di più. Ma è soprattutto una vittoria ad handicap in partenza, dato che bisogna tenere in considerazione.

Il dato che conta più del risultato: l’anatra zoppa

La notizia vera, quella che peserà ogni mattina sul tavolo di Barile per i prossimi anni, non è tanto la vittoria, quanto la composizione del consiglio comunale che quella vittoria accompagna.
Il Comune si trova nella condizione definita come “anatra zoppa“, cioè con un sindaco eletto senza maggioranza consiliare e costretto a governare con un’assemblea potenzialmente ostile.
Il motivo è aritmetico. Le liste collegate ad Ambrogio hanno ottenuto il 60% dei voti al primo turno. La distribuzione dei seggi lo conferma la matematica: su sedici consiglieri, solo sei sono espressione delle forze che hanno sostenuto Barile, mentre dieci siedono dall’altra parte dell’emiciclo, nelle fila di chi ha corso con Ambrogio.

Il consiglio comunale

La nuova assise civica, quindi, è composta così. In maggioranza: Enzo Sellaro, Giovanna Francesca Caruso, Vincenzo Tiano (lista Barile Sindaco), Luigi Candalise e Anna Miliana (Spontaneamente), Giuseppe Belcastro (Comitato 18 Gennaio). In minoranza: Giovanni Fragale (Continuiamo), Giuseppe Simone Bitonti e Francesco Mazzei (Rinascita Florense), Serafina Lepera (Futura), Marco Ambrogio, Marco Gentile e Angela Angotti (Forza Italia), Claudia Loria (Per Rosaria), Luigi Foglia (San Giovanni Capitale), Francesco Fragale (Ambrogio Sindaco).
Un rapporto di forze, dunque, che lascia il sindaco in una posizione strutturalmente fragile.
Non è, però, la prima volta che accade, e Barile sa già come si fa perché in passato si è già trovato nella stessa identica situazione. Il neo primo cittadino ha già indossato la fascia altre due volte.
Il primo mandato lo svolge proprio con l’anatra zoppa e dura poco più di un anno. Il secondo si conclude anticipatamente, dopo la rottura con una parte della stessa maggioranza consiliare che lo sosteneva.
La storia, quindi, insegna, o almeno potrebbe farlo.
Durante la campagna elettorale, i due candidati hanno già dibattuto apertamente su questo scenario. Ambrogio ha sostenuto che “non ci sarà governabilità e si andrà verso un commissariamento di 18 mesi”, con conseguente perdita di finanziamenti in concomitanza con le scadenze del Pnrr.
Barile ha risposto che “ci sono diversi esempi in Calabria di sindaci che governano in minoranza”, definendo la situazione “la forma più alta di democrazia che possa esistere: un sindaco controllato dall’opposizione per ogni tipo di atto”.
La retorica è comprensibile in campagna elettorale. Ma governare è notorio, è un’altra cosa. La domanda, da porre adesso, è: Barile reggerà il peso dell’amministrazione?

La macchina “da guerra” che ha perso la guerra

Per comprendere l’entità del ribaltamento, occorre ricordare i numeri del primo turno. Ambrogio, candidato del centrodestra, assessore comunale uscente e marito di Rosaria Succurro — la sindaca che ha lasciato l’incarico dopo l’elezione al Consiglio regionale — ottiene 4.701 voti, pari al 45,24%, sostenuto da una coalizione di ben dieci liste: Impegno Civico, Forza Italia-PPE, Ambrogio Sindaco, Per Rosaria, San Giovanni Capitale, Continuiamo, Futura, Valore Florense, La Sila nel Cuore e Noi Moderati-PPE.

Barile concorre con una sola. Decisivo il voto disgiunto: per il candidato del centrodestra 1.407 voti in meno rispetto alle sue liste. Un dato che certifica già al primo turno la fragilità del consenso personale di Ambrogio. Gli elettori votato le liste ma non il candidato.
Al ballottaggio, la sua operazione politica si completa. Luigi Candalise, candidato sostenuto dal Partito Democratico e dal gruppo “Spontaneamente”, e Giuseppe Belcastro, rappresentante del Comitato 18 gennaio — si legga Mario Oliverio — si schierano apertamente con l’ex sindaco per tentare di ribaltare l’esito della competizione.
La coalizione di Ambrogio in chiusura di campagna elettorale invita sul palco un'”armata” di leader e istituzioni regionali: dall’assessore Gianluca Gallo al sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, fino al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.
Eppure, nonostante la sfilata dei big della politica calabrese, la risposta della piazza non regge il confronto con la mobilitazione spontanea e massiccia che si registra attorno alla figura di Antonio Barile.

Il trionfo sulla statua dell’Angelo

La vittoria di Barile si consuma per le strade di San Giovanni in Fiore, con una passeggiata collettiva lungo via Roma. I suoi sostenitori si riversano sull’isola pedonale, cuore simbolico e contestatissimo della città. E qui si apre un capitolo che va oltre la cronaca elettorale.
L’isola pedonale di via Roma, inaugurata da Rosaria Succurro come “un’opera che cambia il volto della città”, con panchine, verde e opere d’arte, tra cui “l’Angelo rimesso a nuovo, ricollocato per valorizzarne lo splendore”, al tempo fa storcere il muso ai più. L’Angelo alato è il Monumento ai Caduti di San Giovanni in Fiore, uno dei monumenti di forte impatto simbolico legati ai caduti delle guerre, collocato in via Roma.
Barile durante la campagna elettorale criticato duramente la discussa isola pedonale, sostenendo che “hanno distrutto pezzi della storia cittadina e creato problemi alle attività commerciali”. E poi sigilla la sua promessa: riaprire il traffico e riposizionare la statua nel suo luogo storico.
Nota di colore a margine. La “fotografia” del trionfo del neo sindaco, nel pomeriggio, a urne chiuse è la salita sulla statua dell’Angelo, davanti alla folla. Un gesto carico, il simbolo della polemica diventato palcoscenico del trionfo, con la sede elettorale di via Roma — situata sotto casa del neo-sindaco — come sfondo della celebrazione.

La giunta dei curricula

Stando alle indiscrezioni che circolano negli ambienti florensi, Barile ha intenzione di formare una giunta “di alto profilo” — a dirlo è lui in campagna elettorale — selezionando gli assessori su base curricolare piuttosto che sul colore della casacca politica. Una scelta che, se confermata, segnerebbe una discontinuità rispetto alla logica delle correnti che ha dominato la città nell’era Succurro.
Nell’architettura di questa giunta, si mormora di spazi riconosciuto anche al gruppo che sostiene Candalise ed al Comitato 18 Gennaio. Giuseppe Belcastro — che al primo turno aveva ottenuto il 7,47% — siede in consiglio come unico rappresentante della lista e potrebbe, secondo le voci, avere un ruolo nell’esecutivo. Si tratterebbe del prezzo dell’alleanza al ballottaggio, anche se Barile rivendica pubblicamente pubblicamente di “non aver mai parlato di poltrone”.

Gli scenari futuri

Gli analisti che seguono la politica silana sono unanimi su un punto: il mandato di Barile, nelle condizioni date, potrebbe avere una finestra di operatività reale di circa due anni. Due anni in cui il rapporto di forze in consiglio potrebbe mutare — per accordi, defezioni, logoramento progressivo dell’opposizione — oppure precipitare, ben prima, come già accaduto nel 2010 e nel 2014, in un commissariamento anticipato.
Il voto del ballottaggio decide, quindi, non soltanto chi guiderà il più grande comune della Sila, ma anche la tenuta politica dell’esperienza amministrativa condotta negli anni recenti dall’area Succurro e la possibilità di una convivenza istituzionale tra il sindaco Barile e un Consiglio comunale a maggioranza avversa.
D’altronde, la stessa storia elettorale di Barile — tre mandati tentati, due condotti con l’anatra zoppa, entrambi interrotti prima della fine naturale — pone una domanda che nessun entusiasmo post-elettorale può silenziare: questa volta andrà diversamente, o si ripeterà lo schema?
Antonio Barile, 67 anni, laureato in Economia e Commercio all’Università di Bologna, dottore commercialista, è stato sindaco da giugno 2010 a gennaio 2011 e poi ancora da maggio 2011 ad ottobre 2014. Due mandati, entrambi spezzati. Ed un terzo appena iniziato, già con una zampa azzoppata.
Insomma, la città della Sila sceglie di cambiare rotta rispetto al recente passato. Resta da vedere se quello stesso cambiamento riuscirà ad ammortizzare il peso di una maggioranza che non c’è.

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