20 Settembre 2026
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La versione di Irto: “La destra si divide e svende Reggio. Dalla Calabria si scappa per lavorare o per non morire”

Il segretario regionale del Pd: “Il centrosinistra ha superato personalismi e divisioni”. Poi boccia la riforma elettorale e attacca Occhiuto: “La realtà non è quella raccontata sui social”

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La prova generale del campo largo parte da Reggio Calabria. E la candidatura civica di Frank Benedetto diventa, nelle parole del senatore Nicola Irto, molto più di una sfida elettorale confinata allo Stretto: è il banco di prova di un centrosinistra che prova a ritrovarsi e, nello stesso tempo, la fotografia di una destra attraversata da divisioni e regolamenti di conti. Nell’intervista rilasciata a Calabria7 nel corso della Festa regionale dell’Unità a Lamezia Terme, il segretario del Partito democratico calabrese parte dalla due giorni dem, ma allarga immediatamente l’orizzonte. Sul tavolo ci sono le suppletive di Reggio Calabria, la nuova legge elettorale, il futuro delle candidature del Pd e il giudizio senza sconti sul governo regionale guidato da Roberto Occhiuto.

“Due giorni per costruire una proposta oltre il Pd”

Irto rivendica innanzitutto il significato politico di una Festa dell’Unità che, nelle sue intenzioni, non deve ridursi a una passerella interna. “Sono stati due giorni importanti di dibattito e di confronto, molto partecipati, utili a costruire una proposta politica che vada oltre noi stessi”, afferma. Un confronto aperto “ai sindacati, al mondo delle associazioni, delle professioni, alle categorie professionali e alle università”. L’obiettivo dichiarato è trovare una convergenza sui contenuti prima ancora che sulle formule. “Due giorni di dibattito per costruire anche sui temi una convergenza politica, non soltanto del Partito democratico, ma con l’intero centrosinistra, che ha partecipato in maniera unitaria alla Festa dell’Unità”.

Benedetto e il laboratorio delle suppletive

Per Irto, proprio le elezioni suppletive di Reggio Calabria rappresentano la dimostrazione più concreta della ritrovata compattezza della coalizione. “Il centrosinistra si è messo tutto assieme, ha superato personalismi e divisioni e ha deciso unitariamente di candidare e sostenere un profilo civico”, spiega. Quel profilo è Frank Benedetto, primario di Cardiologia del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria. Irto lo descrive come “una personalità riconosciuta dal territorio e dai cittadini, sempre vicina alle persone e agli ultimi, che ogni giorno si rimbocca le maniche per la salute dei cittadini di quella città e di quella provincia”.

La candidatura, dunque, viene presentata come il punto d’incontro tra partiti e società civile. “Ci siamo uniti tutti assieme, dodici partiti attorno a una figura civica, autorevole, forte e radicata nel territorio. Per noi questo è già un risultato politico”, sottolinea il segretario regionale dem. Irto non nasconde l’incognita più grande: la partecipazione. “Speriamo che ci sia un’affluenza alta, perché ancora molti cittadini non sanno nemmeno che si vota. Una campagna elettorale iniziata ad agosto e sviluppata nella coda dell’estate rende complicata una partecipazione larga”.

“La destra si è divisa e ha svenduto Reggio”

Se il centrosinistra rivendica l’unità, dall’altra parte Irto vede una coalizione lacerata: “La destra non soltanto si è divisa, ma candida soggetti catapultati dall’alto e svende Reggio Calabria sull’altare di un partito. Tutto questo è inaccettabile”. Il riferimento politico è alla rottura consumata nel centrodestra e alla candidatura sostenuta da Roberto Vannacci. “Il capogruppo di Forza Italia fino a qualche giorno prima è diventato il candidato di Vannacci: siamo davanti, di fatto, al collasso del partito di governo di Forza Italia”, incalza Irto. “Questi sono fatti, non opinioni. Le suppletive rappresentano un ulteriore segnale dell’unità del centrosinistra e, al contrario, della disgregazione della destra”. Una vittoria di Benedetto avrebbe inevitabilmente un peso politico anche oltre il collegio ma Irto evita di trasformare la consultazione in un referendum regionale: il primo obiettivo resta portare gli elettori alle urne e radicare sul territorio l’alleanza costruita attorno al candidato civico.

Legge elettorale, l’accusa: “È una legge truffa”

Il secondo fronte è quello della riforma elettorale nazionale. Il giudizio del senatore è netto: “Noi pensiamo che questa sia una legge truffa, cucita come un abito su misura per la maggioranza”. Irto contesta il mantenimento dei capilista e dei listini bloccati, l’assenza delle preferenze e le insufficienti garanzie sulla rappresentanza di genere. “Non vengono reintrodotte le preferenze, perché continuano a esserci capilista e listini di maggioranza bloccati, quindi scelti dai partiti”, osserva. Il rischio, secondo il segretario dem, è consegnare ancora una volta alle segreterie la scelta degli eletti, riducendo il potere dei cittadini. L’affondo è contro Fratelli d’Italia per la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze: “Doveva decidere se mantenere una coerenza e salvare la faccia oppure salvare la poltrona. Ha deciso di salvare la poltrona e perdere la faccia”. Per Irto il risultato è “una legge elettorale dei nominati, che non prevede il protagonismo del voto dei cittadini. L’abbiamo contestata in Aula e continueremo a contestarla”.

La bussola per le candidature: “Voce ai territori”

Con regole nuove cambieranno inevitabilmente anche i criteri per la composizione delle liste. Su questo punto Irto fissa la linea che, a suo giudizio, dovrebbe seguire il Pd calabrese: “Serve dare respiro, voce e ascolto ai territori. È quello che abbiamo provato a fare in questi anni e dobbiamo continuare a farlo anche in vista delle elezioni politiche”. Il senatore ricorda di avere firmato e sostenuto l’emendamento per il ritorno alle preferenze e rivendica una storia politica costruita sul consenso diretto. “La mia è sempre stata la storia di chi ha ricevuto la preferenza dei cittadini, anche in maniera molto larga e netta. Dare voce e spazio ai territori è la bussola che il Partito democratico deve mettersi in testa e deve praticare”.

La frecciata a Occhiuto: “La Calabria vera non è quella dei social”

Quanto alla Calabria e all’operato del governo regionale, Irto respinge la narrazione fondata sui risultati del turismo e sul cambio d’immagine della regione, contrapponendole i numeri della sanità e dello spopolamento. “Siamo l’ultima regione d’Italia. I dati della migrazione sanitaria continuano ad aumentare e le somme che paghiamo alle altre regioni per curare i calabresi sono i numeri di un fallimento”, sostiene. “Un fallimento che però non esiste sui social, nel metaverso di Occhiuto”. Il tono diventa ancora più duro quando il segretario del Pd mette insieme fuga dei giovani e viaggi della speranza: “Questa è una regione che continua a spopolarsi. La verità è che dalla Calabria si scappa o per lavorare o per non morire, per andare a curarsi da un’altra parte”. Due Calabrie contrapposte, quella esibita nella comunicazione istituzionale e quella che Irto sostiene emerga dagli indicatori sociali e sanitari. “Questi sono i dati, questi sono i numeri. È un bagno di realtà mentre continuano a raccontarci sui social che va tutto bene, madama la marchesa”.

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