20 Settembre 2026
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Tallini: “Non dovevo essere arrestato né processato. Dallo Stato solo una pacca sulle spalle”

L’ex presidente del Consiglio regionale dopo l’accoglimento della richiesta di riparazione per ingiusta detenzione: “Un inferno durato 1.385 giorni, stroncata la mia carriera politica”. E contesta le motivazioni sulle dimissioni: “Mi dimisi per difendermi e tutelare l’istituzione”

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Dopo l’accoglimento della richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, Domenico Tallini, già presidente del Consiglio regionale della Calabria, rompe il silenzio e affida a una lunga dichiarazione la sua amarezza per una vicenda giudiziaria che, sostiene, avrebbe avuto conseguenze pesantissime sulla sua vita personale e sulla sua carriera politica.

“Non dovevo essere arrestato e non dovevo essere processato per il semplice fatto che non ho commesso alcun reato. La mia è stata un’ingiusta detenzione“, afferma Tallini.

L’ex presidente ricorda i diversi passaggi giudiziari che hanno segnato la vicenda e sottolinea come adesso anche la Corte d’Appello di Catanzaro abbia accolto la sua richiesta di riparazione, con il parere favorevole del procuratore generale, pur entro limiti economici che Tallini considera insufficienti rispetto alle conseguenze subite.

“Un inferno durato 1.385 giorni”

È proprio sul significato della riparazione per ingiusta detenzione che Tallini concentra la parte più dura del suo intervento.

“Lo Stato mi ha dato solo una pacca sulle spalle. Come se mi avesse detto: sì, con te abbiamo sbagliato, abbiamo fatto patire a te e alla tua famiglia un inferno durato 1.385 giorni, abbiamo consentito che ti sbattessero su tutte le prime pagine e su tutti i tg nazionali come un mostro, ti abbiamo stroncato una carriera politica, ti abbiamo sottoposto a una gogna mediatica senza fine, ma ora scordiamoci il passato”.

Parole con le quali l’ex esponente politico mette insieme il piano giudiziario, quello personale e quello mediatico, sostenendo che quanto avvenuto abbia prodotto conseguenze che non possono essere misurate esclusivamente attraverso un indennizzo.

Il nodo delle dimissioni da presidente del Consiglio regionale

Tallini contesta in particolare un passaggio delle motivazioni dell’ordinanza relativo alle sue dimissioni dalla presidenza del Consiglio regionale della Calabria, presentate quando venne posto agli arresti domiciliari.

“Mi viene da rabbrividire nel passaggio in cui si afferma che le mie dimissioni da presidente del Consiglio regionale, presentate nel momento in cui sono stato posto ai domiciliari, non sono riconducibili all’inchiesta giudiziaria, ma sono il frutto di una scelta autonoma e personale”.

Una ricostruzione che Tallini respinge.

“Quindi, secondo la Corte d’Appello, davanti a quella terribile gogna mediatica nazionale, avrei dovuto rimanere al mio posto, paralizzare l’istituzione per chissà quanti mesi, dare dimostrazione di arroganza e attaccamento alla poltrona”.

L’ex presidente sostiene invece di avere lasciato l’incarico proprio per affrontare la vicenda giudiziaria senza coinvolgere l’istituzione.

“Mi sono dimesso per potermi difendere liberamente e per non arrecare un danno all’istituzione che ho servito sempre con onore e dignità. Ora mi sento dire che è stata una scelta personale che niente aveva a che fare con l’inchiesta”.

“Spezzata un’esperienza politica”

Tallini allarga quindi il ragionamento alle conseguenze politiche della vicenda, esprimendo valutazioni personali particolarmente nette.

“La Corte d’Appello non ha inteso valutare un aspetto che io invece ritengo centrale: con quella ingiusta detenzione – e forse era davvero questo il vero obiettivo dell’inchiesta – è stata spezzata un’esperienza politica, decapitata un’intera classe dirigente che faceva capo alle mie posizioni, privato di rappresentanza istituzionale migliaia di elettori”.

Si tratta di una lettura politica che Tallini collega anche al ruolo successivamente assunto da Catanzaro negli equilibri regionali. L’ex presidente cita quanto, a suo dire, gli sarebbe stato riferito anche da persone che non lo avevano sostenuto elettoralmente.

“Non è certamente un caso se Catanzaro, da quel momento, ha subito continui scippi di funzioni e tanti finanziamenti destinati al Capoluogo sono stati dirottati verso altre città. Nuovo ospedale docet!”.

“Il mio rispetto per la magistratura è aumentato”

Nonostante le durissime contestazioni, Tallini precisa di non avere perso fiducia nella magistratura. Sostiene, al contrario, che siano stati proprio i successivi pronunciamenti giudiziari a consentirgli di ristabilire quella che considera la verità sulla propria posizione.

“Il mio rispetto nei confronti della magistratura è aumentato. Grazie a giudici terzi, e quindi disinteressati all’obiettivo di annientarmi politicamente, è emersa la verità e sono potuto tornare a testa alta tra la mia gente e recuperare la fiducia anche di coloro che avevano nutrito qualche dubbio sull’onda del clamore mediatico”.

“La riparazione per ingiusta detenzione va riscritta”

Da qui la richiesta conclusiva: intervenire sull’attuale sistema previsto per chi abbia subito un’ingiusta detenzione, affinché la riparazione tenga maggiormente conto delle conseguenze personali, professionali e sociali.

“Io credo che l’istituto della riparazione per ingiusta detenzione debba essere ripensato e riscritto. Non può continuare a essere una pacca sulle spalle, un risarcimento “un tanto al chilo” alle indicibili sofferenze subite”.

Per Tallini dovrebbe invece rappresentare “un convinto e dignitoso atto riparatorio di uno Stato democratico che riconosce di avere sbagliato”.

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